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Per l’insegnamento sempre ben noto.

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1. Per l’insegnamento sempre ben noto.

“Tutto quanto esiste è Brahman. Nel riconoscere l’inizio,
la fine e il presente di ogni cosa occorre essere nella pace.
L’uomo è materiato di volontà; allorché l’uomo abbandona
la vita diviene ciò che in fatto di volontà ha concepito in
questo mondo. Bisogna pertanto che eserciti la sua volontà.
Spirito puro il cui corpo è soffio di vita, la cui forma è
luce, il cui concetto è verità, la cui essenza è spazio,
sorgente di ogni attività, di ogni desiderio, di ogni percezione,
di odore o di gusto, abbracciante quanto vi è, muto, indifferente…
è questo sé dentro il mio cuore…”

(Chandogya up.: III, XIV, 1-3)
(Tratto da Brahmasutra – Traduzione dal sanscrito e Commento di Raphael – Cap. II)

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Comments (0) Ago 12 2013

Della Libertà relativa e assoluta

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“L’estremo confine della schiavitù è la non consapevolezza di essere schiavi. […]
La libertà è l’equanimità in azione. Se desideri non sei libero, se desideri di non desiderare sei ancora nella schiavitù.
L’alienazione, l’oggettivazione, la proiezione all’esterno della coscienza significano un perdersi nelle nebbie della maya-avidya, un rendersi schiavi del divenire e della frammentarietà.
Una libertà che risulti dalla necessità non è libertà vera, è solo un elemento nella dialettica della necessità.”

“La sparizione della schiavitù è la scomparsa dell’avidya [ignoranza- non conoscenza] oggettivante, è la soluzione del gioco accattivante del piacere conflittuale. […]”

“La vera libertà risiede di là da questa incompiutezza e può essere afferrata e svelata quando la coscienza integrale dell’essere prende, appunto, consapevolezza della sua più profonda e incondizionata Essenza.”

“[…]Liberazione significa ritorno allo stato primordiale, ritorno all’Unità. Liberazione significa reintegrarsi nel Principio.”
(Da “Alle fonti della Vita” – Raphael)

La Libertà coincide con l’esercizio della Volontà. Volontà che parte dal centro e che per essere veramente attiva prevede uno stato di centratura interiore, di una sintesi e unione degli opposti in cui un Io-integrato è al di sopra dei meccanismi conflittuali generati dalle varie istanze delle funzioni della personalità.
Questa è la prima condizione da soddisfare.
Diversamente da tale condizione non si può parlare di Volontà come espressione di Libertà, ma di volontà “pervertita” (nel senso etimologico del termine), cioè asservita ad un io frammentato e non centrato in se stesso.

La libertà può presentare vari gradi poiché legata allo sviluppo della consapevolezza di ciò che si è; intesa così essa diventa proporzionale al grado di conoscenza di se stessi.
Più si è consapevoli della propria natura, dei propri limiti, più si accettano e si portano alla coscienza e meno si è ciechi schiavi dell’automatismo inconscio (ovvero di quell’Ombra che va integrata).

In ciò si delinea il compito dell’uomo: giungere ad una Libertà cosciente, consapevole, e liberarsi dall’ignoranza-illusione.
Si tratta del dharma umano in quanto specie che ha gli strumenti necessari per portare a tale compimento.
Dharma=dovere, sentiero, compito, che per l’uomo significa l’allinearsi alle Leggi Universali in modo cosciente.
E’ evidente che gli altri regni di natura (minerale, vegetale, animale) vivono inconsapevolmente seguendo le leggi particolari e universali e in questo possono dirsi “liberi”; l’uomo vive in quella “zona di confine” che passando attraverso il conflitto generato dalla mente, si rende schiavo delle sue stesse scissure interne. E’ con tale mezzo, la mente, e attraverso tale conflitto, che potrà giungere alla Libertà consapevole.

Necessariamente questo processo di realizzazione richiede un grado di maturità, uno sviluppo di una mente sia analitica che sintetica che diventi strumento idoneo a creare la centralità dell’Io integrato.
L’uomo deve cioè, essere pronto e capace di riconoscere prima il proprio dharma personale, rendendosi così “strumento attivo” ed esercitare la propria volontà interiore in armonia con la Volontà superiore rappresentata da tutto ciò che lo trascende (il Sé superiore, il macrocosmo in cui vive).

E’ nel compimento dell’unione armonica microcosmo-macrocosmo che si raggiunge il massimo grado di Libertà.

Occorre riconoscere che l’uomo nella sua collocazione spazio-temporale (di per sé limitata) può giungere ad una condizione di libertà relativa e non assoluta; è chiaro che il suo posto nell’Universo è molto decentrato, ma la grandezza dell’uomo sta nel riconoscimento di essere parte di un Tutto e di racchiudere in se stesso la completezza che deriva dalla sorgente da cui è animato e unito.

All’uomo è dato il compito di passare attraverso il conflitto per raggiungere l’armonia superiore, ha il compito di fare da tramite e da ponte per la realizzazione di un livello superiore di Vita in cui si compia la Coscienza Universale, sintesi dell’unione con l’individuale.
E’ il compimento di uno stato coscienziale che comprenda il Tutto e in cui si possa svelare l’Essere.

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Comments (0) Lug 21 2013

Desiderio e Volontà

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Procedendo nella conoscenza di se stessi, emerge la necessità di far chiarezza su tutto ciò che opera all’interno dell’uomo.
Spesso vi è confusione o difficoltà a distinguere ciò che è all’origine dei moti interiori, quali sono le forze che spingono ad una determinata azione e quali sono le funzioni psichiche coinvolte nei processi vitali.

