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L’approccio alchemico delle nanoscienze

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Per nanoscienze si intende lo studio dell’infinitesimamente piccolo (il mondo microscopico), in cui le leggi fisiche che agiscono e ordinano la materia microcosmica (microcosmo) sono differenti da quelle che interessano il mondo delle grandi dimensioni (macrocosmo) e generano effetti per noi ancora sorprendenti e imprevedibili.
Si tratta di un agire sulle basi che costituiscono la materia, ovvero su quei “mattoncini” che “intelligentemente” modellano e creano le strutture di ciò che ci circonda (dai metalli ai tessuti organici).

Agire con la materia conoscendone le leggi e imparando a gestire l’intelligenza che presiede alla creazione delle forme di vita, potrà cambiare il futuro e l’evoluzione dell’uomo, ma a patto che non si interferisca con una manipolazione arbitraria che genererebbe caos e deviazione.

Forse gli antichi alchimisti avevano aperto la strada a ciò, sottolineando che quello che riguarda la materia riguarda anche lo spirito e viceversa. Mostrando come agendo in sintonia con la Natura si creano le Vere Opere d’Arte.
In un mondo in cui l’interconnessione con il Tutto prende sempre più importanza, è fondamentale tenere presente che i principi su cui si basa la Vita fanno parte di un’Intelligenza che va rispettata e conosciuta dall’interno all’esterno, dal microcosmo al macrocosmo per il compimento della “Grande Opera”.
E’ infatti da rilevare come con un approfondimento delle leggi atomiche e delle nanotecnologie si tocchino tutti gli ambiti della vita, in cui psiche e materia si incontrano e interagiscono.

Ulteriori approfondimenti sul legame fra Alchimia e Nanoscienze si possono trovare a questo link: Riflessioni sulle Scienze di Alberto Viotto: Nanoscienze, Nanotecnologie e Nanomedicina. La rivoluzione tecnologica del XXI secolo. Di Giovanna Serenelli

Inoltre propongo qui di seguito un articolo interessante sull’argomento.
ALCHIMISTI NANOTECNOLOGI di Paolo Manzelli.

Premessa:
Le nuove tecnologie abilitanti (NTA) – tra esse: Nano e Bio-tecnologie, Roobotica, Generazione strategica di alternative energetiche ed inoltre Virtual Spaces di cooperazione territoriale tra PMI(piccola-media impresa) e Ricerca per i settori decisivi alla futura crescita del sistema socio-economico Toscano – tutte queste NTA rappresentano una notevolissima opportunità strategica di sviluppo delle economia della conoscenza in un Paese come l’Italia, privo di materie prime. In vero la criticità del passaggio tra produzione manifatturiera tradizionale e le applicazioni delle NTA, consiste innanzitutto nella necessità di potenziare la comprensione ed il management cognitivo, che è alla base di percorsi di modernizzazione della catena del valore della produzione delle PMI. Il fine è poter riqualificare le relazioni di competenza tra ricerca ed impresa, che del resto oggi risultano inadeguate per affrontare una sinergia di sviluppo e di co-progettazione strategica della economia della conoscenza a livello territoriale, in modo tale da poter di minimizzare i costi sempre piu elevati di materie prime e di energia in un ambiente ad elevata qualità ambientale e di benessere sociale.

Foresight cognitivo sulle Nanotecnologie.
Le Nano Tecnologie si basano sulla realizzazione di aggregazioni (CLUSTER ) di atomi o molecole le cui proprietà si distinguono da quelle macroscopiche poiché l’organizzazione di unità ultra-microscopiche dimostra un’ampia gamma di reattività chimiche e di proprietà fisiche che nelle condizione di equilibrio macroscopico si annullano, ovvero risultano ben poco evidenti. Con le nanotecnologie una nuova Alchimia sta nascendo, proprio in quanto nella dimensione nano-tecnologica (1 nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri – cioè un milionesimo di millimetro), le proprietà fisiche si avvicinano a quelle degli atomi o molecole singole che sono dotate di forte reattività cosi come l’ idrogeno ( H) o l’ ossigeno atomico ( O ) sono piu reattivi che non nella loro forma molecolare (H2), (O2).
In particolare gli alchimisti, con le loro idee atomistiche, riuscirono, già nel medio-evo, ad utilizzare le nano-tecnologie, pur non chiamandole con il nome attuale. Infatti, ad esempio, i vetri colorati delle vetrate antiche di molte cattedrali in Europa si è oggi riscoperto che sono dovute alla dispersione di nano-particelle d’oro e di altri metalli, durante la fusione del vetro.

Gli alchimisti pertanto utilizzarono le nano-particelle per realizzare ad es.in Firenze, Santa Maria Novella ed a Notre Dame in Parigi, quelle bellissime colorazioni delle vetrate, dalla dispersione di nanocristalli d’ oro, che assumono varie colorazioni a seconda della dimensione del Cluster di atomi di oro puro, che, ad es., a 70 nm riflette una vivace luce Rosso-rubino ed a circa 100 nm una spendente colorazione Giallo-oro.

Per raggiungere tali risultati gli alchimisti medioevali dovettero affrontare un profondo cambiamento concettuale ed operativo, iniziando ad indagare quanto era già stato realizzato da esperti vetrai in Epoca Romana (400 d.C), che casualmente avevano anch’essi utilizzato la dispersione di nano-particelle nel vetro come è dimostrato dal ritrovamento del vaso di Licurgo, che è verde in riflessione della luce e diviene di color rosso se viene illuminato dall’interno.
E’ interessante rammentare come gli alchimisti riuscirono a realizzare quelle trasformazioni che producono cambiamenti dello stato fisico, in modo da poter ottenere nuove proprietà della materia, scomponendola negli elementi primi e primordiali che essi correlavano alla purezza dei pianeti allora conosciuti. L’oro era il Sole, l’argento la Luna, il rame Venere, il ferro Marte, lo stagno Giove, il piombo Saturno. Una tale concettualizzazione della alchimia condusse gli artigiani dell’ epoca a provare a indagare il microcosmo invisibile mediante operazioni di sistematica separazione delle parti che sono raggruppabili in 6 fasi fondamentali:

solutio (dissoluzione di una sostanza secca in liquido); ablutio (purificazione = separazione del vapore dalla parte solida); congelatio (solidificazione di una sostanza liquida per abbassamento della temperatura); calcinazione (riduzione in polvere di una sostanza secca mediante il fuoco, spesso causata dalla sottrazione dell’umidità che tiene insieme le parti); fixatio = indurimento, condensamento (solidificante) delle sostanze volatili; mellificazione = procedimento che tende a favorire la liquefazione di una sostanza dura che non fonde.

