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Della Libertà relativa e assoluta

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“L’estremo confine della schiavitù è la non consapevolezza di essere schiavi. […]
La libertà è l’equanimità in azione. Se desideri non sei libero, se desideri di non desiderare sei ancora nella schiavitù.
L’alienazione, l’oggettivazione, la proiezione all’esterno della coscienza significano un perdersi nelle nebbie della maya-avidya, un rendersi schiavi del divenire e della frammentarietà.
Una libertà che risulti dalla necessità non è libertà vera, è solo un elemento nella dialettica della necessità.”

“La sparizione della schiavitù è la scomparsa dell’avidya [ignoranza- non conoscenza] oggettivante, è la soluzione del gioco accattivante del piacere conflittuale. […]”

“La vera libertà risiede di là da questa incompiutezza e può essere afferrata e svelata quando la coscienza integrale dell’essere prende, appunto, consapevolezza della sua più profonda e incondizionata Essenza.”

“[…]Liberazione significa ritorno allo stato primordiale, ritorno all’Unità. Liberazione significa reintegrarsi nel Principio.”
(Da “Alle fonti della Vita” – Raphael)

La Libertà coincide con l’esercizio della Volontà. Volontà che parte dal centro e che per essere veramente attiva prevede uno stato di centratura interiore, di una sintesi e unione degli opposti in cui un Io-integrato è al di sopra dei meccanismi conflittuali generati dalle varie istanze delle funzioni della personalità.
Questa è la prima condizione da soddisfare.
Diversamente da tale condizione non si può parlare di Volontà come espressione di Libertà, ma di volontà “pervertita” (nel senso etimologico del termine), cioè asservita ad un io frammentato e non centrato in se stesso.

La libertà può presentare vari gradi poiché legata allo sviluppo della consapevolezza di ciò che si è; intesa così essa diventa proporzionale al grado di conoscenza di se stessi.
Più si è consapevoli della propria natura, dei propri limiti, più si accettano e si portano alla coscienza e meno si è ciechi schiavi dell’automatismo inconscio (ovvero di quell’Ombra che va integrata).

In ciò si delinea il compito dell’uomo: giungere ad una Libertà cosciente, consapevole, e liberarsi dall’ignoranza-illusione.
Si tratta del dharma umano in quanto specie che ha gli strumenti necessari per portare a tale compimento.
Dharma=dovere, sentiero, compito, che per l’uomo significa l’allinearsi alle Leggi Universali in modo cosciente.
E’ evidente che gli altri regni di natura (minerale, vegetale, animale) vivono inconsapevolmente seguendo le leggi particolari e universali e in questo possono dirsi “liberi”; l’uomo vive in quella “zona di confine” che passando attraverso il conflitto generato dalla mente, si rende schiavo delle sue stesse scissure interne. E’ con tale mezzo, la mente, e attraverso tale conflitto, che potrà giungere alla Libertà consapevole.

Necessariamente questo processo di realizzazione richiede un grado di maturità, uno sviluppo di una mente sia analitica che sintetica che diventi strumento idoneo a creare la centralità dell’Io integrato.
L’uomo deve cioè, essere pronto e capace di riconoscere prima il proprio dharma personale, rendendosi così “strumento attivo” ed esercitare la propria volontà interiore in armonia con la Volontà superiore rappresentata da tutto ciò che lo trascende (il Sé superiore, il macrocosmo in cui vive).

E’ nel compimento dell’unione armonica microcosmo-macrocosmo che si raggiunge il massimo grado di Libertà.

Occorre riconoscere che l’uomo nella sua collocazione spazio-temporale (di per sé limitata) può giungere ad una condizione di libertà relativa e non assoluta; è chiaro che il suo posto nell’Universo è molto decentrato, ma la grandezza dell’uomo sta nel riconoscimento di essere parte di un Tutto e di racchiudere in se stesso la completezza che deriva dalla sorgente da cui è animato e unito.

All’uomo è dato il compito di passare attraverso il conflitto per raggiungere l’armonia superiore, ha il compito di fare da tramite e da ponte per la realizzazione di un livello superiore di Vita in cui si compia la Coscienza Universale, sintesi dell’unione con l’individuale.
E’ il compimento di uno stato coscienziale che comprenda il Tutto e in cui si possa svelare l’Essere.

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Comments (0) Lug 21 2013

Desiderio e Volontà

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Procedendo nella conoscenza di se stessi, emerge la necessità di far chiarezza su tutto ciò che opera all’interno dell’uomo.
Spesso vi è confusione o difficoltà a distinguere ciò che è all’origine dei moti interiori, quali sono le forze che spingono ad una determinata azione e quali sono le funzioni psichiche coinvolte nei processi vitali.

Una distinzione sottile e fondamentale va fatta fra il desiderio e la volontà, entrambe queste funzioni sono facilmente scambiate in quanto sono forze dinamiche che si trovano alla base della vita.

Mentre la prima forza, il desiderio, è una spinta legata ad una funzione (istintiva, emotiva, mentale) che cerca realizzazione e soddisfacimento con l’appropriazione di un “oggetto” esterno all’io, la volontà è una forza neutra che permette la messa in atto di qualunque cosa che esiste in potenza nella spazialità psichica.
In questo senso la volontà è il “propulsore” centrale interno che coordina un’azione (interna e/o esterna) e come tale è strumento primario di realizzazione a diversi livelli: istintivo, emotivo, mentale-inferiore, mentale-superiore.

Il desiderio, diversamente, è qualcosa di potenziale che può essere sentito e vissuto senza la necessaria forza di volontà per la sua realizzazione e pertanto rimanere inappagato e/o rimosso mancando di trovare il suo naturale sbocco.
Nel desiderare l’io non ha una posizione centrale-attiva, ma è “sottomesso” all’impulso “desiderante” che richiede il suo appagamento; impulso che può spingere con tale forza da attivare una volontà determinata al raggiungimento di uno scopo.

La volontà ha dunque sempre una posizione centrale in quanto è lo strumento diretto dell’io, ma può essere per così dire “pervertita” (nel senso etimologico del termine), se asservita a funzioni decentrate di una personalità non integrata, non-unificata in un Io, quindi non utilizzata con consapevolezza attiva.

