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Il perché la trasformazione sembra complicata

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Fili_ingarbugliati

Mi trovavo a dialogare anni fa in maniera un po’ speculativa su argomenti di trasformazione interiore, di superamento dei propri limiti, del cosiddetto percorso spirituale. Ero in una fase in cui avevo compreso dopo anni di “giri a vuoto” nelle personali ristrette convinzioni, che a complicare il percorso intrapreso è solo la mente che ha il pieno controllo di tutto e ciò fa sfuggire che è proprio su quell’aspetto che si deve “lavorare“.

Compreso ciò, tutto mi apparve meno complicato, avevo trovato il fulcro di tutto il mio perdermi nei labirinti apparentemente senza via d’uscita. Tutto il nocciolo della questione era che non mi ero ancora focalizzata effettivamente, in maniera pratica, sul vero lavoro; mi piaceva forse più parlarne, filosofeggiare, arricchirmi a livello intellettuale, ma non facevo altro che alimentare il movimento delle rotelle che rendono l’essere umano automa, cioè, imbrigliato nei propri meccanismi automatici.

Non riuscì a far arrivare il senso della mia “scoperta” all’interlocutore che per tutta risposta mi beffeggiò con ironia insinuando che era l’esatto opposto, cioè, secondo la sua ottica, più si va avanti e più si complica tutto.

La dimostrazione che la mia comprensione mi fu utile è che mi misi a praticare ciò che avevo intuito che occorreva fare, smisi di farmi distogliere dalle chiacchiere della mia stessa mente e da quelle altrui.

Quel dialogo mi fu d’aiuto nell’osservare come nell’ordinario si parla senza alcuna cognizione di ciò che si dice e senza aver sperimentato di prima mano le affermazioni che si fanno. E’ un tranello in cui si cade continuamente e peraltro inevitabile se non si conoscono altri modi di interloquire e di ragionare se non quelli di basarsi sulle concettualizzazioni “incollate” e “rimodulate” nella mente.

Alcune personalità che hanno parlato della loro comprensione acquisita con vera pratica, per fortuna, hanno lasciato testimonianza nei loro scritti e incontrarli anche solo per il tramite di un libro, trasmette un’energia di qualità differente da molte speculazioni che sovente si trovano magari dietro l’angolo di casa.

Vimala Thakar, questa saggia indiana, forse meno conosciuta rispetto ad altri maestri, ha una sensibilità particolare nel raccontare e nel trasmettere la sua comprensione, la sua viva esperienza, ed è una di quelle personalità illuminate che hanno fatto la differenza.
Quando lessi i suoi scritti la prima volta non ne colsi subito l’intensità, mi occorsero più letture intervallate per apprezzare meglio il messaggio che inviano.
Ad esempio, riguardo alla difficoltà di una trasformazione interiore, Vimala Thakar così si esprime:
“La libertà non è difficile da raggiungere. La trascendenza, dall’energia condizionata al regno dell’energia incondizionata, non è nulla di misterioso. La trasformazione che avviene nel contenuto della psiche non è una cosa straordinariamente difficile, fuori dalla portata di un essere umano ordinario come voi e me, ma il punto è: noi amiamo il piacere. Possiamo prendere le distanze dai piaceri del corpo sul piano tangibile, fisico, grossolano, ma siamo talmente attratti, innamorati del piacere delle emozioni, dei sentimenti, delle sensazioni, delle esperienze, che accettiamo l’autorità del passato.
Senza accettare l’autorità del passato, sperimentare non è possibile. Perciò accettiamo l’autorità del passato, accettiamo l’autorità della mente, dell’io-coscienza, e continuiamo a muoverci orizzontalmente da un campo di esperienza a un altro. C’è un modo di uscirne? E se c’è, come ci si pone? Prima di tutto ne sento il bisogno?“.
(Tratto da “Il Mistero del Silenzio”- V. Thakar)

Vimala pone dei quesiti ai quali per rispondere occorre iniziare a praticare su di sè. Prima di tutto bisogna che alcune domande sorgano nella propria interiorità e con una tale forza da pressare per ottenere tutta l’attenzione e una possibile risposta.
Alcune volte ad una prima spinta iniziale, possibilmente dovuta ad una crisi momentanea, segue un placido accomodarsi nelle abitudini e nel conosciuto e Vimala sottolinea: “il punto è: noi amiamo il piacere.”
Quando le abitudini e ciò che conosciamo non hanno più una presa tale su di noi da distoglierci dall’esplorazione interiore, si può davvero dire che prendiamo sul serio il percorso di trasformazione, che l’automatismo che è l’unica cosa che ci ha fatto vivere fino a quel momento, non è più sufficiente.
Lì c’è il momento in cui occorre forse il maggior coraggio: guardarsi allo specchio senza più veli e far crollare immagini costruite da milioni di anni di eredità atavica.

