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Pinocchio scopre la Luna

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Pinocchio scopre la Luna

Questo non è un episodio della favola così come la conosciamo, ma l’immaginazione non ha limiti e questa scena fa parte di quelle immagini-simboli che ci vengono incontro per darci chiari messaggi. La favola è sempre simbolo del viaggio interiore e come tale i personaggi e gli eventi sono gli archetipi e le qualità che dobbiamo riconoscere in noi.

Geppetto mostra a Pinocchio la Luna. Il buon falegname insegna alla sua “creatura” a scrutare i segni nel cielo, a conoscere la Natura. Per diventare un bambino in carne ed ossa, Pinocchio dovrà riconoscere tutti gli elementi della natura umana, riflessi dell’Universo che lo circondano e lo compongono.

Per fare ciò deve imparare ad usare i giusti strumenti fra cui: la vista interiore.
Il cannocchiale diviene simbolo di un’estensione della vista, una visione che supera l’orizzonte conosciuto e mira al Cielo. Puntando in alto, lo strumento apre ad una conoscenza che trascende l’uomo, ma che è da ritrovare come collegamento di unione interiore fra Cielo e Terra.
Le lenti del cannocchiale e la sua forma suggeriscono il legame Microcosmo-Macrocosmo.
La funzione del cannocchiale diventa così “magica”: esso permette di vedere vicini gli oggetti che si trovano lontano, trasformando la visione dello spazio e dissolvendo la distanza.

Geppetto lo guida in questa conoscenza mostrando la direzione in cui guardare: il Cielo.

“L’uomo deve giudicare le cose spirituali col senso interno, senza trascurare di dare al senso esterno la parte che gli compete.”
(“Tre Trattati Tedeschi” – Paolo Lucarelli)

La connessione fra i simboli della favola di Pinocchio e l’Opera alchemica viene colta in queste parole:
” Pinocchio non è solo un opera narrativa e letteraria, Pinocchio dimostra come la più lieve, semplice, e limpida delle commedie non solo possa celare un animo eroico e tragico, ma pure possa rivelare un epos misterico ed iniziatico. A noi non interessa e non deve interessare se l’autore fosse o meno, e in che misura, consapevole dei sensi profondi della sua opera; a noi interessa evidenziare dinamiche spirituali fortissime che sostanziano e connotano tutta la narrazione. Il protagonista è Pinocchio quanto le sue avventure, anzi sono esse le vere protagoniste, non il burattino. Il titolo appare infatti pertinente e preciso “Le avventure di Pinocchio”: una canzone di gesta, strutturalmente simile all’epica arturiana e graalica in quanto intessuta di incontri, peregrinazioni, allontanamenti e ritorni: ad-ventus. Ma anche romanzo iniziatico tutto teso alla “rinascita” dell’essere. La vocazione creatrice e creativa di Pinocchio è già all’origine universale e cosmica, salvifica e misterica. Geppetto confida a Mastro Ciliegia la sua volontà di “conquista” simbolica del mondo, attraverso i segni spirituali del “pane” e del “vino”. La materia prima alchemica è già viva, ma impotente. Pinocchio-ceppo parla, piange, sfrigola, si scuote “come un anguilla”, è già “argento vivo” prima ancora di essere plasmato da Geppetto, e ancora di più quando riceve la sua forma. Il suo primo movimento è la fuga, come l’Atalanta fugens, come un satiro o una ninfa, come l’Angelica di Orlando, come gli iniziati di Dioniso che corrono invasati nei boschi, come i cavalieri arturiani che devono per loro natura vagare solitari fino a farsi cogliere dal Graal. Una materia che va domata, plasmata e guidata alla sua redenzione: lo stesso compito dell’Opera alchemica. Metaforicamente la destinazione di questa materia prima è la sua trasformazione in Uomo. Le opere alchemiche concordano anche in questo: dall’Homunculus di Paracelso alla costante iconografia dell’Homo novus finale. La Fata allude al suo poter essere “ragazzo” quando Pinocchio giace nel letto, al loro primo incontro. Pinocchio ne sembra consapevole implicitamente e allusivamente: quando sostituisce Melampo proclamando: “ Oh se potessi ri-nascere un altra volta!” Un tornare al Padre occultato (l’aureo e cristico Saturno) che coincide con il diventare Uomo perfetto. Ecco al via dell’alchimia mistica cristiana e dell’ermetismo rinascimentale.”
(Tratto da http://www.giacomariaprati.org/articles/opera_pinocchio.htm “L’Opera di Pinocchio fra epica, archetipi, alchimia e cicli mitici – La Materia prima -“)