Nella Psicosintesi di Assagioli, in cui tali tematiche sono state ben affrontate e chiarite, si definiscono così i due termini:
– DESIDERIO: funzione psicologica. Per quanto se ne consideri soprattutto l’aspetto soggettivo (desiderio come qualcosa che uno sente, come emozione), in realtà è una forza dinamica che spinge ad agire: tendenza primordiale, l’impeto dell’attrazione verso il non-io.
Gli impulsi e i desideri sono le molle che si trovano dietro ogni azione umana. Tutti gli uomini sono mossi – potremmo dire posseduti – da un desiderio di qualche genere, anzi da desideri di molti generi, da quelli relativi ai piaceri sensuali fino alle aspirazioni più idealistiche.

– VOLONTA’: funzione psicologica, la più vicina all’io, sua diretta espressione. Sorgente di tutte le scelte, le decisioni, gli impegni. Attraverso la sua scoperta dentro di noi percepiamo di essere un soggetto vivente dotato del potere di operare cambiamenti nella nostra personalità, negli altri, nelle circostanze.
Ha funzione direttiva e regolatrice simile a quella del timoniere di una nave.

(Da “Comprendere la Psicosintesi”)

Ma spingendoci oltre le definizioni generiche andremo a scoprire che vi è una Volontà con la “V” maiuscola che è quella che rispecchia più propriamente l’essenza di tale forza-funzione.
Essa è quell’energia che è alla base della vita stessa perché ne permette la manifestazione.
Il Suo riflesso nell’uomo è veramente visibile quando si sono determinate condizioni di riunificazione delle scissure interne attraverso un lavoro pratico e attivo sui vari livelli della personalità.

Fabio Guidi nel suo libro “Iniziazione alla Psicosintesi”, riprendendo ciò che dice Assagioli, così ne parla: “Si può volere solo dal centro”. Con questo si vuole mettere in evidenza il fatto che fino a quando non è attuata una sufficiente unificazione della personalità, non si può affermare di possedere una effettiva Volontà. La Volontà presuppone un Io sufficientemente integrato e capace di prendere una sola direzione esistenziale.
A tale Volontà si contrappone il puro e semplice arcobaleno dei desideri, vale a dire la guerra dei nostri diversi, spesso opposti, impulsi interni.”

Inoltre per attivare e svelare la Volontà all’interno di sé, vanno distinte tre fasi:
1^ – riconoscere che la volontà esiste;
2^ – consapevolezza di avere una volontà;
3^ – scoprire di ESSERE UNA VOLONTA’.

La Volontà è la “forza motrice” che permette l’attuazione di un’istanza la cui spinta può venire da una delle altre funzioni psicologiche dell’io (volontà personale) o da un centro superiore sovramentale (in questo caso si intenderà come “Volontà Transpersonale”).

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La Psicosintesi come pratica di realizzazione alchemica

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“Conosci, Possiedi, Trasforma”, questo è il processo che Assagioli ha proposto all’uomo attraverso un percorso fatto di tappe pratiche in cui si percorre un vero cammino di realizzazione, compiendo dapprima ciò che Jung definì “l’individuazione” necessaria all’evoluzione della coscienza.

Quando vi è la spinta a riconoscersi oltre i limiti del proprio corpo, delle proprie emozioni e concetti mentali, si inizia un’esplorazione all’interno di sè e nasce un primo sguardo che si distanzia dai contenuti con cui prima ci si era assorbiti e identificati mancando di quella osservazione silenziosa che ne permette la conoscenza.

Dal momento che vi è l’osservazione dei processi che riguardano la propria natura umana, si attua la prima “separazione alchemica”, si comincia a definire un punto della coscienza che è per così dire “al di sopra” dei meccanismi automatici quali istinti, emozioni, pensieri.
Si assume una centralità fatta di Volontà che coordina, dà una direzione consapevole alle funzioni psichiche della personalità.
In questa fase è l’Io, inteso come punto centrale della personalità, come coscienza individuale (in termini Vedanta si potrebbe definire come ahamkara=senso dell’io), che prende le redini e collabora al processo di riordino delle varie istanze fisio-psicologiche, grazie ad una presa di consapevolezza avviata dalla conoscenza ed osservazione; suo strumento diretto è la Volontà.

In Psicosintesi la Volontà è lo strumento primario, è ciò che può permettere la vera trasformazione.
Quando si parla di Volontà quindi si apre un ampio spettro di significati e applicazioni, in quanto la Volontà deve essere necessariamente corredata dagli aspetti di forza, bontà e sapienza per risultare un mezzo efficace ed equilibrato, diventando così un’“energia triangolare” capace di smussare, plasmare e trasformare in modo armonico.

In un processo di crescita personale che verte verso l’unificazione con la parte superiore dell’Io ovvero con il Sè che trascende e include l’Io (il quale è di Esso un riflesso), la volontà personale ha un ruolo attivo che giungerà a lasciare il passo al momento giusto alla Volontà transpersonale (del Sè superiore).

La volontà è una forza propulsiva che innesca il processo creativo e trasformativo avvalendosi di qualità e attributi che possano realizzare dei cambiamenti nella direzione scelta.

Attraverso la conoscenza delle dinamiche psicologiche verranno alla luce mancanze, limiti, squilibri ed automatismi che possono essere “corretti” e direzionati da scelte consapevoli.
E’ il caso in cui volendo attivare una qualità latente in noi, si potrà, per mezzo di esercizi di evocazione e immaginazione attiva, innescare quell’energia-qualità.

Diventa chiaro che strumenti-energie quali la Volontà, l’Amore-Comprensione e l’Intelletto-Saggezza, agendo in sinergia, sono gli “utensili” per eccellenza del laboratorio alchemico.

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Equanimità – Separazione alchemica

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“Alchimia est impuri separatio a substantia puriore.” (Martin Ruland)

Il processo alchemico detto “Separazione” è il fondamento dell’intera Opera Alchemica, così come precisamente espresso da Martin Ruland; questo è ciò su cui condurre il lavoro alchemico.
La separazione delle sostanze impure dalla sostanza-essenza più pura; ciò si può anche tradurre come l’estrazione del Mercurio solare da quello lunare.

