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Ercole e l’Idra di Lerna

Posted: under Il Leone - La Volontà, L'uomo di Latta - Il Cuore, Lo Spaventapasseri - L'Intelletto.
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“ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.” 

 

Nell’ottava fatica Ercole affronta il mostro che si nasconde nella palude di Lerna, l’Idra dalle nove teste, una sorta di serpente o drago acquatico. L’Idra vive e si nutre nelle acque fetide della palude, ha dimora nella buia caverna e corrompe tutta la campagna circostante.

“La palude stagnante di Lerna sgomentava tutti coloro che vi si avvicinavano. Il fetore ammorbava l’atmosfera per uno spazio di sette miglia.”

Le sue nove teste non possono essere distrutte con i mezzi comuni, non è sufficiente la forza fisica o le armi per tagliare le teste. Ercole viene ammonito: “Preparati a combattere contro questa bestia ripugnante. Non pensare che i mezzi comuni possano servirti: distruggendo una testa ne appariranno subito altre due.”

L’eroe rimane giorno e notte ad attendere che il mostro venga allo scoperto dalla sua tana, ma inutilmente. Solo usando lo stratagemma di lanciare delle frecce di pece infuocata  l’Idra viene allo scoperto agitandosi: “Il mostro si ergeva dall’alto dei suoi tre metri, cosa orrenda a vedersi, sembrava fosse costituita di tutti i pensieri più ripugnanti ed osceni concepiti fin dall’inizio dei tempi. L’idra si slanciò contro Ercole, cercando di avvolgerne i piedi.”

Ercole riesce però a staccargli una testa, ma ne crescono altre due;  più il combattimento diventa animato e violento e più l’Idra acquista forza. E’ solo nel momento in cui Ercole ricorda il consiglio che gli è stato dato “ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.”  che ha la chiarezza di piegarsi sulle ginocchia, afferrare il mostro e sollevarlo in alto, sopra la sua testa, alla luce e all’aria purificatrice.

L’aria e i raggi del sole indeboliscono il mostro e avvizziscono le nove teste, sconfiggendolo completamente.

Solo una testa è immortale, quella mistica, che appare all’appassire delle altre; Ercole la mozza e la seppellisce sotto una roccia.

Questo mito contiene delle chiavi per trovare gli strumenti indispensabili e indirizzarsi verso un corretto percorso di conoscenza e crescita. Sia che si interpreti in chiave psicologica, sia che si trovino livelli più trascendenti e metafisici, esso ci mostra delle tappe fondamentali che non possono essere trascurate per chi compie un lavoro su se stesso.

Presso il fiume Amimone (significato etimologico “senza colpa”), prese dimora l’Idra che trasforma il luogo in fetida palude. In mezzo al fango e all’acqua stagnante della putrida palude di Lerna può regnare un mostro che si nasconde in una caverna e che rende pestifera tutta la natura intorno.

Il simbolo dell’acqua stagnante e morta, in contrapposizione al fiume che scorre con le sue acque zampillanti e vive,  è già un importante riferimento al ristagno delle energie del subconscio in cui fermentano nel buio della “caverna” istinti, passioni, desideri non controllati, non compresi perché appunto nascosti alla coscienza.

L’Idra, con il corpo di serpente o drago ha nove teste (3×3), numero che ha più riferimenti: nove sono le prove da affrontare per ritrovare la Liberazione dalla tirannia dell’ego, nove sono i difetti da distruggere per far “morire” l’io usurpatore. Nove è la porta di accesso alla dimensione dell’Anima-Sè, è il raggiungimento di un nuovo livello di esistenza, il completamento di un ciclo.