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Comments (0) Nov 28 2012

Simbolismo mistico e alchemico: il Cuore con le Ali

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Centro dell’uomo, simbolo solare, il cuore è il legame fra cielo e terra, sede del divino nel microcosmo-uomo. Il cuore è assimilabile al mercurio alchemico, al lapis o Graal.
Ristabilito il contatto cosciente con la scintilla di spirito interiore (il Sè superiore), il Cuore a cui si aggiungono le Ali, rappresenta il simbolo di elevazione verso il cielo.

Tradotto in linguaggio alchemico si tratta del Mercurio rettificato che ha ricevuto lo Zolfo, unione dei due principi femminile-maschile (luna e sole).

Nell’essere umano è l’unione dei due poli, è completamento attraverso il superamento dei conflitti fra l’Ombra e il Sé (Atma in termini religiosi), che implica l’apertura dell’Intuizione e della visione interiore la quale si concretizza con l’attivazione del terzo occhio (6° e 7° chakra che vibrano all’unisono). Con questo si stabilisce anche il legame testa-cuore.

Un cuore con le ali è il simbolo del movimento Sufi (mistica islamica), che mostra all’uomo la via per riconoscere Dio nel proprio cuore e risvegliare l’anima per ascendere a stati superiori (simbolo delle ali che innalzano).

Questo simbolismo con varianti e aggiunta di elementi allegorici è spesso ripreso nelle facciate di chiese e cattedrali, ne è un esempio la facciata rinascimentale, detta “delle pietre parlanti”, della parrocchia di San Lorenzo di Saliceto che raffigura un calice (allegoria del cuore, simbolo del Sacro Graal) con sopra un putto dalla testa alata, riferimento al mercurio volatile che rettificandosi spiritualizza la materia. Il putto è sopra il calice (emerge o si immerge), con il probabile significato che da esso prende vita e ad esso rimane collegato.

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Comments (0) Nov 06 2012

Sri Yantra – Geometrica Armonia fra Elementi

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Comments (0) Lug 07 2012

Sintesi Microcosmo-Macrocosmo

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Comments (0) Giu 28 2012

Il cervello: le funzioni dell’emisfero sinistro e destro

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Emisfero sinistro: modalità logico formali per semplificare la complessità dell’informazione

La funzionalità logico-razionale dell’ Emisfero Sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa della Area di Wernike che tende a facilitare un integrazione con la MLT (memoria a lungo termine).

Area di Wernike

Area di Wernike

E’ l’area del cervello cruciale per la comprensione del linguaggio. I soggetti che hanno danni neurofisiologici in quell’area non comprendono il significato delle parole e non riescono ad esprimersi. Fu così chiamata perché fu scoperta da Carl Wernike nel 1874.

L’operazione logico-significativa si basa sostanzialmente sulla combinazione di quattro operatorilogico-formali che corrispondono nel linguaggio parlato a: < SI, NO, E, O > che servono per analizzare e combinare in termini di unità più semplici la dinamica complessa del flusso della informazione. Il SI fa procedere il flusso del pensiero e la E permette di connettere una sezione o immagine acquisita con una successiva, mentre il NO interrompe il flusso del pensiero e lo devia verso un’alternativa selezionata da O.