Burattini

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Comments (0) Feb 14 2015

La Psicosintesi come pratica di realizzazione alchemica

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“Conosci, Possiedi, Trasforma”, questo è il processo che Assagioli ha proposto all’uomo attraverso un percorso fatto di tappe pratiche in cui si percorre un vero cammino di realizzazione, compiendo dapprima ciò che Jung definì “l’individuazione” necessaria all’evoluzione della coscienza.

Quando vi è la spinta a riconoscersi oltre i limiti del proprio corpo, delle proprie emozioni e concetti mentali, si inizia un’esplorazione all’interno di sè e nasce un primo sguardo che si distanzia dai contenuti con cui prima ci si era assorbiti e identificati mancando di quella osservazione silenziosa che ne permette la conoscenza.

Dal momento che vi è l’osservazione dei processi che riguardano la propria natura umana, si attua la prima “separazione alchemica”, si comincia a definire un punto della coscienza che è per così dire “al di sopra” dei meccanismi automatici quali istinti, emozioni, pensieri.
Si assume una centralità fatta di Volontà che coordina, dà una direzione consapevole alle funzioni psichiche della personalità.
In questa fase è l’Io, inteso come punto centrale della personalità, come coscienza individuale (in termini Vedanta si potrebbe definire come ahamkara=senso dell’io), che prende le redini e collabora al processo di riordino delle varie istanze fisio-psicologiche, grazie ad una presa di consapevolezza avviata dalla conoscenza ed osservazione; suo strumento diretto è la Volontà.

In Psicosintesi la Volontà è lo strumento primario, è ciò che può permettere la vera trasformazione.
Quando si parla di Volontà quindi si apre un ampio spettro di significati e applicazioni, in quanto la Volontà deve essere necessariamente corredata dagli aspetti di forza, bontà e sapienza per risultare un mezzo efficace ed equilibrato, diventando così un’“energia triangolare” capace di smussare, plasmare e trasformare in modo armonico.

In un processo di crescita personale che verte verso l’unificazione con la parte superiore dell’Io ovvero con il Sè che trascende e include l’Io (il quale è di Esso un riflesso), la volontà personale ha un ruolo attivo che giungerà a lasciare il passo al momento giusto alla Volontà transpersonale (del Sè superiore).

La volontà è una forza propulsiva che innesca il processo creativo e trasformativo avvalendosi di qualità e attributi che possano realizzare dei cambiamenti nella direzione scelta.

Attraverso la conoscenza delle dinamiche psicologiche verranno alla luce mancanze, limiti, squilibri ed automatismi che possono essere “corretti” e direzionati da scelte consapevoli.
E’ il caso in cui volendo attivare una qualità latente in noi, si potrà, per mezzo di esercizi di evocazione e immaginazione attiva, innescare quell’energia-qualità.

Diventa chiaro che strumenti-energie quali la Volontà, l’Amore-Comprensione e l’Intelletto-Saggezza, agendo in sinergia, sono gli “utensili” per eccellenza del laboratorio alchemico.

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Comments (0) Feb 26 2013

Le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità-Amore

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“La Fede è l’uccello che sente la luce e canta quando l’alba è ancora oscura.” (Rabindranath Tagore).

Le tre Virtù Teologali nell’Alchimia spirituale assumono importanza e significato profondo, imprescindibili per il lavoro interiore e per riconquistare il legame con il divino.