Una distinzione sottile e fondamentale va fatta fra il desiderio e la volontà, entrambe queste funzioni sono facilmente scambiate in quanto sono forze dinamiche che si trovano alla base della vita.

Mentre la prima forza, il desiderio, è una spinta legata ad una funzione (istintiva, emotiva, mentale) che cerca realizzazione e soddisfacimento con l’appropriazione di un “oggetto” esterno all’io, la volontà è una forza neutra che permette la messa in atto di qualunque cosa che esiste in potenza nella spazialità psichica.
In questo senso la volontà è il “propulsore” centrale interno che coordina un’azione (interna e/o esterna) e come tale è strumento primario di realizzazione a diversi livelli: istintivo, emotivo, mentale-inferiore, mentale-superiore.

Il desiderio, diversamente, è qualcosa di potenziale che può essere sentito e vissuto senza la necessaria forza di volontà per la sua realizzazione e pertanto rimanere inappagato e/o rimosso mancando di trovare il suo naturale sbocco.
Nel desiderare l’io non ha una posizione centrale-attiva, ma è “sottomesso” all’impulso “desiderante” che richiede il suo appagamento; impulso che può spingere con tale forza da attivare una volontà determinata al raggiungimento di uno scopo.

La volontà ha dunque sempre una posizione centrale in quanto è lo strumento diretto dell’io, ma può essere per così dire “pervertita” (nel senso etimologico del termine), se asservita a funzioni decentrate di una personalità non integrata, non-unificata in un Io, quindi non utilizzata con consapevolezza attiva.

Nella Psicosintesi di Assagioli, in cui tali tematiche sono state ben affrontate e chiarite, si definiscono così i due termini:
– DESIDERIO: funzione psicologica. Per quanto se ne consideri soprattutto l’aspetto soggettivo (desiderio come qualcosa che uno sente, come emozione), in realtà è una forza dinamica che spinge ad agire: tendenza primordiale, l’impeto dell’attrazione verso il non-io.
Gli impulsi e i desideri sono le molle che si trovano dietro ogni azione umana. Tutti gli uomini sono mossi – potremmo dire posseduti – da un desiderio di qualche genere, anzi da desideri di molti generi, da quelli relativi ai piaceri sensuali fino alle aspirazioni più idealistiche.

– VOLONTA’: funzione psicologica, la più vicina all’io, sua diretta espressione. Sorgente di tutte le scelte, le decisioni, gli impegni. Attraverso la sua scoperta dentro di noi percepiamo di essere un soggetto vivente dotato del potere di operare cambiamenti nella nostra personalità, negli altri, nelle circostanze.
Ha funzione direttiva e regolatrice simile a quella del timoniere di una nave.

(Da “Comprendere la Psicosintesi”)

Ma spingendoci oltre le definizioni generiche andremo a scoprire che vi è una Volontà con la “V” maiuscola che è quella che rispecchia più propriamente l’essenza di tale forza-funzione.
Essa è quell’energia che è alla base della vita stessa perché ne permette la manifestazione.
Il Suo riflesso nell’uomo è veramente visibile quando si sono determinate condizioni di riunificazione delle scissure interne attraverso un lavoro pratico e attivo sui vari livelli della personalità.

Fabio Guidi nel suo libro “Iniziazione alla Psicosintesi”, riprendendo ciò che dice Assagioli, così ne parla: “Si può volere solo dal centro”. Con questo si vuole mettere in evidenza il fatto che fino a quando non è attuata una sufficiente unificazione della personalità, non si può affermare di possedere una effettiva Volontà. La Volontà presuppone un Io sufficientemente integrato e capace di prendere una sola direzione esistenziale.
A tale Volontà si contrappone il puro e semplice arcobaleno dei desideri, vale a dire la guerra dei nostri diversi, spesso opposti, impulsi interni.”

Inoltre per attivare e svelare la Volontà all’interno di sé, vanno distinte tre fasi:
1^ – riconoscere che la volontà esiste;
2^ – consapevolezza di avere una volontà;
3^ – scoprire di ESSERE UNA VOLONTA’.

La Volontà è la “forza motrice” che permette l’attuazione di un’istanza la cui spinta può venire da una delle altre funzioni psicologiche dell’io (volontà personale) o da un centro superiore sovramentale (in questo caso si intenderà come “Volontà Transpersonale”).

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Comments (0) Mag 13 2013

La Psicosintesi come pratica di realizzazione alchemica

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“Conosci, Possiedi, Trasforma”, questo è il processo che Assagioli ha proposto all’uomo attraverso un percorso fatto di tappe pratiche in cui si percorre un vero cammino di realizzazione, compiendo dapprima ciò che Jung definì “l’individuazione” necessaria all’evoluzione della coscienza.

Quando vi è la spinta a riconoscersi oltre i limiti del proprio corpo, delle proprie emozioni e concetti mentali, si inizia un’esplorazione all’interno di sè e nasce un primo sguardo che si distanzia dai contenuti con cui prima ci si era assorbiti e identificati mancando di quella osservazione silenziosa che ne permette la conoscenza.

Dal momento che vi è l’osservazione dei processi che riguardano la propria natura umana, si attua la prima “separazione alchemica”, si comincia a definire un punto della coscienza che è per così dire “al di sopra” dei meccanismi automatici quali istinti, emozioni, pensieri.
Si assume una centralità fatta di Volontà che coordina, dà una direzione consapevole alle funzioni psichiche della personalità.
In questa fase è l’Io, inteso come punto centrale della personalità, come coscienza individuale (in termini Vedanta si potrebbe definire come ahamkara=senso dell’io), che prende le redini e collabora al processo di riordino delle varie istanze fisio-psicologiche, grazie ad una presa di consapevolezza avviata dalla conoscenza ed osservazione; suo strumento diretto è la Volontà.