Dietro al linguaggio ermetico-alchemico, i cui simboli implicano un serio ed approfondito studio, si scopre una concreta applicazione sulla materia prima che altro non è che il microcosmo-uomo.
Il Mercurio solare si traduce in Coscienza solare che deve essere separata dalla mente lunare, la mente-desiderio o kama-manas.
La dimensione psicologica della mente umana non è che il mercurio volgare degli alchimisti dello spirito; essa vive di luce riflessa della Coscienza Superiore (solare), “substrato” e vera essenza nascosta nell’uomo.
Questo processo di disidentificazione dalla mente psicologica (inferiore) è la prima operazione alchemica che occorre fare con graduale e delicato lavoro. E’ un prendere una equi-distanza da contenuti e qualificazioni che sono i materiali “grossolani” da ripulire e trasformare in seguito.

Dopo il riconoscimento di questa essenziale realtà, lo strumento primario per lavorare sulla separazione è l’attivazione dell’equanimità, esercitando la quale si può gradualmente realizzare l’operazione.

Da “Fuoco di Ascesi” di Raphael ben si chiarisce cosa si intenda per Equanimità:
“I [veri] Saggi sono quelli che vedono con lo stesso occhio un brahmana – coronato di sapienza e umiltà – una vacca, un elefante, un cane, uno svapaka [mangiatore di carne di cane]. (Bhagavadgita V, 18.)”

“Questo sutra della Gita è molto importante perché indica la posizione coscienziale ottimale per una effettiva Realizzazione. Inoltre, può essere interpretato sotto l’aspetto psicologico e, ancor più, coscienziale-metafisico.
Prima di tutto, riconosciamo che l’ente umano ha la capacità istintiva di rispondere al mondo oggettuale, di sentire emotivamente cose-eventi che sono dentro e fuori di sé e di avere la capacità pensativa di proiettare opinioni, interpretazioni su quelle cose-eventi. Ancora, può aver sviluppato troppo il “senso dell’io” (ahamkara) o centro individuato sì da essere intrappolato dalle sue movenze psicofisiche, rimanendo indifferente di fronte alle cose-eventi, ma in senso negativo, riduttivo.
Il sutra sottolinea che il Saggio rimane equanime; ciò significa avere lo stesso atteggiamento coscienziale di fronte a cose-eventi differenti, a volte persino opposti.
Possiamo anche esprimerci nel modo seguente: l’equanimità è “divina indifferenza” o divina impassibilità, imperturbabilità, neutralità perché con essa si sono trascesi e unificati tutti i dualismi.

Da quanto detto possono sorgere due domande:
1) L’equanimità-imperturbabilità a che sfera del nostro essere possiamo attribuirla?
2) Quali sono gli ostacoli che possono impedire l’espressione dell’equanimità?

Ci può essere utile questo filo di pensiero: se la nostra psiche si muove sulla linea della perturbabilità dovremo chiederci: che cos’è che determina tale turbamento e su quale sfera coscienziale potremo trovare la lacuna?
Iniziamo col dire che l’equanimità è l’opposto degli stati duali come, ad esempio, attrazione e repulsione. Chi, dunque, è condizionato dallo stato attrattivo-repulsivo della sfera psicologica non può essere equanime, non può rimanere impassibile; e poiché l’impassibilità-equanimità è del Saggio ne consegue che quell’ente, sotto l’imperio dell’attrazione-repulsione, può essere tutto tranne che saggio. Ma perché, poi, l’imperturbabilità è del Saggio? La saggezza, essendo libera da pregiudizi dualistici, può “vedere” le cose come realmente sono (vivekakhyati: retto discernimento scaturito dall’intelletto puro).
Ora, chi è determinato o sballottato da condizioni psicologiche attrattive-repulsive in che senso può usare il giudizio di verità? Questo, purtroppo, viene condizionato o alterato dal particolare momento emotivo. Se la perturbabilità è padrona del nostro essere, noi saremo forzatamente preda di “opinioni” soggettive e non di giudizi universali, opinioni che eserciteranno un peso negativo determinante sulla nostra visione della vita e sul nostro comportamento.
Il sutra ci indica soprattutto uno stato coscienziale: il Saggio è colui che è equanime di fronte a tutto, non solo di fronte ai suoi stessi eventi-cose, ma anche alle “opinioni del mondo degli uomini”. Possiamo così esaminare il sutra da quest’altra angolazione.

Se riconosciamo che le indefinite manifestazioni vitali si risolvono nell’Unità dell’Essere, se accettiamo che tutto è Uno senza secondo, se ammettiamo che “In Esso originano è si dissolvono tutte le cose” (Mandukya Upanisad, VI), dov’è quel dato, quella cosa o quel fatto che può darci turbamento, parzialità ed eccitazione? Nella nostra coscienza una e universale possiamo mai trovare la dualità e la differenzianzione?
Le “ombre” del cane, dello svapaka, del brahmana, ecc. non si stagliano sul nostro stesso schermo? Le loro movenze non sono l’espressione di quell’Uno che dà vita a tutto? Solo l’immedesimazione con una particolare “ombra” ci pone sul piano della distinzione e dell’opinione, cioè della non-verità.
Chi ha una coscienza universale è equanime perché è fuori dell’opinione dianoetica essendo un Saggio, è tutt’uno con la Vita; oppure, essendo tutt’uno con la Vita è un Saggio, un muni, cioè colui che si è posto nel Silenzio onnipervadente proprio perché è uscito dal polarismo di qualsiasi natura e grado.
Dietro il mondo dei nomi e delle forme, a qualunque dimensione possano appartenere, esiste quella Realtà una onnicomprensiva, quell’Essenza che è il fondamento metafisico del mondo intelligibile e sensibile. E chi ha il privilegio di vedere la vita in termini di unità-equanimità ha realizzato il savikalpa samadhi o Coscienza divina.”

Questo è il testo in cui con parole chiare ed illuminanti si esprime Raphael, utilizzando anche un linguaggio della tradizione Vedanta, ma dimostrando che l’Alchimia è opera universale e non appartiene ad un culto particolare, ma è sinonimo di trasformazione e realizzazione interiore.

Nei simbolismi della tradizione occidentale l’equanimità-separazione alchemica può vedersi nell’Arcano maggiore “La Temperanza”. Nell’archetipo rappresentato dalla lama dei tarocchi n. XIV un’immagine spesso dall’aspetto androgino o comunque “angelico” travasa dei liquidi da un recipiente all’altro, si potrebbe vedere in questo gesto, un “dosare”, un separare la sostanza con “giusta misura”.