Virtù è un termine che deriva dal latino “Virtus, Virtutem” che a sua volta deriva da “Vir” (uomo), ha perciò esplicito significato etimologico di: virilità, forza, predisposizione d’animo, qualità, valore, forza morale. Dunque la virtù è strumento per il lavoro interiore, ma è anche il risultato delle trasformazioni delle forze che ci sono nell’animo umano. La virtù è infatti il contrario del vizio, è l’altra faccia della medaglia, il suo polo opposto; essa deriva dall’equilibrio delle energie e dal loro giusto direzionamento. Chi ha virtù è sapiente, agisce con arte e in armonia.
Da ciò si potrebbe dire che la prima virtù-qualità che necessita per l’acquisizione delle altre e del loro perfezionamento è la “Forza di Volontà”. La Volontà, origine e base di ogni movimento vitale, con i suoi necessari aspetti di forza, sapienza-intelletto e amore, ha infatti un ruolo centrale nella direzione dell’opera interiore. In Psicosintesi, Assagioli ne rileva la specifica importanza: essa è strumento dell’io centralizzatore che opera per riportare l’essere umano caotico nel suo nucleo, sintesi della vera natura, riflesso del Sé-Atman a cui poi si giungerà con la Volontà Transpersonale.

Le Virtù teologali riguardano le facoltà che l’anima deve acquisire per partecipare ai mondi Superiori; è interessante come ad ognuna corrisponda un colore ben preciso: Speranza=verde, Fede=bianco, Carità-Amore=rosso.

Dante vede le tre virtù come stelle nel canto VIII del Purgatorio ai versi 85-93, in cui egli mirando al cielo vede le tre stelle che sono apparse al posto delle quattro viste al mattino (le quattro virtù cardinali). Virgilio gli spiega che le tre stelle luminose che rappresentano le virtù teologali, sono salite nel cielo al tramontare delle quattro stelle delle virtù cardinali:

85-“Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.

E ‘l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?»
E io a lui: «A quelle tre facelle
di che ‘l polo di qua tutto quanto arde.

Ond’elli a me: «Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov’eran quelle.”

Meditando ancora sul valore “alchemico” delle tre virtù teologali, riporto un estratto dal sito: http://www.esopedia.it in cui si rileva il simbolismo-corrispondenza con i principi dell’Opera Alchemica.

Il Principio Zolfo: la Fede
La Fede è la virtù che rende la nostra intelligenza fermamente aderente e senza dubbio d’ingannarsi, benché essa non percepisca questo in modo intelligibile, a tutto ciò che gli giunge attraverso il canale della Rivelazione Tradizionale e di conseguenza da Dio stesso, nella Sua Volontà di comunicare all’uomo del Suo fine ultimo per lui, che è la Reintegrazione e sull’esistenza d’un mondo invisibile di cui quello dell’uomo non è che il riflesso imperfetto e rovesciato.

Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Fede è l’intelligenza, che però non va confusa con quella Virtù sublimale dallo stesso nome. Il dono d’intelligenza, che non è dunque l’Intelligenza, aiuta la Virtù di Fede nella conoscenza della Verità divina, permettendo allo spirito dell’uomo sotto l’azione dello Spirito Santo, di penetrare il senso velato, nei termini e nelle affermazioni della Rivelazione Tradizionale, per poterla comprendere, ed almeno avvicinare i Misteri più profondi mantenendone intatto tutto il suo compendio d’importanti significati. La Fede corrisponde, nella Vita Iniziatica, al voto d’Obbedienza e che permette anch’esso il raggiungimento del dono d’intelligenza.

Il Principio Mercurio: la Speranza
La Speranza è la Virtù che rende la nostra volontà sostenuta dall’Azione divina che, venendo essa stessa verso di noi, ci conduce alle Verità Eterne, quali la Fede ce le rivela e come ciò che può e deve essere la nostra completa illuminazione. Questa Virtù è assolutamente inaccessibile senza la Fede, che presuppone necessariamente, giacché è la Fede sola che dà alla Speranza oggetto e motivo sul quale basarsi. Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Virtù di Speranza è il dono della Scienza, la quale sotto l’azione dello Spirito Santo, deve poter giudicare con certezza assoluta e verità infallibile, e senza affatto usare il naturale procedimento del ragionamento, ma intuitivamente, il vero carattere delle cose create in tutti i loro rapporti con quelle della Speranza. Che esse debbano essere ammesse e professate o servire a scopi o soggetti per la nostra condotta, affermando così immediatamente, ciò che nel mondo Naturale è in armonia con le Verità Eterne, o al contrario, è loro opposto. La Virtù di Speranza corrisponde, nella vita iniziatica, al voto di Castità, che non ha nulla in comune con la continenza sessuale. Ed è la Castità che permette all’uomo di liberarsi poco alla volta della servitù dei sensi. Così come permette alla comune coppia umana, agendo in modo naturale e legittimo, la continuazione della creazione delle forme della specie, senza decadere o depravarsi reciprocamente. È con il voto di Castità che si raggiunge egualmente il dono della Scienza.