Mediante tale operatività artigianale la corsa alla trasmutazione dei metalli in oro, il piu puro dei metalli, fu già, dai tempi del primo Rinascimento Fiorentino, teorizzata in termini di principi esoterici dell’alchimia, il cui scopo principale fu la scoperta della pietra filosofale e cioè della idea essenziale necessaria per trasmutare il piombo in oro, ovvero produrre l’elisir di lunga vita (oropotabile).
Evidentemente gli artigiani nelle loro fucine artigianali, andarono pragmaticamente ben al di là delle concezioni Esoteriche, così che furono in grado di realizzare innovazione producendo vari forme di manualità basate sull’utilizzazione dei fuoco come principale fonte di energia e dell’ acqua come solvente universale. Le tre fasi fondamentali, comuni a tutti i procedimenti, di utilizzazione del fuoco nelle trasformazioni prendevano nome dai tre colori nero, bianco e rosso ed erano: nigredo, spoliazione o negazione del materiale originario; albedo, sua purificazione; rubedo, assegnazione delle nuove caratteristiche alchemiche.
Sulla base di tali semplici principi operativi gli “alchimisti-artigiani” medioevali compresero una verità che ancora oggi è di grande valore. Infatti capirono che il mondo atomico, di dimensioni tanto piccole, così piccole da essere invisibili, non è per nulla eguale a quello che vediamo come mondo macroscopico e che pertanto le leggi fisiche che conosciamo dall’osservazione del mondo visibile, non si applicano nel contesto del mondo a dimensione atomica, proprio in quanto il loro trasferimento cognitivo dal macro al sub-microcosmo, porterebbe a risultati non confrontabili e spesso contro-intuitivi rispetto alle logiche acquisite relativamente al mondo osservabile.
Sappiamo oggi che nelle dimensioni Nano-metriche le caratteristiche delle nano-particelle possono essere profondamente diverse da quelle dell’ insieme macroscopico, infatti le nano-particelle si avvicinano maggiormente alle proprietà della superficie piana degli oggetti, che infatti sono dotate di maggior reattività, di conseguenza le nano particelle presentano nuove caratteristiche di interazione con l’ ambiente rispetto ai fenomeni visibili che sono propri della massa macroscopica della materia.
Come abbiamo accennato, nelle dimensioni Nano-metriche, i cluster di pochi atomi di oro tra 10 e 200 nm, possono cambiare di colore a seconda della composizione e delle dimensioni del cluster che assorbe-riflette la luce così da apparire di vari colori che vanno dal rosso porpora al verde, arancione, giallo ecc… permettendo di avere coloranti non più molecolari ma nano-tecnologici, dotati di minor impatto inquinante nell’ambiente e con un elevato risparmio di materiali pregiati.
Come ai tempi antichi dell’alchimia oggi si possono avere notevoli opportunità di produzione di manifatture realizzate direttamente da una opportuna aggregazione di atomi, già si pensa di realizzare il diamante direttamente dalla composizione di atomi di carbonio, e ciò e già stato possibile a livello di piccole quantità di diamante di circa 1000,00 nanometri. Molti nuovi prodotti nanotecnologici (vetri auto-pulenti, nuove fibre, tessuti self-cleaning , costumi idrorepellenti, nuovi medicamenti, cosmetici nano-tech, paste dentifrice ultra-sbiancanti, ecc..) sono già realizzati. Pertanto la competizione in questo campo di produzione atomico-molecolare è molto attiva, e quindi necessita di un forte sviluppo di competenze creative, anche per favorire una ampia responsabilità sociale di impresa, datosi che, come abbiamo indicato, con le nano-tecnologie si realizzano prodotti di elevata reattività e quindi di ampie possibilità catalitiche, che possono generare nuove problematiche sia all’ inquinamento che alla salute, le quali indubitabilmente debbono essere prese in coscienziosa considerazione .
In conclusione di questo primo contributo di Foresight cognitivo sulle Nano tecnologie, ritengo necessario sottolineare che una puntuale definizione degli scenari di applicazione tecnologica delle “NTA”, veramente utile per contribuire alla gestione del passaggio della economia industriale delle PMI in Toscana e altrove, alla moderna dimensione della economia della conoscenza, necessita di un elevamento del livello transdisciplinare di competenze scientifiche ed artistiche. Pertanto l’area di rinnovo cognitivo e tecnologico sarà il fulcro del progetto Prometeo, in modo che dalle caratteristiche di start up di un servizio alle PMI di tipo tattico, possa assumere il ruolo strategico come e attualmente necessario per superare la debolezza del sistema produttivo manifatturiero, il quale essenzialmente necessita di una chiara capacità di individuazione delle nuove aree di opportunità competitiva, ed agire di conseguenza nell’ elevare processi qualificati e costanti di trasferimento alla produzione ed al consumo delle moderne tecnologie abilitanti.

Biblio On Line
Nano Tecnologie e Nano Art: http://www.edscuola.it/archivio/lre/nano_art.pdf
Nano Scienze Dossier: http://www.torinoscienza.it/dossier/apri?obj_id=9023
Storia del Vetro: http://www.edscuola.it/archivio/lre/storia_del_vetro.pdf
Breve storia della alchimia: http://cronologia.leonardo.it/mondo42.htm
Nano Technology Encyclopedia: http://encarta.msn.com/encyclopedia_701665682/nanotechnology.html
Foresight in nanotech: http://www.foresight.org/
Nano Insicurezza: http://viaggioallucinante2punto0.blogspot.com/2008/05/nano-insicurezza-6.html
“Nano Technology Foresight in Science and Art”: by Paolo Manzelli Progetto “Prometeo”: Strategia di condivisione e disseminazione di scenari futuri di produzione delle PMI sulla base di nuove tecnologie abilitantiAlc. Case Study 1°

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La Luna nel Sole e la Pietra filosofale

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PIROFILO: Come avviene allora che tra cento Artisti se ne trova appena uno che lavora con la pietra e che invece di applicarsi tutti a questa sola ed unica materia, sola capace di produrre così grandi meraviglie, si dedicano invece quasi tutti a dei soggetti che non hanno nessuna delle qualità essenziali che i Filosofi attribuiscono alla loro pietra?