In Psicosintesi la Volontà è lo strumento primario, è ciò che può permettere la vera trasformazione.
Quando si parla di Volontà quindi si apre un ampio spettro di significati e applicazioni, in quanto la Volontà deve essere necessariamente corredata dagli aspetti di forza, bontà e sapienza per risultare un mezzo efficace ed equilibrato, diventando così un’“energia triangolare” capace di smussare, plasmare e trasformare in modo armonico.

In un processo di crescita personale che verte verso l’unificazione con la parte superiore dell’Io ovvero con il Sè che trascende e include l’Io (il quale è di Esso un riflesso), la volontà personale ha un ruolo attivo che giungerà a lasciare il passo al momento giusto alla Volontà transpersonale (del Sè superiore).

La volontà è una forza propulsiva che innesca il processo creativo e trasformativo avvalendosi di qualità e attributi che possano realizzare dei cambiamenti nella direzione scelta.

Attraverso la conoscenza delle dinamiche psicologiche verranno alla luce mancanze, limiti, squilibri ed automatismi che possono essere “corretti” e direzionati da scelte consapevoli.
E’ il caso in cui volendo attivare una qualità latente in noi, si potrà, per mezzo di esercizi di evocazione e immaginazione attiva, innescare quell’energia-qualità.

Diventa chiaro che strumenti-energie quali la Volontà, l’Amore-Comprensione e l’Intelletto-Saggezza, agendo in sinergia, sono gli “utensili” per eccellenza del laboratorio alchemico.

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Comments (0) Feb 26 2013

Le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità-Amore

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“La Fede è l’uccello che sente la luce e canta quando l’alba è ancora oscura.” (Rabindranath Tagore).

Le tre Virtù Teologali nell’Alchimia spirituale assumono importanza e significato profondo, imprescindibili per il lavoro interiore e per riconquistare il legame con il divino.

Virtù è un termine che deriva dal latino “Virtus, Virtutem” che a sua volta deriva da “Vir” (uomo), ha perciò esplicito significato etimologico di: virilità, forza, predisposizione d’animo, qualità, valore, forza morale. Dunque la virtù è strumento per il lavoro interiore, ma è anche il risultato delle trasformazioni delle forze che ci sono nell’animo umano. La virtù è infatti il contrario del vizio, è l’altra faccia della medaglia, il suo polo opposto; essa deriva dall’equilibrio delle energie e dal loro giusto direzionamento. Chi ha virtù è sapiente, agisce con arte e in armonia.
Da ciò si potrebbe dire che la prima virtù-qualità che necessita per l’acquisizione delle altre e del loro perfezionamento è la “Forza di Volontà”. La Volontà, origine e base di ogni movimento vitale, con i suoi necessari aspetti di forza, sapienza-intelletto e amore, ha infatti un ruolo centrale nella direzione dell’opera interiore. In Psicosintesi, Assagioli ne rileva la specifica importanza: essa è strumento dell’io centralizzatore che opera per riportare l’essere umano caotico nel suo nucleo, sintesi della vera natura, riflesso del Sé-Atman a cui poi si giungerà con la Volontà Transpersonale.

Le Virtù teologali riguardano le facoltà che l’anima deve acquisire per partecipare ai mondi Superiori; è interessante come ad ognuna corrisponda un colore ben preciso: Speranza=verde, Fede=bianco, Carità-Amore=rosso.

Dante vede le tre virtù come stelle nel canto VIII del Purgatorio ai versi 85-93, in cui egli mirando al cielo vede le tre stelle che sono apparse al posto delle quattro viste al mattino (le quattro virtù cardinali). Virgilio gli spiega che le tre stelle luminose che rappresentano le virtù teologali, sono salite nel cielo al tramontare delle quattro stelle delle virtù cardinali:

85-“Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.

E ‘l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?»
E io a lui: «A quelle tre facelle
di che ‘l polo di qua tutto quanto arde.

Ond’elli a me: «Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov’eran quelle.”

Meditando ancora sul valore “alchemico” delle tre virtù teologali, riporto un estratto dal sito: http://www.esopedia.it in cui si rileva il simbolismo-corrispondenza con i principi dell’Opera Alchemica.

Il Principio Zolfo: la Fede
La Fede è la virtù che rende la nostra intelligenza fermamente aderente e senza dubbio d’ingannarsi, benché essa non percepisca questo in modo intelligibile, a tutto ciò che gli giunge attraverso il canale della Rivelazione Tradizionale e di conseguenza da Dio stesso, nella Sua Volontà di comunicare all’uomo del Suo fine ultimo per lui, che è la Reintegrazione e sull’esistenza d’un mondo invisibile di cui quello dell’uomo non è che il riflesso imperfetto e rovesciato.

Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Fede è l’intelligenza, che però non va confusa con quella Virtù sublimale dallo stesso nome. Il dono d’intelligenza, che non è dunque l’Intelligenza, aiuta la Virtù di Fede nella conoscenza della Verità divina, permettendo allo spirito dell’uomo sotto l’azione dello Spirito Santo, di penetrare il senso velato, nei termini e nelle affermazioni della Rivelazione Tradizionale, per poterla comprendere, ed almeno avvicinare i Misteri più profondi mantenendone intatto tutto il suo compendio d’importanti significati. La Fede corrisponde, nella Vita Iniziatica, al voto d’Obbedienza e che permette anch’esso il raggiungimento del dono d’intelligenza.