Il Principio Sale: La Carità
La Carità è la Virtù che ci eleva ad una vita di comunicazione con le Potenze Celesti, intermediarie del Piano Divino, e con il Piano Divino stesso, se sia di sua felicità e giudizio farlo. La Carità come aspetto di contatto e di comunicazione mistica, suppone in noi due cose: una partecipazione alla Natura Divina che, divinizzando la nostra, ci eleva al di sopra, e a dispetto di ogni ordine naturale umano ed angelico. Oltre dunque al modo ultimo di manifestazione nella creazione mondana e sino a quello proprio di DIO e facendo di noi degli dei secondari evidentemente, ed introducendoci nella Sua intimità: Salmo LXXXII: “Dio sta nell’Assemblea Celeste, Egli giudica tra gli Dei…” ; Vangelo di Giovanni, X,34: “Ho detto, voi siete degli dei…”

Dei Principi d’azione proporzionati a questo stato divino e che ci mettono in grado di agire da veri agenti secondari, figli di Dio e come agisce Lui stesso, conoscendolo come Lui ci conosce, amandolo come Lui ci ama e compiacendoci in Lui come Lui si compiace in noi. Queste due realizzazioni mistiche sono intimamente legate alla presenza, nell’Anima dell’Adepto, della Carità assoluta che sgorga da un atto d’amore totale, con il quale l’Uomo vuole a Dio quel bene infinito che la Fede gli ha rivelato, e che prova anche per se stesso e per tutti gli altri uomini.

La Carità comporta anche altri aspetti secondari: la Misericordia che c’impietosisca sul dolore degli Esseri, in tutti gli aspetti della vita, e che si soffra di questa miseria e di questa angoscia come proprie, realmente ed intimamente proprie. La Generosità che ci fa essere sempre ed immediatamente portati ad ostacolare il Male ed a facilitare il Bene, tanto nel dominio spirituale che in quello materiale. L’uomo, essere dotato di una coscienza che non partecipa ai suoi compromessi, non saprebbe ignorare né il Male, né il Bene, conoscendo l’uno e l’altro, pretendersi al di là, al di fuori dell’uno o dell’altro, e cioè eludere le proprie responsabilità. Il dono dello Spirito Santo che corrisponde alla Virtù di Carità, è il dono di saggezza che non bisogna però confondere con la Virtù Sublimale di questo nome. Il dono di saggezza, che non sarà la Saggezza, fa si che l’uomo sotto l’azione occulta dello Spirito Santo, giudichi ogni cosa con la sua ispirazione prendendo per norma e per regola propria i giudizi della più alta e sublime di tutte le Cause, la Saggezza Divina, tale quale essa si è degnata manifestarsi a noi, con la Fede che è lo Zolfo dei Filosofi.

La Carità corrisponde, nella Vita iniziatica, al voto di povertà (essenzialità della vita): il Disinteresse ai beni, agli onori, ai piaceri di questo mondo inferiore, è con questo voto di Povertà che si raggiunge egualmente il dono di saggezza.

(Dal sito: www.riflessioni.it)
LE TRE VIRTU’ TEOLOGALI (Divine) sono:
FEDE, SPERANZA, CARITA’ (Amore)

La FEDE perfeziona l’Intelletto, per cui conosciamo ciò che dobbiamo credere intorno a Dio. Credere come veri determinati assunti o concetti basandosi su di una personale convinzione. Aderire con l’intelligenza, sorretta dalla Grazia, alla verità della parola di Dio.
La SPERANZA per cui confidiamo di ottenerLo; per essa si attende con fiducia la vita eterna e il soccorso della grazia divina per ottenerla.
La CARITA’ o Amore per cui Lo amiamo. Per cui si ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di DIO.

Queste prime tre virtù sono innate nell’uomo, o più precisamente sono in embrione, ma mentre in alcuni si sviluppano verso la coscienza, in altri (causa anche la non educazione) si sviluppano verso il sentimento o addirittura verso il corpo, per cui prendono una via che li porta alla ricerca di falsi valori, e costoro sono comunemente chiamati MATERIALISTI.