La Temperanza è inoltre una delle quattro virtù cardinali che permette di trasformare, purificare, trasmutare l’energia vitale, quindi di “Separare” l’impuro dal più puro, di “ripulire” la sostanza mercuriale simbolicamente fluida (assimilabile perciò alla plasticità della mente), dai metalli pesanti (i contenuti-qualità della personalità egoica).

Come ben sappiamo non è solo ragionando o mettendoci le buone intenzioni che si attiva una qualità e una trasformazione. Occorre quindi evocare l’Equanimità-Temperanza con applicazione costante e instancabile, così come gli alchimisti si dedicavano alle “operazioni” nel loro “laboratorio”.

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L’approccio alchemico delle nanoscienze

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Per nanoscienze si intende lo studio dell’infinitesimamente piccolo (il mondo microscopico), in cui le leggi fisiche che agiscono e ordinano la materia microcosmica (microcosmo) sono differenti da quelle che interessano il mondo delle grandi dimensioni (macrocosmo) e generano effetti per noi ancora sorprendenti e imprevedibili.
Si tratta di un agire sulle basi che costituiscono la materia, ovvero su quei “mattoncini” che “intelligentemente” modellano e creano le strutture di ciò che ci circonda (dai metalli ai tessuti organici).

Agire con la materia conoscendone le leggi e imparando a gestire l’intelligenza che presiede alla creazione delle forme di vita, potrà cambiare il futuro e l’evoluzione dell’uomo, ma a patto che non si interferisca con una manipolazione arbitraria che genererebbe caos e deviazione.

Forse gli antichi alchimisti avevano aperto la strada a ciò, sottolineando che quello che riguarda la materia riguarda anche lo spirito e viceversa. Mostrando come agendo in sintonia con la Natura si creano le Vere Opere d’Arte.
In un mondo in cui l’interconnessione con il Tutto prende sempre più importanza, è fondamentale tenere presente che i principi su cui si basa la Vita fanno parte di un’Intelligenza che va rispettata e conosciuta dall’interno all’esterno, dal microcosmo al macrocosmo per il compimento della “Grande Opera”.
E’ infatti da rilevare come con un approfondimento delle leggi atomiche e delle nanotecnologie si tocchino tutti gli ambiti della vita, in cui psiche e materia si incontrano e interagiscono.

Ulteriori approfondimenti sul legame fra Alchimia e Nanoscienze si possono trovare a questo link: Riflessioni sulle Scienze di Alberto Viotto: Nanoscienze, Nanotecnologie e Nanomedicina. La rivoluzione tecnologica del XXI secolo. Di Giovanna Serenelli

Inoltre propongo qui di seguito un articolo interessante sull’argomento.
ALCHIMISTI NANOTECNOLOGI di Paolo Manzelli.

Premessa:
Le nuove tecnologie abilitanti (NTA) – tra esse: Nano e Bio-tecnologie, Roobotica, Generazione strategica di alternative energetiche ed inoltre Virtual Spaces di cooperazione territoriale tra PMI(piccola-media impresa) e Ricerca per i settori decisivi alla futura crescita del sistema socio-economico Toscano – tutte queste NTA rappresentano una notevolissima opportunità strategica di sviluppo delle economia della conoscenza in un Paese come l’Italia, privo di materie prime. In vero la criticità del passaggio tra produzione manifatturiera tradizionale e le applicazioni delle NTA, consiste innanzitutto nella necessità di potenziare la comprensione ed il management cognitivo, che è alla base di percorsi di modernizzazione della catena del valore della produzione delle PMI. Il fine è poter riqualificare le relazioni di competenza tra ricerca ed impresa, che del resto oggi risultano inadeguate per affrontare una sinergia di sviluppo e di co-progettazione strategica della economia della conoscenza a livello territoriale, in modo tale da poter di minimizzare i costi sempre piu elevati di materie prime e di energia in un ambiente ad elevata qualità ambientale e di benessere sociale.

Foresight cognitivo sulle Nanotecnologie.
Le Nano Tecnologie si basano sulla realizzazione di aggregazioni (CLUSTER ) di atomi o molecole le cui proprietà si distinguono da quelle macroscopiche poiché l’organizzazione di unità ultra-microscopiche dimostra un’ampia gamma di reattività chimiche e di proprietà fisiche che nelle condizione di equilibrio macroscopico si annullano, ovvero risultano ben poco evidenti. Con le nanotecnologie una nuova Alchimia sta nascendo, proprio in quanto nella dimensione nano-tecnologica (1 nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri – cioè un milionesimo di millimetro), le proprietà fisiche si avvicinano a quelle degli atomi o molecole singole che sono dotate di forte reattività cosi come l’ idrogeno ( H) o l’ ossigeno atomico ( O ) sono piu reattivi che non nella loro forma molecolare (H2), (O2).
In particolare gli alchimisti, con le loro idee atomistiche, riuscirono, già nel medio-evo, ad utilizzare le nano-tecnologie, pur non chiamandole con il nome attuale. Infatti, ad esempio, i vetri colorati delle vetrate antiche di molte cattedrali in Europa si è oggi riscoperto che sono dovute alla dispersione di nano-particelle d’oro e di altri metalli, durante la fusione del vetro.

Gli alchimisti pertanto utilizzarono le nano-particelle per realizzare ad es.in Firenze, Santa Maria Novella ed a Notre Dame in Parigi, quelle bellissime colorazioni delle vetrate, dalla dispersione di nanocristalli d’ oro, che assumono varie colorazioni a seconda della dimensione del Cluster di atomi di oro puro, che, ad es., a 70 nm riflette una vivace luce Rosso-rubino ed a circa 100 nm una spendente colorazione Giallo-oro.

Per raggiungere tali risultati gli alchimisti medioevali dovettero affrontare un profondo cambiamento concettuale ed operativo, iniziando ad indagare quanto era già stato realizzato da esperti vetrai in Epoca Romana (400 d.C), che casualmente avevano anch’essi utilizzato la dispersione di nano-particelle nel vetro come è dimostrato dal ritrovamento del vaso di Licurgo, che è verde in riflessione della luce e diviene di color rosso se viene illuminato dall’interno.
E’ interessante rammentare come gli alchimisti riuscirono a realizzare quelle trasformazioni che producono cambiamenti dello stato fisico, in modo da poter ottenere nuove proprietà della materia, scomponendola negli elementi primi e primordiali che essi correlavano alla purezza dei pianeti allora conosciuti. L’oro era il Sole, l’argento la Luna, il rame Venere, il ferro Marte, lo stagno Giove, il piombo Saturno. Una tale concettualizzazione della alchimia condusse gli artigiani dell’ epoca a provare a indagare il microcosmo invisibile mediante operazioni di sistematica separazione delle parti che sono raggruppabili in 6 fasi fondamentali:

solutio (dissoluzione di una sostanza secca in liquido); ablutio (purificazione = separazione del vapore dalla parte solida); congelatio (solidificazione di una sostanza liquida per abbassamento della temperatura); calcinazione (riduzione in polvere di una sostanza secca mediante il fuoco, spesso causata dalla sottrazione dell’umidità che tiene insieme le parti); fixatio = indurimento, condensamento (solidificante) delle sostanze volatili; mellificazione = procedimento che tende a favorire la liquefazione di una sostanza dura che non fonde.