Il Principio Mercurio: la Speranza
La Speranza è la Virtù che rende la nostra volontà sostenuta dall’Azione divina che, venendo essa stessa verso di noi, ci conduce alle Verità Eterne, quali la Fede ce le rivela e come ciò che può e deve essere la nostra completa illuminazione. Questa Virtù è assolutamente inaccessibile senza la Fede, che presuppone necessariamente, giacché è la Fede sola che dà alla Speranza oggetto e motivo sul quale basarsi. Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Virtù di Speranza è il dono della Scienza, la quale sotto l’azione dello Spirito Santo, deve poter giudicare con certezza assoluta e verità infallibile, e senza affatto usare il naturale procedimento del ragionamento, ma intuitivamente, il vero carattere delle cose create in tutti i loro rapporti con quelle della Speranza. Che esse debbano essere ammesse e professate o servire a scopi o soggetti per la nostra condotta, affermando così immediatamente, ciò che nel mondo Naturale è in armonia con le Verità Eterne, o al contrario, è loro opposto. La Virtù di Speranza corrisponde, nella vita iniziatica, al voto di Castità, che non ha nulla in comune con la continenza sessuale. Ed è la Castità che permette all’uomo di liberarsi poco alla volta della servitù dei sensi. Così come permette alla comune coppia umana, agendo in modo naturale e legittimo, la continuazione della creazione delle forme della specie, senza decadere o depravarsi reciprocamente. È con il voto di Castità che si raggiunge egualmente il dono della Scienza.

Il Principio Sale: La Carità
La Carità è la Virtù che ci eleva ad una vita di comunicazione con le Potenze Celesti, intermediarie del Piano Divino, e con il Piano Divino stesso, se sia di sua felicità e giudizio farlo. La Carità come aspetto di contatto e di comunicazione mistica, suppone in noi due cose: una partecipazione alla Natura Divina che, divinizzando la nostra, ci eleva al di sopra, e a dispetto di ogni ordine naturale umano ed angelico. Oltre dunque al modo ultimo di manifestazione nella creazione mondana e sino a quello proprio di DIO e facendo di noi degli dei secondari evidentemente, ed introducendoci nella Sua intimità: Salmo LXXXII: “Dio sta nell’Assemblea Celeste, Egli giudica tra gli Dei…” ; Vangelo di Giovanni, X,34: “Ho detto, voi siete degli dei…”

Dei Principi d’azione proporzionati a questo stato divino e che ci mettono in grado di agire da veri agenti secondari, figli di Dio e come agisce Lui stesso, conoscendolo come Lui ci conosce, amandolo come Lui ci ama e compiacendoci in Lui come Lui si compiace in noi. Queste due realizzazioni mistiche sono intimamente legate alla presenza, nell’Anima dell’Adepto, della Carità assoluta che sgorga da un atto d’amore totale, con il quale l’Uomo vuole a Dio quel bene infinito che la Fede gli ha rivelato, e che prova anche per se stesso e per tutti gli altri uomini.

La Carità comporta anche altri aspetti secondari: la Misericordia che c’impietosisca sul dolore degli Esseri, in tutti gli aspetti della vita, e che si soffra di questa miseria e di questa angoscia come proprie, realmente ed intimamente proprie. La Generosità che ci fa essere sempre ed immediatamente portati ad ostacolare il Male ed a facilitare il Bene, tanto nel dominio spirituale che in quello materiale. L’uomo, essere dotato di una coscienza che non partecipa ai suoi compromessi, non saprebbe ignorare né il Male, né il Bene, conoscendo l’uno e l’altro, pretendersi al di là, al di fuori dell’uno o dell’altro, e cioè eludere le proprie responsabilità. Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Virtù di Carità, è il dono di saggezza che non bisogna però confondere con la Virtù Sublimale di questo nome. Il dono di saggezza, che non sarà la Saggezza, fa si che l’uomo sotto l’azione occulta dello Spirito Santo, giudichi ogni cosa con la sua ispirazione prendendo per norma e per regola propria i giudizi della più alta e sublime di tutte le Cause, la Saggezza Divina, tale quale essa si è degnata manifestarsi a noi, con la Fede che è lo Zolfo dei Filosofi.

La Carità corrisponde, nella Vita iniziatica, al voto di povertà (essenzialità della vita): il Disinteresse ai beni, agli onori, ai piaceri di questo mondo inferiore, è con questo voto di Povertà che si raggiunge egualmente il dono di saggezza.

(Dal sito: www.riflessioni.it)
LE TRE VIRTU’ TEOLOGALI (Divine) sono:
FEDE, SPERANZA, CARITA’ (Amore)

La FEDE perfeziona l’Intelletto, per cui conosciamo ciò che dobbiamo credere intorno a Dio. Credere come veri determinati assunti o concetti basandosi su di una personale convinzione. Aderire con l’intelligenza, sorretta dalla Grazia, alla verità della parola di Dio.
La SPERANZA per cui confidiamo di ottenerLo; per essa si attende con fiducia la vita eterna e il soccorso della grazia divina per ottenerla.
La CARITA’ o Amore per cui Lo amiamo. Per cui si ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di DIO.

Queste prime tre virtù sono innate nell’uomo, o più precisamente sono in embrione, ma mentre in alcuni si sviluppano verso la coscienza, in altri (causa anche la non educazione) si sviluppano verso il sentimento o addirittura verso il corpo, per cui prendono una via che li porta alla ricerca di falsi valori, e costoro sono comunemente chiamati MATERIALISTI.

Ci sono quindi tre livelli di Fede, di Speranza e di Amore e sono:

1) La FEDE nella COSCIENZA è LIBERTA’
2) La FEDE nel Sentimento é SCHIAVITU’
3) La FEDE nel Corpo é STUPIDITA’.

1) La SPERANZA della COSCIENZA è FORZA
2) La SPERANZA del Sentimento é CODARDIA (VILTA’)
3) La SPERANZA nel Corpo é MALATTIA.