EUDOSSIO: Questo deriva in primo luogo dall’ignoranza degli Artisti, che non posseggono affatto tutte le conoscenze che dovrebbero avere sulla natura e su ciò che essa è capace di fare in ogni cosa, e in secondo luogo deriva da una insufficiente acutezza di spirito che fa sì che essi si lascino facilmente trarre in inganno dalle espressioni ambigue di cui si servono i Filosofi per nascondere agli ignoranti sia la materia che la sua vera preparazione.
Questi due grandi difetti sono la causa del fatto che questi artisti restano confusi e si attaccano a dei soggetti nei quali scorgono qualcuna delle qualità esteriori della vera materia Filosofica, senza riflettere sui caratteri essenziali che la rivelano ai Saggi.

PIROFILO: Riconosco chiaramente l’errore di coloro che immaginano che l’Oro e il Mercurio volgare siano la vera materia dei Filosofi e sono perfettamente convinto di quanto sia debole il fondamento sul quale l’oro si appoggia per pretendere la superiorità sulla pietra, allegando in suo favore queste parole di Hermes, il Sole è suo padre, e la Luna è sua madre.

EUDOSSIO: E’ un ragionamento privo di fondamento; vi ho appena fatto vedere che cosa intendano i Filosofi quando attribuiscono al Sole e alla Luna i principi della pietra.
Il Sole e gli astri ne sono infatti la causa prima; procurano alla pietra lo spirito e I’anima, che le danno la vita e tutta la sua efficacia. Per questo ne sono il Padre e la Madre.

PIROFILO: Tutti i Filosofi affermano come lui, che la tintura Fisica è composta di uno zolfo rosso e incombustibile e di un Mercurio chiaro e ben purificato: l’autorità di questa affermazione è più forte della precedente, tanto da doverne concludere che l’ Oro e il Mercurio sono la materia della pietra?

EUDOSSIO: Non dovreste aver dimenticato che tutti i Filosofi dichiarano unanimemente che l’oro e i metalli volgari non sono i loro metalli; che i loro sono vivi e gli altri sono morti; non dovreste aver dimenticato che vi ho mostrato con I’autorità dei Filosofi, basata sui principi della natura, che l’umidità metallica della pietra, preparata e purificata, contiene inseparabilmente nel suo seno lo zolfo ed il Mercurio dei Filosofi, che essa è di conseguenza questa sola cosa di una sola ed unica specie, alla quale non si deve aggiungere niente, e che solamente il Mercurio dei saggi ha il suo proprio zolfo per mezzo del quale si coagula e si fissa; dunque dovete considerare come una indubitabile verità che il miscuglio artificiale di uno zolfo e di un Mercurio, quali che possano essere, all’infuori di quelli che sono naturalmente nella pietra, non sarà mai la composizione Filosofica.

(Da: “Il Trionfo Ermetico”)

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Pinocchio esoterico

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Carlo Collodi e il Pinocchio esoterico (da Cultura Universale)

Fulcanelli scrive che «al primo piano del maniero di Lisieux c’è, scolpito sul pilastro sinistro della facciata, un uomo primitivo che solleva e sembra si voglia portar via un albero mal tagliato. Questo simbolo, che pare assai oscuro, nasconde tuttavia il più importante degli arcani secondari. Si tratta proprio del nostro albero secco».

Questo tronco può e dev’essere rivitalizzato: il compito è affidato all’uomo d’aspetto primitivo e selvaggio. Nella scienza ermetica esiste la famosa leggenda allegorica dell’Uomo dei Boschi, un essere che vive in una sorta di selvatichezza e ricorre in molte leggende popolari. Da questo tronco dovrà venir fuori il bambino ermetico e variante mistica del Bambinello di Natale.
Il naso che si eleva dal volto (terra filosofale o mercurio filosofico) è una variante del menhir, e la sua punta rossa — che ricorda il cappuccetto rosso indossato da una graziosa bambina di un’altra meravigliosa favola — indica l’esaltazione e il predominio dello spirito sulla materia.

Appena visto il pezzo di legno a tempo opportuno, cioè appena scoperto la natura del soggetto dei saggi — lo spirito o psiche comune a tutti gli uomini — se ne rallegrò e iniziò a digrossarlo. Punto fondamentale della favola, vi si rispecchia la filosofia naturale che non chiede nulla di più dalle forze di un individuo, infatti il “neofita” stesso assicura che non sarà picchiato tanto forte.
L’ascia mistica è un simbolo molto antico; si ritrovano asce di pietre nelle antiche sepolture. Françoise D’Eaubonne spiega che «queste asce sono chiamate pietre da fulmini». Fulcanelli rivela che «Basilio Valentino ha chiamato la prima sostanza dell’Opera, pietra di fuoco. È il segno dello Spirito Divino immortale e puro, simbolo della vita e del fuoco».
Ricordiamo che Ulisse si servì di dodici scure per la prova con l’arco.
«Chi vi ha portato da me, compar Geppetto? Le gambe».
È il pellegrino ermetico (il Bagatto dei Tarocchi) che ha camminato da solo, con le proprie gambe, nell’autoconoscenza.

I due vegliardi vennero alle mani. È l’immagine del combattimento primitivo delle due nature contrarie (psiche illuminazione).
Le parrucche simboleggiano le proprietà delle due nature. Nella psiche la superficiale grossolanità che sarà “catturata” e distrutta dal solvente universale, e nell’illuminazione la parte che sarà assimilata dallo spirito, secondo il loro scambio.
Cioè, secondo il principio ermetico, il volatile diventa fisso e il fisso diventa volatile. Il materiale diventa spirituale (spiritualizzato) e lo spirituale diventa materiale (assimilato). Fulcanelli spiega che le due nature primitive (acqua viva e mercurio) dopo il combattimento, «l’acqua diventata terra e il mercurio zolfo. Il mercurio comune cambia di nome, col cambiare di qualità, e diventa il mercurio dei saggi, l’umido radicale metallico, il sale celeste o sale fiorito».