Mediante tale operatività artigianale la corsa alla trasmutazione dei metalli in oro, il piu puro dei metalli, fu già, dai tempi del primo Rinascimento Fiorentino, teorizzata in termini di principi esoterici dell’alchimia, il cui scopo principale fu la scoperta della pietra filosofale e cioè della idea essenziale necessaria per trasmutare il piombo in oro, ovvero produrre l’elisir di lunga vita (oropotabile).
Evidentemente gli artigiani nelle loro fucine artigianali, andarono pragmaticamente ben al di là delle concezioni Esoteriche, così che furono in grado di realizzare innovazione producendo vari forme di manualità basate sull’utilizzazione dei fuoco come principale fonte di energia e dell’ acqua come solvente universale. Le tre fasi fondamentali, comuni a tutti i procedimenti, di utilizzazione del fuoco nelle trasformazioni prendevano nome dai tre colori nero, bianco e rosso ed erano: nigredo, spoliazione o negazione del materiale originario; albedo, sua purificazione; rubedo, assegnazione delle nuove caratteristiche alchemiche.
Sulla base di tali semplici principi operativi gli “alchimisti-artigiani” medioevali compresero una verità che ancora oggi è di grande valore. Infatti capirono che il mondo atomico, di dimensioni tanto piccole, così piccole da essere invisibili, non è per nulla eguale a quello che vediamo come mondo macroscopico e che pertanto le leggi fisiche che conosciamo dall’osservazione del mondo visibile, non si applicano nel contesto del mondo a dimensione atomica, proprio in quanto il loro trasferimento cognitivo dal macro al sub-microcosmo, porterebbe a risultati non confrontabili e spesso contro-intuitivi rispetto alle logiche acquisite relativamente al mondo osservabile.
Sappiamo oggi che nelle dimensioni Nano-metriche le caratteristiche delle nano-particelle possono essere profondamente diverse da quelle dell’ insieme macroscopico, infatti le nano-particelle si avvicinano maggiormente alle proprietà della superficie piana degli oggetti, che infatti sono dotate di maggior reattività, di conseguenza le nano particelle presentano nuove caratteristiche di interazione con l’ ambiente rispetto ai fenomeni visibili che sono propri della massa macroscopica della materia.
Come abbiamo accennato, nelle dimensioni Nano-metriche, i cluster di pochi atomi di oro tra 10 e 200 nm, possono cambiare di colore a seconda della composizione e delle dimensioni del cluster che assorbe-riflette la luce così da apparire di vari colori che vanno dal rosso porpora al verde, arancione, giallo ecc… permettendo di avere coloranti non più molecolari ma nano-tecnologici, dotati di minor impatto inquinante nell’ambiente e con un elevato risparmio di materiali pregiati.
Come ai tempi antichi dell’alchimia oggi si possono avere notevoli opportunità di produzione di manifatture realizzate direttamente da una opportuna aggregazione di atomi, già si pensa di realizzare il diamante direttamente dalla composizione di atomi di carbonio, e ciò e già stato possibile a livello di piccole quantità di diamante di circa 1000,00 nanometri. Molti nuovi prodotti nanotecnologici (vetri auto-pulenti, nuove fibre, tessuti self-cleaning , costumi idrorepellenti, nuovi medicamenti, cosmetici nano-tech, paste dentifrice ultra-sbiancanti, ecc..) sono già realizzati. Pertanto la competizione in questo campo di produzione atomico-molecolare è molto attiva, e quindi necessita di un forte sviluppo di competenze creative, anche per favorire una ampia responsabilità sociale di impresa, datosi che, come abbiamo indicato, con le nano-tecnologie si realizzano prodotti di elevata reattività e quindi di ampie possibilità catalitiche, che possono generare nuove problematiche sia all’ inquinamento che alla salute, le quali indubitabilmente debbono essere prese in coscienziosa considerazione .
In conclusione di questo primo contributo di Foresight cognitivo sulle Nano tecnologie, ritengo necessario sottolineare che una puntuale definizione degli scenari di applicazione tecnologica delle “NTA”, veramente utile per contribuire alla gestione del passaggio della economia industriale delle PMI in Toscana e altrove, alla moderna dimensione della economia della conoscenza, necessita di un elevamento del livello transdisciplinare di competenze scientifiche ed artistiche. Pertanto l’area di rinnovo cognitivo e tecnologico sarà il fulcro del progetto Prometeo, in modo che dalle caratteristiche di start up di un servizio alle PMI di tipo tattico, possa assumere il ruolo strategico come e attualmente necessario per superare la debolezza del sistema produttivo manifatturiero, il quale essenzialmente necessita di una chiara capacità di individuazione delle nuove aree di opportunità competitiva, ed agire di conseguenza nell’ elevare processi qualificati e costanti di trasferimento alla produzione ed al consumo delle moderne tecnologie abilitanti.

Biblio On Line
Nano Tecnologie e Nano Art: http://www.edscuola.it/archivio/lre/nano_art.pdf
Nano Scienze Dossier: http://www.torinoscienza.it/dossier/apri?obj_id=9023
Storia del Vetro: http://www.edscuola.it/archivio/lre/storia_del_vetro.pdf
Breve storia della alchimia: http://cronologia.leonardo.it/mondo42.htm
Nano Technology Encyclopedia: http://encarta.msn.com/encyclopedia_701665682/nanotechnology.html
Foresight in nanotech: http://www.foresight.org/
Nano Insicurezza: http://viaggioallucinante2punto0.blogspot.com/2008/05/nano-insicurezza-6.html
“Nano Technology Foresight in Science and Art”: by Paolo Manzelli Progetto “Prometeo”: Strategia di condivisione e disseminazione di scenari futuri di produzione delle PMI sulla base di nuove tecnologie abilitantiAlc. Case Study 1°

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La Luna nel Sole e la Pietra filosofale

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PIROFILO: Come avviene allora che tra cento Artisti se ne trova appena uno che lavora con la pietra e che invece di applicarsi tutti a questa sola ed unica materia, sola capace di produrre così grandi meraviglie, si dedicano invece quasi tutti a dei soggetti che non hanno nessuna delle qualità essenziali che i Filosofi attribuiscono alla loro pietra?