Ci sono quindi tre livelli di Fede, di Speranza e di Amore e sono:

1) La FEDE nella COSCIENZA è LIBERTA’
2) La FEDE nel Sentimento é SCHIAVITU’
3) La FEDE nel Corpo é STUPIDITA’.

1) La SPERANZA della COSCIENZA è FORZA
2) La SPERANZA del Sentimento é CODARDIA (VILTA’)
3) La SPERANZA nel Corpo é MALATTIA.

1) L’AMORE Conscio evoca la stessa cosa in risposta
2) L’AMORE Emotivo evoca l’OPPOSTO
3) L’AMORE Fisico dipende dal tipo e la polarità .
Gurdjieff (I racconti di Belzebù a suo nipote)

Dal tempo in cui l’uomo iniziò a vivere sulla terra, dal tempo di Adamo in poi, cominciò a formarsi in lui, con l’aiuto di Dio, della Natura, e di tutti i suoi compagni vicini, un organo la cui funzione è la COSCIENZA MORALE. Tutti gli uomini hanno quest’organo, e chiunque è guidato da esso vive automaticamente secondo i comandamenti di Dio. Se le nostre coscienze fossero chiare, e non sepolte, non ci sarebbe bisogno di parlare di morale, poiché consciamente o inconsciamente tutti si comporterebbero in conformità con i comandamenti di Dio. Fortunatamente la Coscienza Morale é ricoperta da una sorta di crosta che può essere forata soltanto dall’intensa sofferenza; allora la coscienza parla. Ma dopo un poco l’uomo si arresta e l’organo viene ancora una volta ricoperto e sepolto.
Gurdjieff (Belzebù)

COSCIENZA – Facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale o si prospettano in un futuro più o meno vicino. E’ vista come “il guardiano” “la vocina misteriosa” che guida ad ottenere il GIUSTO INTELLETTO o RETTA RAGIONE e perciò è Divina.

SENTIMENTO – E’ contraria all’intelletto: quindi molto volubile; ora si ama ora si odia.

CORPO – – la materialità che si perde prima o poi. E’ Effimero.

LE TRE VIRTU’ SUPERIORI CHE SI RIFERISCONO ALLA COSCIENZA PERFEZIONANO LA VOLONTA’.

VOLONTA’ =Lo sforzarsi dell’animo a conseguire o ad allontanare una data maniera d’essere; facoltà propria dell’uomo di tendere con decisione e piena autonomia alla realizzazione di fini determinati, di natura spirituale, per il superamento della nostra natura animale.
(La Volontà vera esiste soltanto quando un solo IO governa, quando c’é un “padrone” nella casa. Un uomo comune non ha “Padrone”. Egli é governato ora dalla mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l’ordine arriva dall’apparato formatorio e ancora più spesso quest’uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La libera VOLONTÀ é la funzione del PADRONE in noi. La nostra VOLONTÀ é la SUPREMAZIA di un DESIDERIO su un ALTRO. )
Gurdjieff (Quarta via)

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Comments (0) Lug 25 2012

La Miniera: la Natura e l’Alchimista

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“O Re, io vi confesso la verità: Dio, per il suo piacere, ha creato questa cosa mirabilissima in voi e in qualunque luogo voi siate, essa è in voi, e non potreste esserne separato … Voi siete la Miniera, perché essa si trova in voi e, per confessare il vero, siete voi stesso a prenderla e a riceverla. Chi cercherà un’altra pietra nel Magistero, sarà deluso nella sua opera…”
Questo è ciò che dice l’alchimista Morieno al Re arabo Kalid in uno dei primi testi alchemici giunti in Occidente.

Si prende l’immagine della Miniera per rimandare al significato di un luogo interno, sotterraneo, in cui si trova la materia prima. Le miniere rappresentano luoghi in cui si scava, con fatica e sacrificio, e con il duro lavoro dell’uomo si estraggono materie preziose che il tempo e le altre leggi di natura hanno forgiato.
Si può accostare la “Miniera” anche alla “Caverna”, per le sue caratteristiche di buio, di profondità, di luogo scavato nella roccia. Nella Miniera così come nella Caverna, occorre inoltrarsi muniti di un lume per far luce, ben accorti sui possibili pericoli. L’ingresso in questi luoghi è assimilabile all’ingresso in un bosco, all’inizio di un viaggio da cui si risalirà portando fuori il “tesoro”.
Non è dunque un caso che compaiano spesso come simboli in racconti mitologici e favole.