 

Questa Modalità del Pensiero Logico attribuibile alla predominanza delle attività dell’Emisfero Sinistro del Cervello, indirizza l’attenzione ed il confronto attuabile in termini di riconoscimento e di identità, con la passata esperienza acquisita della MLT (memoria a lungo termine). Il pensiero logico, mediante i suoi operatori analitici, ha la capacità di scoprire il miglior modo di combinare sezioni del flusso di informazione separandolo, selezionandolo e combinandone le sezioni prescelte ed infine generandone una estensione capace di determinare un pronostico sul da farsi; in questo modo diviene possibile risolvere i problemi complessi mediante una elaborazione significativa del flusso di informazione (PROBLEM – SOLVING). Certamente tale metodologia contiene il rischio di consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente le aree cerebrali che permettono di combinare nel miglior modo il risultato di una riflessione logica, ma di fatto ciò non permette al cervello nella sua interezza funzionale di riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva mediante percorsi paralleli più propri delle modalità di pensiero dell’Emisfero Destro.

Emisfero Destro e Pensiero Laterale per modificare gli schemi logico-interpretativi

In questo emisfero ha luogo la modalità di pensiero corrispondente nel linguaggio parlato al SE. Il SE corrisponde ad un atteggiamento di Dubbio tendente a favorire l’intuito ed anche la fantasia, cioè le attività cerebrali che indubbiamente divengono necessarie proprio per la valutazione complessiva di schemi logici applicati troppo rigidamente, i quali tendono ad impedire la capacità di delineare nuove significazioni sulla base di rinnovate aspettative, non facilmente prevedibili mediante la ripetitiva applicazione delle sequenze combinatorie degli operatori logico formali.

L’utilizzazione del SE permette di renderci coscienti dei limiti del pensiero logico-formale e quindi facilita la capacità di sviluppare le attività parallele del PENSIERO LATERALE (Lateral Thinking) al fine di EVITARE GLI ERRORI ancor PRIMA di RISOLVERLI (PROBLEM – SAVING).

Il medico psicologo, Edward De Bono identifica quattro fattori importanti che suggeriscono un atteggiamento volto a utilizzare in modo sinergico e complementare il pensiero laterale: 1) al fine di riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti 2) le quali polarizzano la percezione di un problema, 3) ed impediscono di cercare modalità differenti di guardare le cose 4) e quindi di flessibilizzare il controllo rigido del pensiero logico-lineare per incoraggiare lo sviluppo della creatività.

La creatività é pertanto a portata di mano di ciascuno di noi, infatti l’essere creativi non dipende esclusivamente dalla genetica, proprio perché i geni non sono capaci di gestire i cambiamenti fisici e mentali che si manifestano nell’arco di una vita.

La creatività è quindi il modo di saper utilizzare la plasticità del cervello per rispondere alla complessità degli eventi, mettendo in funzione le molteplici ed articolate funzioni intellettive di cui ciascuno di noi é geneticamente dotato.

Come un blocco di marmo prende la forma pensata dalla creatività dello scultore, così il cervello di ciascuno di noi può essere potenziato da noi stessi, migliorando coscientemente le funzioni intellettive, ed acquisendo in tal modo un benessere derivante dalla fiducia nelle proprie naturali capacità creative. Ricordiamo che divenire creativi non significa solo inventare qualcosa di nuovo o essere originali per forza, ma essenzialmente significa invece trovare soddisfazione nell’utilizzare al meglio entrambe le potenzialità di sviluppo del proprio cervello.

(Tratto da www.benessere.com)

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Comments (0) Mar 21 2012

Aporia diakos – Il limite della logica

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Il termine aporìa, dal greco ἀπορία  [aporein] essere in imbarazzo – composto da [a] privativa e [poros] passaggio  – (passaggio impraticabile, strada senza uscita), nella filosofia greca antica indicava l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide.

Ancora il termine aporia può essere definito come “dubbio insolubile, ostacolo insuperabile che blocca un ragionamento”.