«Geppetto perse il lume degli occhi, si avventò sul falegname; e lì se ne dettero un sacco e una sporta».
Perdere la luce degli occhi significa che l’illuminazione è stata assimilata. L’accecamento di certi personaggi mitici non possiede altro significato. È l’occhio del ciclope Polifemo accecato da Ulisse.
Il pellegrino ermetico, ricevuta l’illuminazione, riparte zoppicando verso casa. La ferita nella parte bassa del corpo ricorre in diverse allegorie sacre e leggende profane: nella Bibbia (Genesi, XXXII), Giacobbe fu ferito alla coscia da un angelo e vi lottò per tutta la notte. Venne in seguito chiamato Israele, che significa «lottare con Dio». Evola scrive che «lo stesso re del Graal, che attende la guarigione, zoppica o è ferito alla coscia.
Ricordiamo che anche il “vecchio” San Giuseppe, tradizionalmente, si dice che facesse il falegname. È l’immagine del mercurio comune che realizza il bambino Divino dal legno mistico.

La parola Pinocchio è sinonimo di pinolo, il seme proprio del pino. La scelta di questo nome dipende dal fatto che questa pianta è sempre verde. Nella Genesi (I, 30) leggiamo: «A tutti gli esseri, nei quali vi è l’alito di vita, Io do come nutrimento l’erba verde».
Appena terminato il burattino «Geppetto sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso.» Quando l’illuminazione colpisce la materia filosofale (naso), il neofita si avvede degli errori commessi.

Si evidenzia la preoccupazione (charis) di ogni Iniziatore, nel guidare i neofiti a superare il brutto periodo della seconda operazione: «Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Geppetto lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro l’altro». Come tutti sanno, Geppetto dopo finisce in galera, cioè scompare dalla scena, e Pinocchio resta da solo in casa. La prigione dell’Opera è una variante del vaso filosofico o vergine madre.
A questo punto Collodi fa interpretare assai bene a Pinocchio il neofita che al principio, ricevuta l’iniziazione, o la rivelazione, stenta ad accettarla “provando” a sfuggirla chiudendosi in se stesso.
«Noi siamo spaventati» diceva Krishnamurti «noi resistiamo, noi siamo isolati dentro le nostre ideuzze, i nostri bisogni e i nostri desideri, ovviamente. Libertà significa libertà dalla paura. Significa libertà da ogni forma di resistenza. Libertà significa un movimento non isolato. Allora si può essere liberi, allora si è naturali».
Le luci della mondanità cominciano a declinare e incomincia la lunga notte ermetica. Il neofita non riesce ancora a distinguere bene, sta ancora tra il vedere e il non vedere, tuttavia inizia ad avere maggiore fame di conoscenza, di sapere.
La favola continua che Pinocchio si dette da fare per trovare «qualche cosa da masticare: ma non trovò nulla, il gran nulla, proprio nulla». Questo nulla è di un’importanza estrema per la pratica dell’Opera.
«Il mercurio filosofico» spiega Fulcanelli «unica sostanza del Magistero, non può mai produrre il nulla se non muore, se non fermenta e non va in putrefazione alla fine del primo stadio dell’Opera.
Lo stesso Polifemo, nell’Odissea (IX, 460), dice che un “niente” lo ha accecato, uno con il nome di “Nessuno”. Questo nulla è quello che Krishnamurti definisce «il vuoto entro cui si attua il vedere. Bisogna avere questa qualità meditativa della mente non solo occasionalmente, ma per tutto il giorno. E il Sacro influirà sulle nostre vite non solo durante le ore di veglia ma anche durante il sonno».

Fulcanelli:
«È l’inizio attivo e dolce del fuoco di ruota, simbolizzato dal freddo e dall’inverno, periodo embrionale, nel quale i semi, chiusi nel seno della terra filosofale, subiscono l’influenza fermentatrice dell’umidità. Sta per cominciare il regno di Saturno, emblema della radicale dissoluzione, della decomposizione e del color nero».
L’inspiegabile paura di camminare con le proprie gambe, bruciandocele nel crogiolo dell’indolenza, accordando agli altri il compito di guidarci. Krishnamurti consiglia: «Voi dovete camminare con le vostre gambe, dovete fare il viaggio da solo, e in quel viaggio dovete essere il vostro maestro, non c’è nessuno che vi dica cosa fare.»

Lo studio della scienza sublime è presentato sotto l’aspetto di un abbecedario, e certo non poteva essere più espressivo di un libro preparatorio allo studio quello di un libro iniziatico. Per acquistare quest’abbecedario, Geppetto «dové vendere l’unica casacca che aveva addosso: una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga».

Con l’arrivo di Pinocchio nel gran teatro dei burattini, si ha la bellissima immagine del teatro mondiale dove gli uomini-burattini si trovano, da un momento all’altro, pronti a scambiarsi un carico di schiaffi e di bastonate. Ma all’alba della Nuova Era, o Età dell’Oro, riconosciuto Pinocchio portatore della Verità, smettono di recitare il solito dramma della vita e ballano ormai nella danza mistica della Grande Opera. Questa umanità, l’Iniziato Charles Perrault, la fa interpretare dalla Bella Addormentata («Siete voi mio principe?» Gli chiese. «Vi siete fatto molto aspettare!» «Ben arrivato! Da quanto tempo ti aspettammo!»).
Anche Canseliet attendeva impaziente: «Da dove verrà, sul suo grande cavallo bianco, l’inflessibile cavaliere della giustizia?»
Lo stesso senso leggiamo nell’Apocalisse (X, 5 e ss.): «Allora l’angelo alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli: “Non vi sarà più dilazione di tempo! Ma quando il settimo angelo farà udire il suono della sua tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti”».

La chiave di lettura è data dalla precessione degli equinozi.
Alfredo Cattabiani ricorda che «il nostro pianeta, il cui asse è inclinato rispetto all’attrazione solare, si comporta come un giroscopio gigantesco che compia una rivoluzione ogni 25.920 anni.
L’inclinazione provoca un continuo spostamento dell’equatore celeste che interseca il cerchio inclinato dell’eclittica lungo una serie regolare di punti con moto uniforme da est a ovest. I punti dove i due cerchi s’intersecano, sono i punti equinoziali. Il sole, pertanto, percorrendo l’eclittica nel corso dell’anno, incontra l’equatore in un punto che, col passare degli anni, si sposta lungo la fascia dei segni zodiacali.
Questo è quanto s’intende per precessione degli equinozi: essi “precedono” perché si muovono in senso contrario a quello dell’ordine progressivo dei segni zodiacali che il sole stabilisce nel suo percorso annuale.
Da circa duemila anni si dice — per comodità — che il sole equinoziale sorge nell’Ariete; ma è una convenzione perché in realtà oggi il sole sorge nei Pesci e in futuro sarà nell’Acquario.