EUDOSSIO: Questo deriva in primo luogo dall’ignoranza degli Artisti, che non posseggono affatto tutte le conoscenze che dovrebbero avere sulla natura e su ciò che essa è capace di fare in ogni cosa, e in secondo luogo deriva da una insufficiente acutezza di spirito che fa sì che essi si lascino facilmente trarre in inganno dalle espressioni ambigue di cui si servono i Filosofi per nascondere agli ignoranti sia la materia che la sua vera preparazione.
Questi due grandi difetti sono la causa del fatto che questi artisti restano confusi e si attaccano a dei soggetti nei quali scorgono qualcuna delle qualità esteriori della vera materia Filosofica, senza riflettere sui caratteri essenziali che la rivelano ai Saggi.

PIROFILO: Riconosco chiaramente l’errore di coloro che immaginano che l’Oro e il Mercurio volgare siano la vera materia dei Filosofi e sono perfettamente convinto di quanto sia debole il fondamento sul quale l’oro si appoggia per pretendere la superiorità sulla pietra, allegando in suo favore queste parole di Hermes, il Sole è suo padre, e la Luna è sua madre.

EUDOSSIO: E’ un ragionamento privo di fondamento; vi ho appena fatto vedere che cosa intendano i Filosofi quando attribuiscono al Sole e alla Luna i principi della pietra.
Il Sole e gli astri ne sono infatti la causa prima; procurano alla pietra lo spirito e I’anima, che le danno la vita e tutta la sua efficacia. Per questo ne sono il Padre e la Madre.

PIROFILO: Tutti i Filosofi affermano come lui, che la tintura Fisica è composta di uno zolfo rosso e incombustibile e di un Mercurio chiaro e ben purificato: l’autorità di questa affermazione è più forte della precedente, tanto da doverne concludere che l’ Oro e il Mercurio sono la materia della pietra?

EUDOSSIO: Non dovreste aver dimenticato che tutti i Filosofi dichiarano unanimemente che l’oro e i metalli volgari non sono i loro metalli; che i loro sono vivi e gli altri sono morti; non dovreste aver dimenticato che vi ho mostrato con I’autorità dei Filosofi, basata sui principi della natura, che l’umidità metallica della pietra, preparata e purificata, contiene inseparabilmente nel suo seno lo zolfo ed il Mercurio dei Filosofi, che essa è di conseguenza questa sola cosa di una sola ed unica specie, alla quale non si deve aggiungere niente, e che solamente il Mercurio dei saggi ha il suo proprio zolfo per mezzo del quale si coagula e si fissa; dunque dovete considerare come una indubitabile verità che il miscuglio artificiale di uno zolfo e di un Mercurio, quali che possano essere, all’infuori di quelli che sono naturalmente nella pietra, non sarà mai la composizione Filosofica.

(Da: “Il Trionfo Ermetico”)

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Antico testo Egizio

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Traduzione di un antico testo egizio intagliato sulla porta d’accesso ad un sacro sito.

Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima:
Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere,
QUELLO a cui chiedevo aiuto.
Sono QUELLO che ho cercato.
Sono la stessa vetta della MIA montagna.
Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro.
Sono infatti l’UNICO che produce i molti,
della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due,
la creazione è ME STESSO, dappertutto.
Quello che concedo a ME stesso,
lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso,
l’UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio.
Quanto a quello che voglio,
non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto,
il soggetto, il governante ed il trono.

Tre in UNO è quello che sono e
l’inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume,
allorché sognavo durante un incubo.
Sognai che non ero il SOLO unico e
cosi’ IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso,
finché non mi svegliai.
Trovai cosi’ che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono
e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l’eternità.”

(Fonte: http://www.isabelladisoragna.eu/site/articolo.php?news=18&lang=italiano&menu=12)

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Pinocchio scopre la Luna

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Pinocchio scopre la Luna

Questo non è un episodio della favola così come la conosciamo, ma l’immaginazione non ha limiti e questa scena fa parte di quelle immagini-simboli che ci vengono incontro per darci chiari messaggi. La favola è sempre simbolo del viaggio interiore e come tale i personaggi e gli eventi sono gli archetipi e le qualità che dobbiamo riconoscere in noi.

Geppetto mostra a Pinocchio la Luna. Il buon falegname insegna alla sua “creatura” a scrutare i segni nel cielo, a conoscere la Natura. Per diventare un bambino in carne ed ossa, Pinocchio dovrà riconoscere tutti gli elementi della natura umana, riflessi dell’Universo che lo circondano e lo compongono.

Per fare ciò deve imparare ad usare i giusti strumenti fra cui: la vista interiore.
Il cannocchiale diviene simbolo di un’estensione della vista, una visione che supera l’orizzonte conosciuto e mira al Cielo. Puntando in alto, lo strumento apre ad una conoscenza che trascende l’uomo, ma che è da ritrovare come collegamento di unione interiore fra Cielo e Terra.
Le lenti del cannocchiale e la sua forma suggeriscono il legame Microcosmo-Macrocosmo.
La funzione del cannocchiale diventa così “magica”: esso permette di vedere vicini gli oggetti che si trovano lontano, trasformando la visione dello spazio e dissolvendo la distanza.

Geppetto lo guida in questa conoscenza mostrando la direzione in cui guardare: il Cielo.