E… ancora nove sono le fasi alchemiche: “1. calcinazione, riduzione dei corpi in calce, che può essere secca o umida – 2. putrefazione, dissoluzione dei corpi fino al loro completo disfacimento – 3. soluzione o separazione, riduzione della materia nel suo primo elemento vitale, detto seme, che si attua unendo il fisso nascosto nella cenere con il volatile celato nell’acqua per mezzo di un fuoco esterno molto lento – 4. distillazione, si purifica la materia prima – l’umido radicale – affinché divenendo volatile possa salire e darci un acqua distillata – 5. sublimazione, porta l’umido radicale a divenire un sale bianchissimo avente la caratteristica di fondere con molta facilità – 6. unione, è l’unione permanente tra il fisso ed il volatile – 7. fissazione, dopo aver ottenuto gradi progressivi di purificazione con varie sublimazioni, si fissa definitivamente il misto – 8. moltiplicazione, consente di operare su tutti in regni della Natura e di discernere tra la pietra semplice e la pietra moltiplicatrice – 9. trasmutazione, operare la vera trasmutazione in oro o in argento.”


Saranno poi le frecce infuocate, simboli di aspirazione al miglioramento (lo scoccare della freccia verso l’alto), e di Volontà spirituale (il fuoco) a far emergere l’esistenza di un “mostro” che vive e si nutre in un luogo interiore, nell’ombra, facendo ristagnare quell’energia che altrimenti scorrerebbe come in un fiume vivo.

Le “frecce infuocate”, possono nascere dai momenti di crisi in cui un’irrequietezza che ha origini più profonde della superficie cristallizzata della personalità, smuove quelle energie latenti e cerca di far emergere i “nodi” presenti.

Il dolore generato da una nuova aspirazione e ben rappresentato dal simbolo del fuoco, diventa strumento per sondare angoli sconosciuti, portare alla luce, purificare. Solo quando l’Idra con tutte le sue teste viene allo scoperto, ovvero solo quando tutti gli aspetti subpersonali, i molteplici io e i coaguli energetici vengono riconosciuti, si può iniziare l’opera di distruzione, per liberare  le energie imprigionate e avviarsi verso la “trasformazione-trasfigurazione”.

Le prime armi a disposizione per questo riconoscimento, per l’esplorazione di sé, non possono che essere l’intelletto e la volontà. Le teste dell’Idra se staccate con la violenza, si moltiplicano, ma al contrario seccano, muoiono, perdono il loro alimento se portate all’aria e alla luce del sole.

Non si possono combattere i “nemici” dandogli la stessa energia di cui si nutrono, ma occorre con la chiarezza e il discernimento, trovare, con la luce di una visione più alta, il polo opposto che li neutralizzi.

Gli istinti e le passioni primarie dell’essere umano vanno compresi nella loro funzione, equilibrati e quindi le loro energie sublimate, innalzate a scopi migliorativi, di accrescimento ed evoluzione.

Finché Ercole, l’uomo-eroe che affronta con coraggio le prove, combatte con la forza irruenta l’Idra, il nemico, prende sempre più vigore, ma quando s’inginocchia e lo afferra a mani nude, senza armi esterne (egli butta via la clava), dunque senza ulteriori artifici e costruzioni,  riesce a neutralizzarlo a togliergli l’alimento, il solo modo per giungere alla vittoria.

L’azione di Ercole mostra anche che dimenandosi nel fango si cade, si affonda sempre più perdendo di vista il gesto essenziale da fare. La mente analitica che si agita, senza l’apertura di un nuovo spiraglio della parte intuitiva, si lascia trascinare dalle emozioni-pulsioni, da nuovi istinti e desideri che la soggiogano, ma fermandosi, deponendo le armi improprie al combattimento, si trova la giusta azione.

Le “mani nude” sembrano sottolineare che è solo con la semplicità, spoglia da nuovi meccanismi egoici (che farebbero nascere altre teste all’Idra), che bisogna affrontare la natura “corrotta” per risolverla. Inoltre Ercole si inginocchia e questo gesto indica l’estrema umiltà che occorre per vedere e riconoscere ciò che alberga nel buio dell’inconscio e degli automatismi; arrendersi per conquistare, comprendere per risolvere. Da questa nuova prospettiva, con il nemico ben afferrato, visto da una nuova luce (l’Idra è sollevata sul capo di Ercole), si ottiene naturalmente la vittoria.