Giorgio Terzoli: «La Sfinge, la famosa statua del leone dal volto umano, si trova accovacciata ai piedi della rampa precessionale di Chefren. Essa è perfettamente allineata all’est vero, dove il sole sorge nei due giorni equinoziali e fissava direttamente il suo corrispettivo celeste, cioè la levata del sole equinoziale nella costellazione del Leone nell’anno 10450 a.C.ed in quella precisa data, della costellazione del Leone si vedeva solo la testa, il dorso e le spalle. Le stesse che appaiono guardando la Sfinge dal suo profilo da sud. In quella data si verificò una congiunzione particolarmente spettacolare, che coinvolgeva il momento del sorgere del sole, la costellazione del Leone e il punto di transito sul meridiano delle 3 stelle della cintura di Orione.
La Sfinge e le 3 piramidi di Giza rappresentano questa congiunzione celeste unica che segnala l’inizio dell’era precessionale del Leone e l’inizio del ciclo precessionale ascendente delle 3 stelle della cintura di Orione.
La partenza del messaggio era fissata in maniera unica ed irripetibile».

Terzoli passa a spiegare il passo profetico del Libro dei Morti:
«Le 12 divinità che reggono le stelle di Orione non sono altro che le 12 costellazioni che incontriamo per effetto della precessione. Le mani palmo a palmo indicano il lento incedere della precessione. Ma la Sesta fra esse pende sull’orlo dell’Abisso.»
Quindi partendo dalla data di partenza segnalataci dalla Sfinge e dalle tre stelle della cintura di Orione, possiamo contare che ora precessionale ci viene segnalata: la sesta. Partendo ovviamente dall’era del Leone che è la prima, Cancro la seconda, Gemelli la terza, Toro la quarta, Ariete la quinta e infine Pesci la sesta, ora precessionale partendo dall’era del Leone. L’orlo dell’abisso è alla fine della sesta ora precessionale: l’era dei Pesci, il nostro tempo (il Sole si trovava nel primo grado di Ariete nel 498 A.C.. Siccome Ariete conta 30 gradi ed il Sole si sposta all’indietro di circa un grado ogni 70 anni, appare evidente che entrerà nell’Acquario non prima dell’anno 2.600. Solo in quel momento si potrà dire di essere nell’Era dell’Acquario. Essa durerà circa 2.100 anni).
Questo è l’enigma della grande attesa della Sfinge.
Così San Matteo (XXIV, 14): «Quando questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutta la Terra abitata, come testimonianza a tutte le genti, allora verrà la fine».
«La Sfinge protegge e domina la Scienza», si legge all’inizio de Il mistero delle cattedrali di Fulcanelli.
Il messaggio delle piramidi e della Sfinge si ritrova, pressoché identico, nei templi di Angkor in Cambogia:
«Mentre le tre stelle della cintura di Orione sono state riprodotte sul terreno della piana di Giza, in Egitto nel punto più basso di culminazione, il Nadir, le stelle della costellazione del Drago, sono state riprodotte sulla terra con i templi di Angkor allo zenit, nel punto di culminazione più alto, esattamente come esse si trovavano per effetto della precessione degli equinozi nel 10450 a.C.»

I Sumeri si stabilirono in Mesopotamia nel 4000 a.C., cioè all’inizio dell’era precessionale del Toro (4320 a.C.).
In una loro raffigurazione troviamo il dio solare Tesup, che indossa un copricapo con corna e sta in piedi davanti ad un toro. Il carattere solare della divinità è ribadito dai disegni del vestito e del copricapo, interamente cosparsi di simboli solari.
La mano destra della divinità indica che sono già passate tre ere precessionali (Leone, Cancro e Gemelli) e tre ne mancano alla fine del messaggio (Toro, Ariete e Pesci).

Vediamo ora il messaggio aggiornato alla metà dell’era astronomica dei Pesci: in una miniatura della cattedrale di Burgo de Osma (Soria, Spagna), realizzata attorno all’anno 1000 d.C.. Il soggetto della miniatura spagnola è quello dell’Apocalisse di San Giovanni, infatti ritroviamo la bestia con le 7 teste, indicante le 7 ere precessionali che il Sole deve attraversare per giungere dall’era astronomica del Leone, all’inizio dell’era dell’Acquario (tutte le teste della bestia hanno come diadema il simbolo solare).
Il pesce nero, dove la bestia sta cavalcando, indica chiaramente che nell’anno 1000 d.C. (epoca in cui è stata eseguita la miniatura) il sole era all’incirca alla metà della costellazione dei Pesci.

Collodi, la “fine del mondo”, lo fa interpretare da Mangiafuoco.
Fulcanelli ci insegna che si tratta della Madre pazza, «una vecchia incappucciata e assai brutta. Ora la madre dei pazzi, la Madre pazza, non è altro che la nostra scienza ermetica, considerata in tutta l’estensione del suo insegnamento». L’aspetto di Mangiafuoco ricorda quello del Baphomet dei templari: come Baphomet ci insegna, questa scienza ha posseduto sempre una doppia conoscenza esoterica, quella dell’insegnamento filosofico per la realizzazione della Grande Opera, e quella profetica riguardante l’Età dell’Oro.
Nell’Età dell’Oro, l’uomo rinnovato, ignora qualsiasi religione, rende solo grazie al Creatore, il cui Sole, la sua più sublime creazione, gli sembra che ne rifletta l’immagine ardente, luminosa e dispensatrice di bene. Rappresentante visibile dell’Eterno, il Sole è anche la testimonianza visibile della sua grandezza e della sua bontà. In seno all’irraggiamento dell’astro, l’uomo ammira le opere Divine, senza manifestazioni esteriori, senza riti e senza veli.
Quindi, Mangiafuoco, interpreta pure il soggetto dei saggi. In questo modo, la barba che giunge fino a terra, è simbolo d’illuminazione che si condensa, che si assimila. È nera per indicare la sua mortificazione, la sua uccisione.
La terribile frusta, che aveva in mano, è una magnifica traduzione del caduceo, in cui i serpenti (volatile) e le code (fisso) ripetono le trasformazioni delle due nature primitive.