Parola di grande spessore, individua quel momento di una discussione o di un’argomentazione in cui ci si arena senza poter dare ulteriori risposte precise, impastoiati in un paradosso logico.

L’universo è infinito o finito? Nel cercare di rispondere a questa domanda ci si trova di fronte ad un’aporia – come accade puntualmente davanti ai paradossi filosofici (celebri i koan orientali, i paradossi zen).

Con aporia si è intesa anche una fase della maieutica di Socrate volta alla liberazione dal falso sapere, dalla convinzione cioè di avere delle verità certe. L’interlocutore di Socrate infatti di fronte alle insistenze del maestro che continuamente gli chiedeva cosa fosse, ti estì, quello di cui si stava discutendo, che lo spingeva cioè a tentare delle definizioni sempre più precise dell’argomento della discussione, alla fine entrava nell’ aporia, nella strada senza uscita, dichiarando la sua incompetenza nel dare una risposta definitiva e precisa e riconoscendo quindi che la sua certezza iniziale era insussistente

Rendersi conto di questi limiti e rispettare le aporie è segno di grande saggezza – come lo è evitare di sbattere la testa contro il monte se il passaggio non c’è.
Altro significato (minore) di aporia è la verecondia dell’oratore, l’imbarazzo, l’incertezza – ma in particolare, quella falsa. Il conferienziere patetico ostenterà una vibrante aporia nei passaggi del discorso più carichi di sentimento.

Diakos termine greco con significato di “ruota, cerchio“, termine che si trova anche in Zodiaco (dal greco Zoo=animali, vita e diakos)

Dunque “Aporia diakos” due termini che accostati insieme rafforzano il significato di un ragionamento senza via di uscita, che ruota in cerchio su se stesso. E’ il cane che si morde la coda, è il cercare soluzioni logiche su questioni “astratte”.  Utilizzare un mezzo inadatto e limitato per “vedere oltre” non può che far giungere ad un’argomentazione che gira su se stessa a vuoto.

Per uscire dalla ruota infinita di un’analisi frammentaria, la logica dovrà lasciare il posto all’intuizione, sarà un movimento verticale, verso l’alto, che potrà “spezzare” il limitato procedere nell’orizzontale, qui inteso come spazio conosciuto in cui ci si muove dentro le maglie intrecciate di cognizioni parziali che non vedono la completezza e la sintesi.

Edward De Bono così esprime il limite del pensiero logico-razionale:

Il pensiero razionale porta a risultati corretti ma limitati. La colpa è della rigidità dei modelli logici che non cercano nuove interpretazioni della realtà, ma elaborano solo invenzioni già fatte. Quando si cerca invece una soluzione veramente innovativa si deve stravolgere il ragionamento ricorrendo al pensiero laterale: si parte da un punto lontano, si ribaltano i dati, si negano le sicurezze e ci si affida ad associazioni casuali di idee. Mentre il pensiero verticale è guidato dalla logica, quello laterale si serve anche della logica, a volte procedendo a ritroso da una conclusione intuita precedentemente”.

“Il pensiero laterale” di De Bono è da intendersi come alternativa contrapposta al ragionamento sequenziale e lineare che lui chiama “pensiero verticale” per indicare la linea retta, immagine di sequenzialità imposta.

Giungere alla sintesi armonica significa equilibrare le funzioni dei due emisferi cerebrali: emisfero sinistro con funzionalità logico-razionali, sede della comprensione del linguaggio; emisfero destro con funzionalità creative-intuitive.

Si tratta di cedere parte del predominio della mente logica (emisfero sinistro) con cui ci si focalizza abitualmente nell’affrontare la vita, con cui si guarda ogni cosa, per dare il giusto e necessario spazio alla cognizione intuitiva (emisfero destro), allo sviluppo della visione del Sè.  E’ trovare la centratura fra i due estremi, utilizzando il grande potenziale dell’inconscio plastico con volontà creativa.

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Comments (0) Mar 17 2012