Ma la Miniera è assimilata anche all’Athanor, da cui si estraggono i “Metalli” per compiere le Operazioni.


Miniatura di Jean Perreal, XVI sec. L’alchimista dialoga con la Natura, raffigurata con un diadema che reca i simboli dei sette metalli, seduta su un albero cavo al cui interno arde il fuoco filosofico.

In un dialogo contenuto ne “Il Nuovo lume chimico”, il Cosmopolita ci mostra come lo Zolfo sia chiuso in un durissimo carcere da cui non potrà uscire se non dopo un tempo lunghissimo e con gran fatica. In quel carcere ha dei custodi che lo costringono a fare ciò che essi vogliono e viene detto che lo Zolfo è l’artefice degli odori e dei colori del mondo, dei fiori e dell’intelletto degli animali, dell’aria pura e di quella corrotta:

“Alchimista: «Signore, in quale soggetto è lo Zolfo?»

Saturno: «Sappi per certo che questo Zolfo ha grande virtù: la sua miniera sono tutte le cose del mondo perché è nei metalli, nelle erbe, negli alberi, nelle pietre e nelle miniere»”.

E, più avanti:

Saturno: «Lo Zolfo è la virtù di tutte le cose ed è secondo per nascita ma più vecchio di tutti, più forte, più degno, ma fanciullo obbediente».


Da A. Libavio, Commentariorum Alchymia, Tractatus quartus, De Lapide Philosophorum, Francfort 1606 – La Scala dei Filosofi.
Questo disegno, “La scala dei Filosofi”, è uno dei più misteriosi in cui si ritrovano parecchi simboli alchemici che si riferiscono al procedimento che, per mezzo delle leggi della Natura, conduce alla creazione dell’Oro alchemico.

“Nella parte bassa del disegno, indicato con A, vi sono due leoni mercuriali (che dalla didascalia apprendiamo essere verdi) con una sola testa che vomitano il solvente verde (mercurio filosofico) che darà inizio al processo di fabbricazione della quintessenza. E’ il simbolo della prima materia estratta dalla miniera che originerà la Pietra Filosofale. Sui sette gradini della scala di Salomone vi sono 5 leoni per lato (B) che indicano la comune origine dei 5 metalli. I leoni di sinistra sono solari e quelli di destra lunari. I metalli, mediante le 7 trasformazioni, si trasferiscono nel Sole (C) e nella Luna (D). In E vi sono un re (zolfo) ed una regina (mercurio) in un bagno chimico o fontana dei filosofi (il solvente nel quale vengono uniti lo Zolfo ed il Mercurio filosofici). Tale bagno è una specie di letto dal quale si genera la stirpe reale. Il re (F) e la regina sono nudi per indicare la purezza primitiva della materia necessaria per completare l’Opus. Un poco più in alto vi è un giardino (il mitico giardino delle Esperidi) con un albero che produce frutti d’oro, l’albero del sole o albero della vita. Coronano il tutto delle stelle d’oro (G) che simboleggiano i metalli bruciati, la moltiplicazione e l’aumento fino alla proiezione.”
(Descrizione tratta da: www.fisicamente.net)

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Comments (3) Lug 01 2012

Il Mulino mistico, l’Uovo filosofale, simbologie e correlazioni

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Questo articolo nasce da uno studio su alcuni simboli apparsi in sogno: la farina bianca ed il pane. Le tradizioni millenarie hanno sempre dato particolare attenzione allo studio dei simboli onirici, a quelle immagini, parole e scenari che inviano precisi significati, tracciando alcune volte un percorso che ci invita ad “ascoltarci” dall’interno.
Così mettendo in atto ciò che arriva dall’antica Saggezza, “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam”, vado alla ricerca e all’approfondimento di possibili significati che i simboli colti attraverso sogni e intuizioni possono rivelare, risalendo a tutto un nuovo mondo di correlazioni.

Capitello romanico della cattedrale di Vezelay (Francia – Borgogna), sec. XII

Il capitello illustra il passaggio dal vecchio al nuovo testamento, per opera del cristianesimo. Nella parte superiore, Mosé versa nell’imbuto di un piccolo mulino – mosso dalla ruota con la croce (simbolo dell’evento cristiano) – il grano grezzo della Vecchia legge. Sotto, san Paolo raccoglie in un sacco la farina bianca della Nuova legge, per espanderla nel mondo.