Il gatto e la volpe sono gli emblemi dei due principii: il fisso è interpretato dalla volpe, come insegna il duello esoterico contro il gallo che si può osservare nella cattedrale di Parigi, e riportato pure da Basilio Valentino, mentre, spiega Fulcanelli, che «sono i baffi del gatto che hanno fatto dare questo nome al piccolo felino; non ci si sogna neanche che essi nascondono un altro punto della scienza, e che questa segreta ragione valse al grazioso animale, l’onore di essere elevato al rango delle divinità egiziane».
Le ripetizioni del gatto insegnano che le illuminazioni devono ripetersi frequentemente all’inizio della pratica. Ricordiamo che soltanto queste aiutano la mente a stabilizzarsi nella verità, nella pace dei due elementi.

La moltiplicazione degli zecchini equivale ad un’altra allegoria ermetica. Fulcanelli ci dice che «la moltiplicazione può essere realizzata grazie all’aiuto del mercurio, che nell’Opera ha il ruolo di paziente. Mediante cotture e fissazioni successive. Il paziente funge da ricettacolo e da vaso all’energia contraria della natura avversa».
Infine, la solidarietà e la bontà del gatto e della volpe, possiedono la variante ermetica negli gnomi che, ricorda Fulcanelli, «preposti alla guardia dei tesori minerali, vegliano senza sosta sulle miniere d’oro e d’argento, sui giacimenti di pietre preziose. Il loro carattere è benevole, le relazioni con loro estremamente favorevoli. Sotto questo aspetto si comprende facilmente la ragione occulta dei racconti e delle leggende, nelle quali l’amicizia di uno gnomo spalanca le porte delle ricchezze terrestri».

Così, i tre principii (gatto, volpe e Pinocchio), dopo aver camminato per tre volte durante la giornata filosofica, arrivarono alla sera dell’Opera alla realizzazione finale (stanchi morti): il Gambero Rosso, con il colore proprio della Pietra Filosofale.

Friedrich Heiler cita un illuminante verso delle Upanishad:
«Anche chi è stanco del mondo dovrà tornarvi sempre di nuovo».
Friedrich Nietzsche aggiunge:
«Ahimè, l’uomo eternamente ritorna! L’uomo più vile ritorna eternamente».
Dante Alighieri per bocca di Virgilio, chiede:
«Ma tu perché ritorni a tanta noia? Perché non sali il dilettoso monte ch’è principio e cagion di tutta gioia?».
«Soltanto grazie alla Grande Opera» conferma Canseliet «è possibile sfuggire, quaggiù, al tracciato inesorabile della curva fatale, dapprima ascendente, poi discendente e regressivo, e sottrarsi al processo inevitabile della nascita, giovinezza, maturità, vecchiaia, concluso dalla decrepitezza e dalla morte».

L’osteria simboleggia il luogo di ogni appagamento psicologico che il neofita abbandona per atto d’intelligenza.
Quindi, fuori dall’albergo al neofita lo attende la giumenta e la lancia. Nel medioevo, scrive Fulcanelli, per «accedere alla pienezza del sapere, si inforcava metaforicamente la cavale, veicolo spirituale, la cui immagine tipo è il Pegaso alato dei poeti ellenici».
Gli uccelli notturni rappresentano il volatile che si ripetono sul naso (fisso) di Pinocchio. Queste necessarie ripetizioni durante la seconda operazione filosofale, le ritroviamo pure nell’eco, fenomeno utilizzato sin dall’antichità.
Si narra che Narciso, non ricambiando l’amore della ninfa Eco, costei si strusse d’amore per lui fino alla morte; allora Nemesi, la dea della vendetta, fece innamorare Narciso della propria immagine riflessa in una pozza d’acqua di sorgente dove anche lui trovò la morte. Il significato è che Eco, la psiche, rispondendo, trova la propria morte come la stessa illuminazione.
Fulcanelli insegna, pure, che «la materia prima, quella che serve a preparare l’Opera, è chiamata specchio dell’arte».
Fulcanelli segnala che «Senior Zadhit rinchiude, dentro una sfera trasparente, un agonizzante magrissimo. Henri de Linthaut disegna su di un foglio del manoscritto l’Auror, il corpo inanimato d’un re incoronato, steso sulla pietra tombale, mentre il suo spirito, sotto l’aspetto di un angelo, s’innalza verso una lanterna perduta tra le nubi. Ed anche noi, seguendo questi grandi Maestri, abbiamo sfruttato lo stesso tema nel frontespizio del Mistero delle Cattedrali»: la psiche rinnovata — perciò reso angelo — che tende verso la Lanterna o l’Illuminazione che, perduta tra le nubi, risulta totalmente e assolutamente lontana da qualsiasi azione terrena che voglia raggiungerla.

Infatti, la Scienza antica rivela che sebbene abbiamo tutti il nostro scotto da pagare nel nostro Purgatorio, «dove l’umano spirito si purga e di salire al Cielo diventa degno», come scrive Dante (I, 5-6), tuttavia questo Iniziato ci assicura che le scale scavate nel sasso (XII, 97) diventano meno faticose quanto più si avanza verso l’alto (XII, 121 e segg.).
«È il caso qui — scrive Canseliet — di avvicinare cabalisticamente la parola francese chêne (quercia) non sibilato in lingua d’öil, il termine greco chen, che indica l’oca e il cui radicale, chainô, significa aprirsi, schiudersi (la vecchia quercia cava di Nicolò Flamel) essere spalancato, avere la bocca spalancata».
Fulcanelli aggiunge che «la quercia è sempre stata scelta, dagli autori Antichi, per indicare il nome volgare del soggetto iniziale, come lo si trova in miniera».
Ricordiamo che pure il Vello d’Oro era appeso alla quercia ermetica. La quercia cava è una variante esoterica del vaso dei filosofi. Quindi, la bocca spalancata si traduce in mente aperta, intelligenza risvegliata.

L’allegoria di Pinocchio che fugge inseguito da due figuracce nere: egli interpreta il servus fugitivus dell’Opera, mentre le due nature primitive (nere o assimilate) sono intente sempre a catturarlo instancabilmente per tutto il lavoro del Magistero.
All’interno del bosco ermetico si trova la casina bianca: Fulcanelli, ricordandoci la purezza della donna dell’Opera, scrive che «il mercurio filosofico nasce solo da una sostanza pura, e Gesù nasce da una madre senza macchia»; il nostro bambino ermetico, «è proprio lui che occupa il ruolo della femmina nel lavoro».
Infatti, è proprio questa sua natura che le permette di catturare il fuoco solare. Il nostro Adepto, puntuale, ci dice che si tratta di una bella bambina dai capelli turchini o bluastri, geroglifici dei raggi solari condensati. Ella si trova nella sua morte mistica con le mani incrociate nel segno dell’illuminazione.
Tramite la bambina ermetica esiste una tradizione piuttosto curiosa legata alle capigliature delle nostre bambine. È, infatti, usanza farle un paio di trecce che ricordano il doppio mercurio dei saggi, ma il recondito significato sta nelle trecce. Fulcanelli insegna che «le trecce della capigliatura è il geroglifico dell’irraggiamento solare, e indicano che l’Opera, sottomessa all’influenza dell’astro, non può venir eseguita senza la collaborazione dinamica del Sole. La treccia, chiamata in greco seirá, è adottata per raffigurare l’energia vibratoria, perché presso gli antichi popoli ellenici il sole si chiamava Seír».

