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Meditazione: la scoperta dell’Essere

Posted: under La Coscienza, Nel Percorso.
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Meditazione_dell_Essere

In qualunque modo ci si avvicini ad un percorso di armonizzazione delle proprie istanze psicologiche, del proprio sistema biopsicofisico e spirituale, si praticherà una qualche tecnica di meditazione (spesso definita “yoga”).

In Occidente si è diffusa più che mai la terminologia e la pratica meditativa, ma molto frequentemente senza aver ben chiara la differenza fra vera meditazione e tecniche di concentrazione.

In India, nella lingua sanscrita, ci sono due termini per distinguere concentrazione da meditazione e sono: dharana e dhyana.

Dharana che significa “tenere l’attenzione” e viene quindi tradotto come concentrazione, in effetti è il termine più esatto per indicare le varie pratiche meditative che si approcciano come esercizio nelle diverse discipline e percorsi.

Dhyana che si traduce con “meditazione“, è inteso come uno stato di consapevolezza che prescinde dal mero esercizio fisico e mentale di focalizzazione su pensieri e visualizzazioni o sul liberare la mente da ogni contenuto per giungere al silenzio.

L’esercizio di concentrazione è pertanto da considerarsi un allenamento, una forma di autoeducazione e di allineamento fra psiche e corpo che può essere fondamentale anche per trascendere lo stato di coscienza ordinario e limitato dalla configurazione della propria personalità.

Partendo da tali precisazioni è determinante non confondere lo scopo e il significato della vera meditazione, che più che un esercizio è una condizione vigile, ma naturale, della coscienza che ha ritrovato (riscoperto) lo stato dell’Essere.
Meditazione in tal senso è lo stato di autoconsapevolezza e unione con la propria essenza.
Meditazione è una condizione che esula dai limiti dello spazio-tempo, poiché è connessione permanente con ciò che è oltre le concettualizzazioni mentali.

Una nota saggia indiana, Vimala Thakar, ha lasciato testimonianza della sua esperienza di meditazione ed ha dato un grande supporto nella comprensione di tale stato, che lei stessa, così come tutte le antiche tradizioni fanno, incita a sperimentare, a vivere in prima persona senza inganni e senza dogmi, partendo dallo smascheramento dei limiti che comprimono quella naturale condizione cui l’uomo tende.

In un discorso tenuto a Matheran nel novembre del 1971, Vimala dice:
Dhyana o meditazione è lo stato in cui c’è una consapevolezza senza sforzo e senza scelta di, che la vita è dentro e intorno a noi.
Si tratta dunque di uno stato, di un modo di essere, non di un’attività. […]
Si può crescere fino a fiorire in tale stato. La meditazione, in altri termini, è vivere in un’attenzione dinamica, in una consapevolezza dinamica di ciò che la vita è: è un movimento disinibito, incondizionato della coscienza individuale, in armonia con il ritmo della vita universale.
Vorrei dunque disinfestare la parola meditazione da tutta una serie di associazioni. E’ un movimento non cerebrale, un movimento della coscienza individuale, ma non del cervello condizionato, non di quella parte del cervello che è inibita dal condizionamento derivante dall’educazione, dalla cultura, dalla civiltà e dai fattori socio-economici della vita. Il cervello, un organo fisico, una parte dell’organismo biologico, è tanto condizionato quanto il resto dell’organismo fisico. Esistono schemi cerebrali di comportamento. C’è una specie di corpo cerebrale cristallizzato, un corpo psicologico. E’ invisibile e si esprime attraverso parole, movimenti fisici e così via.
La meditazione è un movimento non cerebrale della coscienza umana, in armonia con il ritmo della vita interna, esterna e circostante. Non può costituire un mezzo rivolto a un fine. La concentrazione può essere un mezzo per un fine. La concentrazione può rilassare i nervi, lenire la psiche travagliata, creare un equilibrio chimico nel corpo; stimolare poteri latenti della mente ed esperienze non sensoriali. Tutto ciò può accadere attraverso la concentrazione. E chi vive in una società altamente industrializzata, sottoposto ogni giorno a una tremenda tensione nervosa, pressato da una molteplicità di stress neurologici e chimici, ha veramente bisogno dell’arte della concentrazione, di sviluppare poteri, di acquisire esperienze, di acuire e rafforzare la sensibilità, di affinare e purificare gli organi cerebrali. Se si vuole, si può seguire questa via. Ma può darsi che la concentrazione volta allo sviluppo dei poteri non porti a una trasformazione radicale della qualità della vita, non abbia alcuna presa sul tessuto della nostra relazione con gli altri esseri umani.
La concentrazione può dunque stimolare poteri, esperienze, rendere potente una persona, e a chi è nei guai, a chi è stanco di piaceri sensoriali, a chi vive in una sicurezza economica e politica, piace molto girovagare nei mondi astrali, nell’occulto, ottenere esperienze non sensoriali, acquisire poteri trascendentali e così via. E’ un gioco, una gara nel mondo extra-sensoriale, e lo spirito di avventura crea una compulsione interna a cercare tali esperienze. Nulla di male, premesso che si abbia ben chiaro il proprio scopo. La vita è fatta per avventure ed esplorazioni. La concentrazione non ha assolutamente nulla a che fare con la religione, la spiritualità, la scoperta della Verità, la meditazione, la Liberazione o il Nirvana. Va nella direzione assolutamente opposta: rafforzare la coscienza dell’io, ampliare la sfera delle esperienze e approfondire la sfera della penetrazione cerebrale. Perciò bisogna disilludere la propria mente su che cosa sia la meditazione. Essa non implica alcuna avventura romanzesca. E’ un trascendimento del cervello condizionato. E’ la crescita di una persona verso una dimensione della coscienza interamente nuova dove l’esperienza di sé giunge a termine; dove chi esperisce, la coscienza dell’io , dell’ego, è mantenuta in completa sospensione, in totale acquiescenza; dove i confini spazio-temporali in cui la coscienza dell’io si muove di momento in momento, si dissolvono nel nulla; dove la dualità giunge a termine; e la frammentaria relazione di soggetto-oggetto con la vita viene completamente a cadere.

A meno che non si abbia l’urgenza di scoprire che cosa c’è al di là della mente, di trovare ciò che è al di là del cervello condizionato, al di là di chi esperisce e dell’atto di esperire, al di là dell’atto di osservazione e dell’osservatore, del pensiero e di chi pensa, ciò che è al di là di spazio e tempo, al di là di tutti questi simboli, al di là dei comportamenti cerebrali; a meno che non ci sia l’innata passione di cercare di scoprire per conto proprio, non si sarà equipaggiati per vivere la via della meditazione.

La meditazione è un modo di vivere totale, non un’attività parziale o frammentaria. Non so se, a questo proposito, esista un punto di vista orientale o occidentale. La vita non è né occidentale né orientale. La vita è semplicemente Essere. Semplicemente è. I confini di razza, nazione e religione, le frontiere di tempo e spazio sono assolutamente irrilevanti per la vita e il vivere.”

(Tratto da: “Il Mistero del Silenzio” – Vimala Thakar – ed.Ubaldini Editore)

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