1) L’AMORE Conscio evoca la stessa cosa in risposta
2) L’AMORE Emotivo evoca l’OPPOSTO
3) L’AMORE Fisico dipende dal tipo e la polarità .
Gurdjieff (I racconti di Belzebù a suo nipote)

Dal tempo in cui l’uomo iniziò a vivere sulla terra, dal tempo di Adamo in poi, cominciò a formarsi in lui, con l’aiuto di Dio, della Natura, e di tutti i suoi compagni vicini, un organo la cui funzione è la COSCIENZA MORALE. Tutti gli uomini hanno quest’organo, e chiunque è guidato da esso vive automaticamente secondo i comandamenti di Dio. Se le nostre coscienze fossero chiare, e non sepolte, non ci sarebbe bisogno di parlare di morale, poiché consciamente o inconsciamente tutti si comporterebbero in conformità con i comandamenti di Dio. Fortunatamente la Coscienza Morale é ricoperta da una sorta di crosta che può essere forata soltanto dall’intensa sofferenza; allora la coscienza parla. Ma dopo un poco l’uomo si arresta e l’organo viene ancora una volta ricoperto e sepolto.
Gurdjieff (Belzebù)

COSCIENZA – Facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale o si prospettano in un futuro più o meno vicino. E’ vista come “il guardiano” “la vocina misteriosa” che guida ad ottenere il GIUSTO INTELLETTO o RETTA RAGIONE e perciò è Divina.

SENTIMENTO – E’ contraria all’intelletto: quindi molto volubile; ora si ama ora si odia.

CORPO – – la materialità che si perde prima o poi. E’ Effimero.

LE TRE VIRTU’ SUPERIORI CHE SI RIFERISCONO ALLA COSCIENZA PERFEZIONANO LA VOLONTA’.

VOLONTA’ =Lo sforzarsi dell’animo a conseguire o ad allontanare una data maniera d’essere; facoltà propria dell’uomo di tendere con decisione e piena autonomia alla realizzazione di fini determinati, di natura spirituale, per il superamento della nostra natura animale.
(La Volontà vera esiste soltanto quando un solo IO governa, quando c’é un “padrone” nella casa. Un uomo comune non ha “Padrone”. Egli é governato ora dalla mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l’ordine arriva dall’apparato formatorio e ancora più spesso quest’uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La libera VOLONTÀ é la funzione del PADRONE in noi. La nostra VOLONTÀ é la SUPREMAZIA di un DESIDERIO su un ALTRO. )
Gurdjieff (Quarta via)

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Comments (0) Lug 25 2012

Ercole e l’Idra di Lerna

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“ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.” 

 

Nell’ottava fatica Ercole affronta il mostro che si nasconde nella palude di Lerna, l’Idra dalle nove teste, una sorta di serpente o drago acquatico. L’Idra vive e si nutre nelle acque fetide della palude, ha dimora nella buia caverna e corrompe tutta la campagna circostante.

“La palude stagnante di Lerna sgomentava tutti coloro che vi si avvicinavano. Il fetore ammorbava l’atmosfera per uno spazio di sette miglia.”

Le sue nove teste non possono essere distrutte con i mezzi comuni, non è sufficiente la forza fisica o le armi per tagliare le teste. Ercole viene ammonito: “Preparati a combattere contro questa bestia ripugnante. Non pensare che i mezzi comuni possano servirti: distruggendo una testa ne appariranno subito altre due.”

L’eroe rimane giorno e notte ad attendere che il mostro venga allo scoperto dalla sua tana, ma inutilmente. Solo usando lo stratagemma di lanciare delle frecce di pece infuocata  l’Idra viene allo scoperto agitandosi: “Il mostro si ergeva dall’alto dei suoi tre metri, cosa orrenda a vedersi, sembrava fosse costituita di tutti i pensieri più ripugnanti ed osceni concepiti fin dall’inizio dei tempi. L’idra si slanciò contro Ercole, cercando di avvolgerne i piedi.”

Ercole riesce però a staccargli una testa, ma ne crescono altre due;  più il combattimento diventa animato e violento e più l’Idra acquista forza. E’ solo nel momento in cui Ercole ricorda il consiglio che gli è stato dato “ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.”  che ha la chiarezza di piegarsi sulle ginocchia, afferrare il mostro e sollevarlo in alto, sopra la sua testa, alla luce e all’aria purificatrice.

L’aria e i raggi del sole indeboliscono il mostro e avvizziscono le nove teste, sconfiggendolo completamente.

Solo una testa è immortale, quella mistica, che appare all’appassire delle altre; Ercole la mozza e la seppellisce sotto una roccia.

Questo mito contiene delle chiavi per trovare gli strumenti indispensabili e indirizzarsi verso un corretto percorso di conoscenza e crescita. Sia che si interpreti in chiave psicologica, sia che si trovino livelli più trascendenti e metafisici, esso ci mostra delle tappe fondamentali che non possono essere trascurate per chi compie un lavoro su se stesso.

Presso il fiume Amimone (significato etimologico “senza colpa”), prese dimora l’Idra che trasforma il luogo in fetida palude. In mezzo al fango e all’acqua stagnante della putrida palude di Lerna può regnare un mostro che si nasconde in una caverna e che rende pestifera tutta la natura intorno.

Il simbolo dell’acqua stagnante e morta, in contrapposizione al fiume che scorre con le sue acque zampillanti e vive,  è già un importante riferimento al ristagno delle energie del subconscio in cui fermentano nel buio della “caverna” istinti, passioni, desideri non controllati, non compresi perché appunto nascosti alla coscienza.

L’Idra, con il corpo di serpente o drago ha nove teste (3×3), numero che ha più riferimenti: nove sono le prove da affrontare per ritrovare la Liberazione dalla tirannia dell’ego, nove sono i difetti da distruggere per far “morire” l’io usurpatore. Nove è la porta di accesso alla dimensione dell’Anima-Sè, è il raggiungimento di un nuovo livello di esistenza, il completamento di un ciclo.