Torniamo a Pinocchio appeso alla Quercia grande.
San Paolo (Galati III, 13) scrive: «Maledetto chi pende dal legno».
Canseliet aggiunge: «Totus mundus in maligno (mali ligno) positus est; tutto il mondo è basato sul diavolo (sull’albero del male)».
La quercia è stato introdotto con diritto di cittadinanza fra le figure dell’iconografia ermetica per la durezza del suo legno, che traduce la durezza di comprendonio, infatti, la scure (simbolo d’illuminazione) spesso vi rimbalza.
Essere appeso, cioè essere sollevato da terra, indica il distacco dalle cose terrene. Nel rituale dei fuochi di san Giovanni, i rami che erano stati passati sul fuoco (illuminazione) venivano appesi alle travi perché dovevano, in conseguenza di questo fatto, senza terra, senza acqua, sospesi nell’aria, crescere, fiorire e fruttificare.
La corda dell’impiccagione è anche la cintura d’iride che separa la testa (emblema del mercurio filosofico) dal resto del corpo inferiore (grossolanità).

Fulcanelli ci fa comprendere la similitudine tra il cane e il corvo, scrivendo che «il Filosofo Artephius parla, infatti, del cane di Khorassan e della cagna di Armenia, emblemi dello zolfo e del mercurio genitori della pietra. Ma mentre la parola Armenos, che significa ciò di cui si ha bisogno, ciò che è preparato e convenientemente disposto, indica il principio passivo e femminile, il cane di Khorassan, o zolfo, ricava il suo appellativo dalla parola greca kórax, equivalente al nostro corvo».

Nel Vangelo di Matteo (XIII, 52): «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei Cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Eliphas Levi scrive che «in Oriente, una setta di cristiani gioanniti, pretendevano che i fatti narrati nei Vangeli non fossero che delle allegorie di cui Giovanni (XXI, 25) dà la chiave dicendo che “si potrebbe riempire il mondo di libri, se si scrivessero le parole e gli atti di Gesù Cristo”; parole che, secondo essi, non sarebbero che una ridicola esagerazione, se non si trattasse, infatti, d’una allegoria che si può variare all’infinito».

«È troppo amara! Troppo amara! Io non la posso bere.
Come fai a dirlo, se non l’hai nemmeno assaggiata?».
Anche Dante esclama: «Tanto è amara, che poco è più morte».
Nel libro dell’angelo dell’Apocalisse (X, 9) che tiene il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, e che invita a mangiarlo: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
«Noi sappiamo quanto costa barattare i diplomi, i sigilli e le pergamene, in cambio dell’umile mantello del filosofo».
Fulcanelli: «A ventiquattr’anni, abbiamo dovuto bere fino all’ultima goccia questo calice amaro. Col cuore in pena, vergognandoci degli errori commessi nei nostri anni giovanili, abbiamo dovuto bruciare libri e quaderni, confessare la nostra ignoranza e, modesti neofiti, abbiamo decifrato un’altra scienza sui banchi di un’altra scuola».
«Saper di aver mentito e non giustificarsi, ma vedere la realtà del fatto, questo è onestà» spiega Krishnamurti «e in questa onestà c’è grande bellezza. La bellezza non urta nessuno. Dire di essere bugiardo è un riconoscimento della realtà; è riconoscere un errore come tale. Ma trovare ragioni, scuse o giustificazioni alla cosa è disonestà, e in questo c’è autocommiserazione. L’autocommiserazione è la tenebra della disonestà.»

Nella città simbolica, dunque, vivono gli accattoni, cioè quelli poveri di alta scienza. Qui troviamo i cani, rappresentanti delle forze dell’ordine e sempre pronti a difendere qualsiasi ordine costituito.
Poi vi sono le pecore, simboli del popolo laborioso e sempre tosato, sia che viva sotto un regime cosiddetto democratico sia totalitario. Le stesse galline starnazzanti, rappresentanti di quella parte del popolo impegnata socialmente e politicamente, sono abilmente raggirate — private di creste e di bargigli — da qualche uccellaccio da rapina.
Seguono gli artisti, simboleggiati dalle belle farfalle, costretti, però, a vendere i loro talenti e adattarsi alla forma di mercato corrente. Arrivano, poi, i cosiddetti nobili pavoni dell’aristocrazia, anch’essi, comunque, scodati da qualche signorile volpe.
Nella città di Acchiappacitrulli non potevano mancare i rappresentanti di quella parte del mondo cosiddetta religiosa, in cui la bontà e la compassione, sentita da principio dai vari protagonisti, e simboleggiati dal colore d’oro e d’argento delle penne dei fagiani, vengono perduti, irrimediabilmente.
Krishnamurti afferma che «quelli che sono vanitosi, presuntuosi, arroganti che si considerano tanto importanti, e si sentono soddisfatti della loro conoscenza, o di quel che possiedono, hanno una mente che cerca di coltivare l’umiltà. Non so se ve ne siete accorti.
Ma una mente piena di vanità, tesa a inseguire il successo, perché è dal successo che trae la propria importanza e presunzione, sia che si muova in campo scientifico, o religioso, o politico, non potrà mai capire che esiste una qualità che è assenza completa di vanità».
«Amore e verità, armonia e bellezza» scrive Canseliet «ecco, riuniti in coppia, i quattro sostantivi che potrebbero servire da divisa all’antica Alchimia, nel suo unico scopo di pace totale e di misericordia infinita».
Non poteva mancare, nella città di “Acchiappacitrulli”, pure il senso della giustizia umana, che il nostro Adepto ha puntualmente riportato. Quante persone, in tutto il mondo, si riconoscono in Pinocchio per aver subito piccoli o grandi ingiustizie dovute a discutibili leggi. Tutto dipende dalla malattia del giudice, che è antica quanto il soggetto dei saggi, e gli occhiali d’oro privi di vetri è la variante ermetica, scrive Canseliet, «della mancanza di occhiali, cioè di esperienza.»
Colui che segue la Natura, continua Canseliet, dev’essere «saggiamente munito di un bastone, di occhiali (perspicilia) e di una buona lanterna.