“Rimanendo in ginocchio Ercole tenne l’idra al disopra della sua testa affinché l’aria purificatrice e la luce potessero avere il loro effetto.”

In questa ottava fatica di Ercole non mancano i 4 elementi: acqua, terra, fuoco, aria. Tutti hanno un’inequivocabile valenza di necessità vitale, in una concomitanza di azioni-reazioni, come nell’equilibrio che genera la vita e la fa espandere.

L’acqua (necessaria al fluire della vita) è imputridita dalla presenza dell’Idra (la natura inferiore corrotta intrappola l’energia) che la fa ristagnare nella terra, creando il fango pestilente; un primo fuoco (quello delle frecce, il fervore, aspirazione e volontà) è l’elemento che porta allo scoperto il mostro che si infiamma uscendo dalla tana buia; l’aria è l’elemento che agisce purificando e indebolendo la bestia, a rappresentare anche una sfera più sottile e alta di vita in cui l’inferiore degenerato non può sopravvivere. I raggi del sole (la luce della saggezza), sono l’elemento finale che estirpano e “asciugano” la radice del ristagno; l’azione di un fuoco puro, del Fuoco originale risolve e fa ascendere ad una nuova condizione di vita.

Uccise le nove teste, una sola ne viene fuori, immortale, come un tesoro nascosto, la “testa mistica”; questo particolare ricorda come sia ricorrente il simbolismo dello scrigno, del gioiello nascosto, del tesoro, del Graal, o della Principessa, che si trovano custoditi da un drago da affrontare e uccidere. Anche in questo mito non manca tale riferimento che certamente ci dice che intrappolata nella natura inferiore c’è l’energia creatrice, immortale, la vera Vita che viene così liberata.

Un importante richiamo a questa serie di significati si ha in Alchimia, in cui dalla sublimazione del mercurio grezzo si ottiene il Mercurio dei Filosofi, la pietra Filosofale.

“La testa immortale, staccata dal corpo dell’idra, è seppellita sotto una roccia. Ciò implica il concetto che l’energia concentrata che ha creato il problema rimane ancora, ma purificata, riorientata e incrementata dopo che la vittoria è stata conseguita. Questo potere deve allora essere giustamente controllato e incanalato. Sotto la roccia della volontà persistente, la testa immortale diviene una fonte di potere.”

Ercole, l’eroe che agisce utilizzando la volontà, la luce dell’intelletto e l’umiltà, ha in sé un coraggio (l’agire con il cuore) che è la base per l’inizio dell’esplorazione; la ricerca della natura nascosta richiede una forza che proviene dal centro del proprio essere, da un’apertura del Cuore.

“Ercole invoca una luce ancora più luminosa e potente di quella della mente analitica. Egli, invece di agitarsi continuamente nel pantano del subcosciente, cerca di elevare il suo problema ad una dimensione superiore. Sforzandosi di vedere il suo dilemma nella luce di quella saggezza che noi chiamiamo anima, egli l’affronta in una nuova prospettiva.”

Infine nel simbolismo delle nove teste, è possibile trarre le radici principali dei mali che affliggono la natura umana, ci si può rifare anche ai nove vizi capitali, poi ridotti a 7, ma si possono certamente riconoscere: superbia, vanità, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, paura (codardia). Vizi celati fra le pieghe delle mille sfaccettature della personalità che covano, si alimentano e fermentano incatenando l’uomo finché non osa scendere nelle caverne e fare luce con la sua fiaccola infiammata di buona e saggia Volontà.

Bibliografia e citazioni da: “Le Fatiche di Ercole” di Alice a. Bailey

 

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Comments (0) Giu 26 2012