E’ un esempio mirabile dell’efficacia della catechesi visiva per mezzo dei simboli scolpiti nel libro di pietra della Bibbia dei Poveri dell’arte romanica.

“Alcune volte si nota tra i fregi delle cattedrali il mulino e l’uomo che raccoglie la farina. A prima vista sembra una scena banale, comune: un uomo versa grano in un mulino mentre un altro raccoglie la farina. In realtà le Scritture ci insegnano che è Mosè a portare il grano al mulino ed è san Paolo a raccogliere la farina. In senso simbolico, il mulino mistico è lo strumento attraverso il quale una sapienza passata, rappresentata da Mosè, diventa sapienza presente, indicata da san Paolo.”

Il prodotto del Mulino mistico

L’alimento mistico che conduce alla trasmutazione dell’Essere è il “Pane”(in ebraico “Lechem” = 78 che racchiude tre volte il Nome Yud Hey Vav Hey,che vale 26. Infatti 26 x 3 = 78) cioè il “Pane di Vita”, simbolo della Nuova Coscienza Messianica di cui Gesù stesso è portatore per trasmetterla a coloro che sapranno accoglierla (i cosidetti Uomini di Buona Volontà, capaci di sottomettere il loro Ego). Gesù infatti incarna in sè l’aspetto trinitario ma unificato del “Pane”( Lechem= Pane = 78 = 3 x 26(YHVH), cioè Padre-Figlio-Spirito Santo).

Il pane è alimento che nutre e dà energia; considerato dono di Dio o degli dèi sin dall’antichità, rappresenta un alimento sacro introdotto in rituali e liturgie. Esso è frutto della terra e del duro lavoro dell’uomo; è fatto con farina (composta da tanti chicchi di grano), con acqua e lievito (unione di tre elementi).

In linguaggio alchemico Dom Pernety scrive queste parole sulla fermentazione:

“Il fermento sta nell’opera come il lievito sta nella panificazione. Non si può fare del pane senza lievito, come non si può fare dell’oro senza oro. L’oro è dunque l’anima di ciò che determina la forma intrinseca della pietra. Non temiamo di imparare di fare l’oro e l’argento, come il panettiere che fa il pane, il quale è solamente un insieme di acqua e di farina plasmata e fermentata e non differisce l’uno dall’altro che per la cottura. Parimenti la medicina dorata è solamente una composizione di terra e di acqua, vale a dire, di zolfo e di mercurio fermentato con l’oro; ma con un oro rinnovato. Perché come non si può fare del lievito col pane cotto, così non si può fare l’oro con l’oro volgare, finché rimane oro volgare. Il mercurio, o acqua mercuriale è questa acqua, lo zolfo questa farina che si inacidisce con una lunga fermentazione diventando lievito, con il quale si fanno l’oro e l’argento. Così come il lievito si moltiplica eternamente e serve sempre come materia per fare del pane, anche la medicina Filosofica si moltiplica e serve eternamente da lievito per fare dell’oro.”

Il mulino che si ritrova anche ricorrentemente nei presepi (ricostruzioni di paesaggi mistici), è un elemento importante per il significato di “movimento” e di vita; la ruota o le pale si muovono sfruttando l’energia dell’acqua o del vento (elementi naturali vitali). La ruota o le pale rappresentano lo scorrere del tempo, mentre la farina bianca, quella che deve essere lavorata, ha un significato di morte. La farina però diventa pane e quest’ultimo è, per definizione, il simbolo della Vita nuova e nutrimento spirituale.
Dal processo meccanico del movimento del mulino (la vita fisica legata alla ruota del tempo), si ricava la farina, materia prima.
Vi è un processo di vita-morte che genera Vita immortale: trasmutazione da materia grezza, la farina bianca, al prodotto finito, il pane, simbolo della pietra cubica o pietra filosofale.

“Questa pietra riunisce in sé tutti i colori. E’ bianca, rossa, gialla, azzurra, verde…” – (Trattato delle tre Parole)”

La rottura dell’uovo filosofale (il vaso di Ermete) con la spada (fuoco) originerà il pulcino (pietra filosofale).