E… ancora nove sono le fasi alchemiche: “1. calcinazione, riduzione dei corpi in calce, che può essere secca o umida – 2. putrefazione, dissoluzione dei corpi fino al loro completo disfacimento – 3. soluzione o separazione, riduzione della materia nel suo primo elemento vitale, detto seme, che si attua unendo il fisso nascosto nella cenere con il volatile celato nell’acqua per mezzo di un fuoco esterno molto lento – 4. distillazione, si purifica la materia prima – l’umido radicale – affinché divenendo volatile possa salire e darci un acqua distillata – 5. sublimazione, porta l’umido radicale a divenire un sale bianchissimo avente la caratteristica di fondere con molta facilità – 6. unione, è l’unione permanente tra il fisso ed il volatile – 7. fissazione, dopo aver ottenuto gradi progressivi di purificazione con varie sublimazioni, si fissa definitivamente il misto – 8. moltiplicazione, consente di operare su tutti in regni della Natura e di discernere tra la pietra semplice e la pietra moltiplicatrice – 9. trasmutazione, operare la vera trasmutazione in oro o in argento.”


Saranno poi le frecce infuocate, simboli di aspirazione al miglioramento (lo scoccare della freccia verso l’alto), e di Volontà spirituale (il fuoco) a far emergere l’esistenza di un “mostro” che vive e si nutre in un luogo interiore, nell’ombra, facendo ristagnare quell’energia che altrimenti scorrerebbe come in un fiume vivo.

Le “frecce infuocate”, possono nascere dai momenti di crisi in cui un’irrequietezza che ha origini più profonde della superficie cristallizzata della personalità, smuove quelle energie latenti e cerca di far emergere i “nodi” presenti.

Il dolore generato da una nuova aspirazione e ben rappresentato dal simbolo del fuoco, diventa strumento per sondare angoli sconosciuti, portare alla luce, purificare. Solo quando l’Idra con tutte le sue teste viene allo scoperto, ovvero solo quando tutti gli aspetti subpersonali, i molteplici io e i coaguli energetici vengono riconosciuti, si può iniziare l’opera di distruzione, per liberare  le energie imprigionate e avviarsi verso la “trasformazione-trasfigurazione”.

Le prime armi a disposizione per questo riconoscimento, per l’esplorazione di sé, non possono che essere l’intelletto e la volontà. Le teste dell’Idra se staccate con la violenza, si moltiplicano, ma al contrario seccano, muoiono, perdono il loro alimento se portate all’aria e alla luce del sole.

Non si possono combattere i “nemici” dandogli la stessa energia di cui si nutrono, ma occorre con la chiarezza e il discernimento, trovare, con la luce di una visione più alta, il polo opposto che li neutralizzi.

Gli istinti e le passioni primarie dell’essere umano vanno compresi nella loro funzione, equilibrati e quindi le loro energie sublimate, innalzate a scopi migliorativi, di accrescimento ed evoluzione.

Finché Ercole, l’uomo-eroe che affronta con coraggio le prove, combatte con la forza irruenta l’Idra, il nemico, prende sempre più vigore, ma quando s’inginocchia e lo afferra a mani nude, senza armi esterne (egli butta via la clava), dunque senza ulteriori artifici e costruzioni,  riesce a neutralizzarlo a togliergli l’alimento, il solo modo per giungere alla vittoria.

L’azione di Ercole mostra anche che dimenandosi nel fango si cade, si affonda sempre più perdendo di vista il gesto essenziale da fare. La mente analitica che si agita, senza l’apertura di un nuovo spiraglio della parte intuitiva, si lascia trascinare dalle emozioni-pulsioni, da nuovi istinti e desideri che la soggiogano, ma fermandosi, deponendo le armi improprie al combattimento, si trova la giusta azione.

Le “mani nude” sembrano sottolineare che è solo con la semplicità, spoglia da nuovi meccanismi egoici (che farebbero nascere altre teste all’Idra), che bisogna affrontare la natura “corrotta” per risolverla. Inoltre Ercole si inginocchia e questo gesto indica l’estrema umiltà che occorre per vedere e riconoscere ciò che alberga nel buio dell’inconscio e degli automatismi; arrendersi per conquistare, comprendere per risolvere. Da questa nuova prospettiva, con il nemico ben afferrato, visto da una nuova luce (l’Idra è sollevata sul capo di Ercole), si ottiene naturalmente la vittoria.

“Rimanendo in ginocchio Ercole tenne l’idra al disopra della sua testa affinché l’aria purificatrice e la luce potessero avere il loro effetto.”

In questa ottava fatica di Ercole non mancano i 4 elementi: acqua, terra, fuoco, aria. Tutti hanno un’inequivocabile valenza di necessità vitale, in una concomitanza di azioni-reazioni, come nell’equilibrio che genera la vita e la fa espandere.

L’acqua (necessaria al fluire della vita) è imputridita dalla presenza dell’Idra (la natura inferiore corrotta intrappola l’energia) che la fa ristagnare nella terra, creando il fango pestilente; un primo fuoco (quello delle frecce, il fervore, aspirazione e volontà) è l’elemento che porta allo scoperto il mostro che si infiamma uscendo dalla tana buia; l’aria è l’elemento che agisce purificando e indebolendo la bestia, a rappresentare anche una sfera più sottile e alta di vita in cui l’inferiore degenerato non può sopravvivere. I raggi del sole (la luce della saggezza), sono l’elemento finale che estirpano e “asciugano” la radice del ristagno; l’azione di un fuoco puro, del Fuoco originale risolve e fa ascendere ad una nuova condizione di vita.