“L’uomo deve giudicare le cose spirituali col senso interno, senza trascurare di dare al senso esterno la parte che gli compete.”
(“Tre Trattati Tedeschi” – Paolo Lucarelli)

La connessione fra i simboli della favola di Pinocchio e l’Opera alchemica viene colta in queste parole:
” Pinocchio non è solo un opera narrativa e letteraria, Pinocchio dimostra come la più lieve, semplice, e limpida delle commedie non solo possa celare un animo eroico e tragico, ma pure possa rivelare un epos misterico ed iniziatico. A noi non interessa e non deve interessare se l’autore fosse o meno, e in che misura, consapevole dei sensi profondi della sua opera; a noi interessa evidenziare dinamiche spirituali fortissime che sostanziano e connotano tutta la narrazione. Il protagonista è Pinocchio quanto le sue avventure, anzi sono esse le vere protagoniste, non il burattino. Il titolo appare infatti pertinente e preciso “Le avventure di Pinocchio”: una canzone di gesta, strutturalmente simile all’epica arturiana e graalica in quanto intessuta di incontri, peregrinazioni, allontanamenti e ritorni: ad-ventus. Ma anche romanzo iniziatico tutto teso alla “rinascita” dell’essere. La vocazione creatrice e creativa di Pinocchio è già all’origine universale e cosmica, salvifica e misterica. Geppetto confida a Mastro Ciliegia la sua volontà di “conquista” simbolica del mondo, attraverso i segni spirituali del “pane” e del “vino”. La materia prima alchemica è già viva, ma impotente. Pinocchio-ceppo parla, piange, sfrigola, si scuote “come un anguilla”, è già “argento vivo” prima ancora di essere plasmato da Geppetto, e ancora di più quando riceve la sua forma. Il suo primo movimento è la fuga, come l’Atalanta fugens, come un satiro o una ninfa, come l’Angelica di Orlando, come gli iniziati di Dioniso che corrono invasati nei boschi, come i cavalieri arturiani che devono per loro natura vagare solitari fino a farsi cogliere dal Graal. Una materia che va domata, plasmata e guidata alla sua redenzione: lo stesso compito dell’Opera alchemica. Metaforicamente la destinazione di questa materia prima è la sua trasformazione in Uomo. Le opere alchemiche concordano anche in questo: dall’Homunculus di Paracelso alla costante iconografia dell’Homo novus finale. La Fata allude al suo poter essere “ragazzo” quando Pinocchio giace nel letto, al loro primo incontro. Pinocchio ne sembra consapevole implicitamente e allusivamente: quando sostituisce Melampo proclamando: “ Oh se potessi ri-nascere un altra volta!” Un tornare al Padre occultato (l’aureo e cristico Saturno) che coincide con il diventare Uomo perfetto. Ecco al via dell’alchimia mistica cristiana e dell’ermetismo rinascimentale.”
(Tratto da http://www.giacomariaprati.org/articles/opera_pinocchio.htm “L’Opera di Pinocchio fra epica, archetipi, alchimia e cicli mitici – La Materia prima -“)

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Tra Favola ed Alchimia: la Divina Acqua mercuriale che dissolve la nerezza

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Dorothy era proprio arrabbiata per la perdita di una di quelle scarpine a cui teneva tanto.
«Restituiscimela!» gridò alla perfida Stre
«No, no e poi no. Adesso è mia.»
«Sei proprio cattiva! Non hai il diritto di prenderla.» «Diritto o no, ora ce l’ho e me la tengo» sghignazzò la strega. «E prima o poi riuscirò a prenderti anche l’altra.»
A queste parole Dorothy perse quel poco di pazienza che le era rimasta, afferrò un secchio colmo d’acqua che aveva appena portato dal pozzo e lo scagliò addosso alla perfida Strega inzuppandola da capo a piedi. La vecchiaccia lanciò un grido altissimo e sotto lo sguardo sbigottito di Dorothy cominciò a sciogliersi. «Guarda che cosa hai fatto!» urlò. «Tra qualche minuto sarò completamente liquefatta.» «Mi dispiace, mi dispiace davvero» disse Dorothy spaventata, mentre la strega continuava a squagliarsi come la cera di una candela.
«Non sapevi che l’acqua mi avrebbe fatto morire?» gemette la strega con una voce flebile.

«No! Come avrei potuto saperlo?» ribatté Dorothy.
«Ecco… tra qualche istante non ci sarò più e il castello sarà tuo, sono stata molto cattiva per tutta la vita, ma mai avrei immaginato che sarebbe stata una bambinuccia come te a farmi morire, a metter fine alle mie cattive azioni. Ecco, è finita… è fi-nita…»

Con queste ultime parole la perfida Strega dell’Ovest cadde a terra, trasformata in una pozza di liquido scuro che si sparse sul pavimento lucido della cucina allora ci gettò sopra un altro secchio colmo d’acqua limpida e spazzò il tutto fuori dalla porta.

Ora che finalmente era libera di fare tutto quello che voleva corse ad avvertire il Leone della strana fine della perfida Strega. La loro prigionia era finita, finita per sempre!

Quando Dorothy giunge nella Città di Smeraldo, riesce a parlare con il Mago di Oz e ad esprimere il suo desiderio, quello di ritornare a casa, ma il Mago gli dà prima un compito da portare a termine per realizzare il suo desiderio: uccidere la Strega dell’Ovest.

Dorothy desidera il ritorno a casa, che rappresenta la meta finale del suo viaggio ed è analoga alla meta di ogni ricercatore: il ricongiungimento finale con le proprie origini spirituali (la casa del Padre), il luogo da cui l’anima è “partita”, l’unione con il Sè superiore.
Ma prima di arrivare a ciò occorre dissolvere il nero, che alchemicamente rappresenta le “incrostazioni”, le coagulazioni dei metalli vili che offuscano la purezza dell’Anima che vuole fare ritorno.
La Strega dell’Ovest rappresenta il lato buio, l’Ovest è la direzione in cui il sole muore, ma è anche necessario per compiere un ciclo da cui può sorgere la nuova alba. In un percorso alchemico, spirituale o ascetico, le operazioni sono ripetute, “le morti e le rinascite” interiori sono molteplici e corrispondono ai nuovi stati di coscienza che via via si raggiungono attraverso lo scioglimento delle “impurità”.
Condizione necessaria quest’ultima affinché la luce filtri e si rispecchi senza deformazioni.

Un primo passaggio di morte e rinascita si ha quando Dorothy uccide la Strega dell’Est all’inizio del suo viaggio; l’Est è il punto da cui nasce il sole, ma la Strega teneva sotto il proprio dominio questo luogo. Con la sua uccisione si è segnata la caduta del primo velo delle illusioni, il risveglio da ciò che tiene l’uomo incatenato. La nuova Alba per sorgere necessita di una demolizione dei vecchi schemi, delle illusioni che albergano nella mente e che deformano la luce (la Strega dell’Est).