L’uovo filosofale, contenente il pulcino (pietra filosofale) veniva aperto con il fuoco (simbolicamente rappresentato da una spada) che era il calore della cova e quindi un calore dosato con estrema cura, ed infatti, come accennato, era proprio il dosaggio del calore uno dei problemi più grandi degli alchimisti.
(Tratto da http://www.fisicamente.net)


“Nutrix ejus terra” (Ermete Trismegisto)

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Comments (2) Giu 28 2012

Metamorfosi alchemiche

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“Vi sono due corpi: quello rudimentale e quello completo, corrispondenti alle due condizioni del bruco e della farfalla. Ciò che noi chiamiamo morte non è che la dolorosa metamorfosi.
La nostra incarnazione presente è progressiva, preparatoria, temporanea. 
L’incarnazione futura è perfezionata, ultima, immortale.
La vita ultima è lo scopo supremo.”
(Edgar Allan Poe – “Racconti straordinari”)

  

La farfalla ha un ciclo vitale di 4 stadi principali di sviluppo:  uovo, bruco, pupa e adulto. Ogni stadio è il superamento del precedente e prevede l’abbandono del vecchio involucro.
Il destino di un bruco, il progetto che la natura ha per lui, è di evolvere in farfalla. Un bruco che non giungesse allo stadio di farfalla non avrebbe realizzato le possibilità insite nella sua natura.

 

Così l’uomo che non si realizzi nell’Anima-Sé attraverso l’evoluzione della sua Coscienza, non avrà completato ciò che la Natura prevede nel suo piano di Creazione.

 

La farfalla ha due ali e un corpo centrale che ricorda gli organi del cervello e del cuore nell’essere umano.
L’uomo per realizzare il Sé deve integrare, sintetizzare le due parti opposte e polari in modo che funzionino come un unico corpo armonico che gli possa far spiccare il volo in modo leggiadro e innocente come il battito d’ali di una farfalla.

 
Tale leggerezza nel suo volo è data dal dominio sulla natura inferiore, dal superamento dei vincoli della mente analitica, separatrice ed egoica, a favore della mente Intuitiva.
Spostato il centro di dominio, dal basso verso l’alto (dai tre chakra inferiori ai tre superiori), attraverso il Cuore che riceve la luce dell’Intuizione o Intelletto superiore (superconscio), l’apertura verso l’aria e la luce (la nuova dimensione) sarà innocente come lo sbocciare di una rosa.
  

 

La farfalla è stata indicata presso gli antichi Greci con il termine “Psyche” (indicando con tale termine una farfalla notturna), e assimilata all’Anima; ma affinché l’anima (Mercurio lunare) si liberi leggera come farfalla (Mercurio rettificato) deve “spogliarsi” degli involucri che la appesantiscono offuscandole la luce.

 
“L’anima è come la crisalide uno stato di passaggio, un punto critico, che ci permette di collegare il corpo materiale con il Sé Spirituale ed eterno, lo Spirito che chiama in causa l’Unicità delle essenze che sovrastano e superano la condizione materiale, la nigredo. Il nero come è risaputo è un colore o frequenza che attira tutti gli altri (tutti in uno dal quale si possono estrarre attraverso gradazioni di chiaro). Il bianco, contrapposto al nero è la luce, è l’uno indivisibile che forma i 7 colori dell’arcobaleno attraverso il passaggio in un prisma o per effetto dell’evaporazione dell’acqua.”
(“Il Cappello Frigio e altri simboli Cosmici”)
  

L’Anima trovata la sua vera condizione di Farfalla (stato di fissazione del Mercurio solare), potrà librarsi nell’aria, l’elemento che le è proprio. Nella nuova dimensione più sottile (l’aria), essa riceve la luce, il Sole o Fuoco (Zolfo incorruttibile) da cui ha origine la sua stessa essenza.

  

Passaggio dallo stato di Mercurio lunare (simbolo in basso)


 
a Mercurio solare rettificato con l’elemento Zolfo (simbolo in basso).


 
Il simbolo delle ali del Mercurio dei Filosofi, mostra il passaggio alla nuova condizione (analogia con le ali della farfalla dopo la metamorfosi dallo stato di bruco).
 

Così integrato nell'”aria” e nella “luce” della sua Anima-Spirito, l’uomo avrà realizzato il Piano insito nella sua Natura divina: l’Androgino alchemico.

  

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