Uccise le nove teste, una sola ne viene fuori, immortale, come un tesoro nascosto, la “testa mistica”; questo particolare ricorda come sia ricorrente il simbolismo dello scrigno, del gioiello nascosto, del tesoro, del Graal, o della Principessa, che si trovano custoditi da un drago da affrontare e uccidere. Anche in questo mito non manca tale riferimento che certamente ci dice che intrappolata nella natura inferiore c’è l’energia creatrice, immortale, la vera Vita che viene così liberata.

Un importante richiamo a questa serie di significati si ha in Alchimia, in cui dalla sublimazione del mercurio grezzo si ottiene il Mercurio dei Filosofi, la pietra Filosofale.

“La testa immortale, staccata dal corpo dell’idra, è seppellita sotto una roccia. Ciò implica il concetto che l’energia concentrata che ha creato il problema rimane ancora, ma purificata, riorientata e incrementata dopo che la vittoria è stata conseguita. Questo potere deve allora essere giustamente controllato e incanalato. Sotto la roccia della volontà persistente, la testa immortale diviene una fonte di potere.”

Ercole, l’eroe che agisce utilizzando la volontà, la luce dell’intelletto e l’umiltà, ha in sé un coraggio (l’agire con il cuore) che è la base per l’inizio dell’esplorazione; la ricerca della natura nascosta richiede una forza che proviene dal centro del proprio essere, da un’apertura del Cuore.

“Ercole invoca una luce ancora più luminosa e potente di quella della mente analitica. Egli, invece di agitarsi continuamente nel pantano del subcosciente, cerca di elevare il suo problema ad una dimensione superiore. Sforzandosi di vedere il suo dilemma nella luce di quella saggezza che noi chiamiamo anima, egli l’affronta in una nuova prospettiva.”

Infine nel simbolismo delle nove teste, è possibile trarre le radici principali dei mali che affliggono la natura umana, ci si può rifare anche ai nove vizi capitali, poi ridotti a 7, ma si possono certamente riconoscere: superbia, vanità, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, paura (codardia). Vizi celati fra le pieghe delle mille sfaccettature della personalità che covano, si alimentano e fermentano incatenando l’uomo finché non osa scendere nelle caverne e fare luce con la sua fiaccola infiammata di buona e saggia Volontà.

Bibliografia e citazioni da: “Le Fatiche di Ercole” di Alice a. Bailey

 

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Comments (0) Giu 26 2012

Il cervello: le funzioni dell’emisfero sinistro e destro

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Emisfero sinistro: modalità logico formali per semplificare la complessità dell’informazione

La funzionalità logico-razionale dell’ Emisfero Sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa della Area di Wernike che tende a facilitare un integrazione con la MLT (memoria a lungo termine).

Area di Wernike

Area di Wernike

E’ l’area del cervello cruciale per la comprensione del linguaggio. I soggetti che hanno danni neurofisiologici in quell’area non comprendono il significato delle parole e non riescono ad esprimersi. Fu così chiamata perché fu scoperta da Carl Wernike nel 1874.

L’operazione logico-significativa si basa sostanzialmente sulla combinazione di quattro operatorilogico-formali che corrispondono nel linguaggio parlato a: < SI, NO, E, O > che servono per analizzare e combinare in termini di unità più semplici la dinamica complessa del flusso della informazione. Il SI fa procedere il flusso del pensiero e la E permette di connettere una sezione o immagine acquisita con una successiva, mentre il NO interrompe il flusso del pensiero e lo devia verso un’alternativa selezionata da O.

 

Questa Modalità del Pensiero Logico attribuibile alla predominanza delle attività dell’Emisfero Sinistro del Cervello, indirizza l’attenzione ed il confronto attuabile in termini di riconoscimento e di identità, con la passata esperienza acquisita della MLT (memoria a lungo termine). Il pensiero logico, mediante i suoi operatori analitici, ha la capacità di scoprire il miglior modo di combinare sezioni del flusso di informazione separandolo, selezionandolo e combinandone le sezioni prescelte ed infine generandone una estensione capace di determinare un pronostico sul da farsi; in questo modo diviene possibile risolvere i problemi complessi mediante una elaborazione significativa del flusso di informazione (PROBLEM – SOLVING). Certamente tale metodologia contiene il rischio di consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente le aree cerebrali che permettono di combinare nel miglior modo il risultato di una riflessione logica, ma di fatto ciò non permette al cervello nella sua interezza funzionale di riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva mediante percorsi paralleli più propri delle modalità di pensiero dell’Emisfero Destro.

Emisfero Destro e Pensiero Laterale per modificare gli schemi logico-interpretativi

In questo emisfero ha luogo la modalità di pensiero corrispondente nel linguaggio parlato al SE. Il SE corrisponde ad un atteggiamento di Dubbio tendente a favorire l’intuito ed anche la fantasia, cioè le attività cerebrali che indubbiamente divengono necessarie proprio per la valutazione complessiva di schemi logici applicati troppo rigidamente, i quali tendono ad impedire la capacità di delineare nuove significazioni sulla base di rinnovate aspettative, non facilmente prevedibili mediante la ripetitiva applicazione delle sequenze combinatorie degli operatori logico formali.

L’utilizzazione del SE permette di renderci coscienti dei limiti del pensiero logico-formale e quindi facilita la capacità di sviluppare le attività parallele del PENSIERO LATERALE (Lateral Thinking) al fine di EVITARE GLI ERRORI ancor PRIMA di RISOLVERLI (PROBLEM – SAVING).

