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Il perché la trasformazione sembra complicata

Posted: under Il Leone - La Volontà, Nel Percorso.
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Fili_ingarbugliati

Mi trovavo a dialogare anni fa in maniera un po’ speculativa su argomenti di trasformazione interiore, di superamento dei propri limiti, del cosiddetto percorso spirituale. Ero in una fase in cui avevo compreso dopo anni di “giri a vuoto” nelle personali ristrette convinzioni, che a complicare il percorso intrapreso è solo la mente che ha il pieno controllo di tutto e ciò fa sfuggire che è proprio su quell’aspetto che si deve “lavorare“.

Compreso ciò, tutto mi apparve meno complicato, avevo trovato il fulcro di tutto il mio perdermi nei labirinti apparentemente senza via d’uscita. Tutto il nocciolo della questione era che non mi ero ancora focalizzata effettivamente, in maniera pratica, sul vero lavoro; mi piaceva forse più parlarne, filosofeggiare, arricchirmi a livello intellettuale, ma non facevo altro che alimentare il movimento delle rotelle che rendono l’essere umano automa, cioè, imbrigliato nei propri meccanismi automatici.

Non riuscì a far arrivare il senso della mia “scoperta” all’interlocutore che per tutta risposta mi beffeggiò con ironia insinuando che era l’esatto opposto, cioè, secondo la sua ottica, più si va avanti e più si complica tutto.

La dimostrazione che la mia comprensione mi fu utile è che mi misi a praticare ciò che avevo intuito che occorreva fare, smisi di farmi distogliere dalle chiacchiere della mia stessa mente e da quelle altrui.

Quel dialogo mi fu d’aiuto nell’osservare come nell’ordinario si parla senza alcuna cognizione di ciò che si dice e senza aver sperimentato di prima mano le affermazioni che si fanno. E’ un tranello in cui si cade continuamente e peraltro inevitabile se non si conoscono altri modi di interloquire e di ragionare se non quelli di basarsi sulle concettualizzazioni “incollate” e “rimodulate” nella mente.

Alcune personalità che hanno parlato della loro comprensione acquisita con vera pratica, per fortuna, hanno lasciato testimonianza nei loro scritti e incontrarli anche solo per il tramite di un libro, trasmette un’energia di qualità differente da molte speculazioni che sovente si trovano magari dietro l’angolo di casa.

Vimala Thakar, questa saggia indiana, forse meno conosciuta rispetto ad altri maestri, ha una sensibilità particolare nel raccontare e nel trasmettere la sua comprensione, la sua viva esperienza, ed è una di quelle personalità illuminate che hanno fatto la differenza.
Quando lessi i suoi scritti la prima volta non ne colsi subito l’intensità, mi occorsero più letture intervallate per apprezzare meglio il messaggio che inviano.
Ad esempio, riguardo alla difficoltà di una trasformazione interiore, Vimala Thakar così si esprime:
“La libertà non è difficile da raggiungere. La trascendenza, dall’energia condizionata al regno dell’energia incondizionata, non è nulla di misterioso. La trasformazione che avviene nel contenuto della psiche non è una cosa straordinariamente difficile, fuori dalla portata di un essere umano ordinario come voi e me, ma il punto è: noi amiamo il piacere. Possiamo prendere le distanze dai piaceri del corpo sul piano tangibile, fisico, grossolano, ma siamo talmente attratti, innamorati del piacere delle emozioni, dei sentimenti, delle sensazioni, delle esperienze, che accettiamo l’autorità del passato.
Senza accettare l’autorità del passato, sperimentare non è possibile. Perciò accettiamo l’autorità del passato, accettiamo l’autorità della mente, dell’io-coscienza, e continuiamo a muoverci orizzontalmente da un campo di esperienza a un altro. C’è un modo di uscirne? E se c’è, come ci si pone? Prima di tutto ne sento il bisogno?“.
(Tratto da “Il Mistero del Silenzio”- V. Thakar)

Vimala pone dei quesiti ai quali per rispondere occorre iniziare a praticare su di sè. Prima di tutto bisogna che alcune domande sorgano nella propria interiorità e con una tale forza da pressare per ottenere tutta l’attenzione e una possibile risposta.
Alcune volte ad una prima spinta iniziale, possibilmente dovuta ad una crisi momentanea, segue un placido accomodarsi nelle abitudini e nel conosciuto e Vimala sottolinea: “il punto è: noi amiamo il piacere.”
Quando le abitudini e ciò che conosciamo non hanno più una presa tale su di noi da distoglierci dall’esplorazione interiore, si può davvero dire che prendiamo sul serio il percorso di trasformazione, che l’automatismo che è l’unica cosa che ci ha fatto vivere fino a quel momento, non è più sufficiente.
Lì c’è il momento in cui occorre forse il maggior coraggio: guardarsi allo specchio senza più veli e far crollare immagini costruite da milioni di anni di eredità atavica.

Burattini

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