“Il vero fondo dell’anima, del resto, non è in sé né scuro né chiaro; non è nemmeno una sorgente di impulsi irrazionali. Al contrario, quando esso non è completamente offuscato, sì da apparire allora oscuro, è lo specchio fedele del suo polo complementare, lo Spirito Universale; esso riflette così tutte le verità che, quando il potere latente dell’immaginazione si avvicina al puro stato di materia prima, possono esprimersi in forma di simboli.”
(“Alchimia” – Titus Burckhardt).

Le uccisioni delle streghe rimandano simbolicamente all’uccisione del vecchio Re (fase alchemica della Nigredo), che rappresenta l’io-ego inferiore cristallizzato (egocentrismo), il quale con il passaggio alla fase di Albedo, purificazione dell’Anima e superamento dell’egocentrismo, viene disciolto per recuperare le energie inconscie.
E’ da notare come le fasi alchemiche non siano separate l’una dall’altra, ma si interlaccino così che nonostante l’inizio di una fase nuova, la vecchia è ancora da superare e completare.
Il percorso è inoltre da intendersi a spirale, in cui per ogni “operazione” ripetuta, si lavora da un punto diverso che corrisponde al nuovo stato di coscienza raggiunto.

La divina acqua mercuriale
(Baro Urbigerus – 1705).

Un elemento fondamentale emerge dall’episodio dell’uccisione della Strega dell’Ovest: l’acqua.
L’acqua è l’arma con cui Dorothy uccide la Strega. Non si tratta dunque di una normale acqua; innanzitutto viene messo il dettaglio che l’acqua è appena stata presa dal pozzo.
E’ l’Acqua alchemica, la Divina Acqua mercuriale (detta Aqua Divina o Permanens),estratta dal pozzo (le profondità dell’inconscio), il Lapis. Essa è la materia prima estratta dall’interiorità con il processo di trasformazione (il viaggio all’interno di sé, la discesa agli Inferi).

“Nell’alchimia, l’acqua è detta Aqua Divina o Permanens, e viene estratta dal Lapis – in questo caso inteso come Materia Primordiale – attraverso la cottura del fuoco o con un colpo di spada dall’Uovo Cosmico, simbolo della totalità allo stato potenziale, oppure viene ricavata tramite la Separatio, la scomposizione nei quattro elementi (Radices). L ‘aqua divina si trova nella materia come Anima Mundi (anche detta Anima Aquina). Il processo della separatio viene rappresentato allegoricamente con lo smembramento del corpo umano e simboleggia il principio della trasformazione che scandisce le diverse fasi dell’opus ed il passaggio dalla nigredo all’albedo.”
(Tratto da http://www.esonet.it – “Jung e L’alchimia” di Antonio D’Alonzo)

C’è ancora da rimarcare la simbologia del Battesimo che avviene con l’acqua e che è l’iniziazione ad una nuova vita pregna di valore spirituale, in cui l’io purificato può ricevere gli influssi dello Spirito.

Anche in Dante è fortissimo questo messaggio nel passaggio dall’Inferno al Purgatorio, in cui Virgilio lava Dante dalla “nerezza” dell’Inferno:
“Con le mani bagnate dalla rugiada del mattino, Virgilio rimuove dalle guance lacrimose di Dante tutto quel colore, quella nerezza che l’Inferno gli aveva lasciato; poi lo cinge con un giunco sottile che cresce nel limo del mare, giunco che nasce miracolosamente là dove viene reciso. E’ un nuovo battesimo, una nuova purificazione eseguita questa volta con la rugiada, cioè acqua che viene dal cielo, simbolo di doni spirituali.
[…] Si tratta ora di fare il passaggio dal laboratorio (conoscenza dell’Inferno: il solve) alla vita (purificazioni attraverso distillazione e successiva sintesi: il coagula).

[…] Da un punto di vista alchemico, questo rito corrisponde alla dealbatio, paragonata dagli alchimisti all’aurora, alla luce dopo l’oscuramento. La materia di trasformazione viene lavata e purificata con l’acqua, e di nuovo sciolta per una ulteriore purificazione attraverso successive distillazioni; queste, analogicamente, saranno per Dante i passaggi successivi nelle varie balze del Purgatorio”
(“Alla ricerca di Beatrice” – Adriana Mazzarella)

La Strega dell’Ovest si liquefà (fase del “solve”) e la nerezza viene pulita con dell’acqua limpida (passaggio Nigredo – Albedo).
Dorothy recupera la scarpetta rossa (dominio sulla parte lunare, sull’inconscio e gli impulsi) che la Strega le aveva rubato. L’energia recuperata dal contatto con la propria Anima, permette di eliminare le “impurità” residue con un lavoro cosciente di sviluppo interiore, in cui intervengono nuovi livelli trascendenti la personalità. E’ l’inizio della vera libertà interiore.

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Simboli viventi: il Salmone e la Via iniziatica

Posted: under Il Leone - La Volontà, Nel Percorso.
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«Il salmone nuota nell’acqua impetuosa all’inverso cercando di risalirla.
Con guizzi repentini cerca di oltrepassare le rapide fino a raggiungere la meta.
Un luogo dove le acque sono diventate placide e tranquille per morirvi (iniziaticamente!).
Sono molti quelli che partono, ma anche molti quelli che rinunciano,
o si perdono, o vengono divorati disperdendo, così, il senso della propria vita.

Non è importante che il Salmone nuoti in modo elegante né dritto.
L’importante è, che anche da fermo tenga sempre il muso rivolto in avanti, controcorrente.
Fermo, forte e assolutamente determinato.

La corrente è forte, l’acqua ingannevole e i pericoli sono in attesa su ogni sponda,
sia a destra che a sinistra .

Infine, con la generazione, l’aspetta il sacrificio di sé.

Questa è la via del Salmone, non ci sono altre regole,
né quelle che ci sono, possono essere cambiate.

Il Salmone deve concentrare tutte le sue forze nella risalita,
ma nessuna forza varrà la volontà di sopravvivere alle prove .

Quella del Salmone è la via ripida e breve.
Utile ma non indispensabile.

Chi teme per sé prenda la via larga e usi a proprio simbolo vivente un altro animale.»

(Tratto da www.esonet.it – “‘Adepto e il Salmone” di Athos A. Altomonte)

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