Il medico psicologo, Edward De Bono identifica quattro fattori importanti che suggeriscono un atteggiamento volto a utilizzare in modo sinergico e complementare il pensiero laterale: 1) al fine di riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti 2) le quali polarizzano la percezione di un problema, 3) ed impediscono di cercare modalità differenti di guardare le cose 4) e quindi di flessibilizzare il controllo rigido del pensiero logico-lineare per incoraggiare lo sviluppo della creatività.

La creatività é pertanto a portata di mano di ciascuno di noi, infatti l’essere creativi non dipende esclusivamente dalla genetica, proprio perché i geni non sono capaci di gestire i cambiamenti fisici e mentali che si manifestano nell’arco di una vita.

La creatività è quindi il modo di saper utilizzare la plasticità del cervello per rispondere alla complessità degli eventi, mettendo in funzione le molteplici ed articolate funzioni intellettive di cui ciascuno di noi é geneticamente dotato.

Come un blocco di marmo prende la forma pensata dalla creatività dello scultore, così il cervello di ciascuno di noi può essere potenziato da noi stessi, migliorando coscientemente le funzioni intellettive, ed acquisendo in tal modo un benessere derivante dalla fiducia nelle proprie naturali capacità creative. Ricordiamo che divenire creativi non significa solo inventare qualcosa di nuovo o essere originali per forza, ma essenzialmente significa invece trovare soddisfazione nell’utilizzare al meglio entrambe le potenzialità di sviluppo del proprio cervello.

(Tratto da www.benessere.com)

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Comments (0) Mar 21 2012

Aporia diakos – Il limite della logica

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Il termine aporìa, dal greco ἀπορία  [aporein] essere in imbarazzo – composto da [a] privativa e [poros] passaggio  – (passaggio impraticabile, strada senza uscita), nella filosofia greca antica indicava l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide.

Ancora il termine aporia può essere definito come “dubbio insolubile, ostacolo insuperabile che blocca un ragionamento”.

Parola di grande spessore, individua quel momento di una discussione o di un’argomentazione in cui ci si arena senza poter dare ulteriori risposte precise, impastoiati in un paradosso logico.

L’universo è infinito o finito? Nel cercare di rispondere a questa domanda ci si trova di fronte ad un’aporia – come accade puntualmente davanti ai paradossi filosofici (celebri i koan orientali, i paradossi zen).

Con aporia si è intesa anche una fase della maieutica di Socrate volta alla liberazione dal falso sapere, dalla convinzione cioè di avere delle verità certe. L’interlocutore di Socrate infatti di fronte alle insistenze del maestro che continuamente gli chiedeva cosa fosse, ti estì, quello di cui si stava discutendo, che lo spingeva cioè a tentare delle definizioni sempre più precise dell’argomento della discussione, alla fine entrava nell’ aporia, nella strada senza uscita, dichiarando la sua incompetenza nel dare una risposta definitiva e precisa e riconoscendo quindi che la sua certezza iniziale era insussistente

Rendersi conto di questi limiti e rispettare le aporie è segno di grande saggezza – come lo è evitare di sbattere la testa contro il monte se il passaggio non c’è.
Altro significato (minore) di aporia è la verecondia dell’oratore, l’imbarazzo, l’incertezza – ma in particolare, quella falsa. Il conferienziere patetico ostenterà una vibrante aporia nei passaggi del discorso più carichi di sentimento.

Diakos termine greco con significato di “ruota, cerchio“, termine che si trova anche in Zodiaco (dal greco Zoo=animali, vita e diakos)

Dunque “Aporia diakos” due termini che accostati insieme rafforzano il significato di un ragionamento senza via di uscita, che ruota in cerchio su se stesso. E’ il cane che si morde la coda, è il cercare soluzioni logiche su questioni “astratte”.  Utilizzare un mezzo inadatto e limitato per “vedere oltre” non può che far giungere ad un’argomentazione che gira su se stessa a vuoto.

Per uscire dalla ruota infinita di un’analisi frammentaria, la logica dovrà lasciare il posto all’intuizione, sarà un movimento verticale, verso l’alto, che potrà “spezzare” il limitato procedere nell’orizzontale, qui inteso come spazio conosciuto in cui ci si muove dentro le maglie intrecciate di cognizioni parziali che non vedono la completezza e la sintesi.

Edward De Bono così esprime il limite del pensiero logico-razionale:

Il pensiero razionale porta a risultati corretti ma limitati. La colpa è della rigidità dei modelli logici che non cercano nuove interpretazioni della realtà, ma elaborano solo invenzioni già fatte. Quando si cerca invece una soluzione veramente innovativa si deve stravolgere il ragionamento ricorrendo al pensiero laterale: si parte da un punto lontano, si ribaltano i dati, si negano le sicurezze e ci si affida ad associazioni casuali di idee. Mentre il pensiero verticale è guidato dalla logica, quello laterale si serve anche della logica, a volte procedendo a ritroso da una conclusione intuita precedentemente”.

“Il pensiero laterale” di De Bono è da intendersi come alternativa contrapposta al ragionamento sequenziale e lineare che lui chiama “pensiero verticale” per indicare la linea retta, immagine di sequenzialità imposta.

Giungere alla sintesi armonica significa equilibrare le funzioni dei due emisferi cerebrali: emisfero sinistro con funzionalità logico-razionali, sede della comprensione del linguaggio; emisfero destro con funzionalità creative-intuitive.

Si tratta di cedere parte del predominio della mente logica (emisfero sinistro) con cui ci si focalizza abitualmente nell’affrontare la vita, con cui si guarda ogni cosa, per dare il giusto e necessario spazio alla cognizione intuitiva (emisfero destro), allo sviluppo della visione del Sè.  E’ trovare la centratura fra i due estremi, utilizzando il grande potenziale dell’inconscio plastico con volontà creativa.

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Comments (0) Mar 17 2012