Al riguardo dei monticelli di sassi, invece, Giovanni Pansa spiega che «sono comunemente chiamati Galgal. In Francia li denominano castellets o Molin de Joie. Quest’ultimo nome si dà a quei monticelli di pietre formati dal getto costante dei pellegrini». Lo si usava buttare pure nel luogo dove era morto qualcuno, oggi tale pratica è stato sostituito dai fiori, ma il simbolismo resta immutato. Le pietre, o i fiori, simboli d’illuminazioni rivelano la moltiplicazione ermetica.

Cadere a testa in giù, invece, ricorda la formula solve et coagula, attribuito al demonio o a Lucifero (portatore di luce) che è l’immagine dello spirito caduto o precipitato nella materia, perché la sua luce ne venga fuori è necessario la precipitazione della grossolanità. Fulcanelli precisa che «lo spirito si eleva e la materia precipita».
È la stessa figura «di San Pietro, pietra vera e fluente sulla quale riposa l’edificio cristiano. Perché è proprio lui, il primo apostolo, che detiene le due chiavi incrociate della soluzione e della coagulazione; è lui il simbolo della pietra volatile, resa fissa e densa dal fuoco, che la fa precipitare. San Pietro, nessuno l’ignora, fu crocifisso a testa in giù…».

«— Se questa notte — disse il contadino — cominciasse a piovere, tu puoi andare a cuccia in quel casotto di legno, dove c’è sempre la paglia che ha servito di letto per quattr’anni al mio povero cane. E se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a orecchi ritti e di abbaiare».
Questo semplice passo nasconde un’importanza straordinaria. Fulcanelli scrive che «è la chiave della Grande Opera.
Noël, nel suo Dictionnaire de la fable, scrive che «il cane era consacrato a Mercurio perché era il più vigilante e il più astuto di tutti gli dei». È la figura del cinocefalo (kinoképhalos), che ha una testa di cane, forma mistica assai venerata dagli egiziani, che la diedero ad alcune divinità superiori, ed in particolare a Toth, il quale, in seguito, diventò l’Ermes dei greci, il Trismegisto dei filosofi, il Mercurio dei latini».
Essere sempre vigili, consapevoli è, in effetti, la chiave del mistero.
Evola, trattando sempre dei misteri del Graal, cita in proposito: «Alano — nella Terre Faraine — in mezzo a una corrente travolgente ha fatto erigere un superbo castello per il Graal: Corbenic. Questo è il castello della veglia perenne e della prova del sonno. Nessuno vi deve dormire. Corbenic è “le palais aventureus” e ogni cavaliere che vi dormì fu trovato morto l’indomani».
Il contadino è colui che si occupa dell’agricoltura celeste, che lavora la terra filosofale, mentre il cane è il suo braccio destro, il suo fuoco segreto che lavora per lui. Fulcanelli insegna che «il fuoco è raffigurato tramite il braccio destro; e sappiamo abbastanza bene che la locuzione proverbiale “essere il braccio destro di qualcuno”, si riferisce sempre all’agente incaricato d’eseguire la volontà di un superiore, nel nostro caso il fuoco».
Collodi fa anche notare che il vecchio cane da “guardia” era in combutta con i ladri (faine), cioè, tradotto esotericamente, significa che la sua vecchia attenzione era più rivolta verso il piacere della materialità che la luce della saggezza.
Pinocchio catturò le faine imprigionandole nel pollaio, richiudendovi la porta, «il quale, non contento di averla richiusa, vi posò davanti per maggior sicurezza una grossa pietra, a guisa di puntello».
Si tratta dello stesso gesto che compì Polifemo nell’Odissea (IX, 240 e segg.), chiudendo l’antro con un grosso macigno, imprigionando Ulisse e compagni che apostrofò come predoni.

«mentre si disperava a questo modo, passò su per aria un grosso colombo, il quale soffermatosi, a ali stese, gli gridò da una grande altezza. Anche nel battesimo di Gesù, ci dice San Marco (I, 10), che «Giovanni vide improvvisamente aprirsi i cieli e lo Spirito Santo discendere su di lui sotto forma di colomba».
«Lo Spirito Santo» spiega Fulcanelli «è sempre raffigurato da una colomba che sta volando, cioè in croce»: il simbolo per eccellenza dell’illuminazione.
Anche il Saggio di Dampierre dedicò un emblema a questo tema., dedicandogli il cassettone numero tre della quarta serie della galleria del suo castello, sempre descritto dal Maestro Fulcanelli: «Uscendo da folte nuvole, una mano, il cui avambraccio è piegato, tiene un ramoscello d’olivo. Questo stemma, di carattere morbido, ha come insegna: .PRVDENTI. LINITVR. DOLOR. – Il saggio sa calmare il suo dolore. Il ramoscello d’olivo, simbolo della pace e della concordia, indica l’unione perfetta degli elementi generatori della Pietra Filosofale».

«Qual è la causa del conflitto?» Chiede Krishnamurti se vi è un conflitto soggettivo o interiore deve esserci disordine. E il cervello continuamente cerca un ordine — continuamente — perché non può vivere nel disordine; quando c’è disordine non può funzionare con chiarezza, bellezza, acutezza, al massimo della sua capacità».
«Alla fine vi troverete soli, ma con la comprensione, la consapevolezza interiore, vedendo chiaramente che tutto ciò, in realtà, non ha senso. L’appartenere a qualcosa, a un gruppo, a una qualche setta, può causare una soddisfazione momentanea, ma poi diviene alquanto noioso, deprimente e sgradevole».

Il pesce misterioso è il pesce regale per eccellenza, perché, si diceva, che era riservato alla tavola del re. Il figlio maggiore del re, colui che doveva a sua volta cingere la corona, aveva il titolo di Delfino, che è il nome di un pesce e, ancor meglio, d’un pesce regale.
La stessa isola rappresenta il pesce. Il pesce lo si ritrova di rigore pure nelle diete rituali.
«Facciamo notare» aggiunge Fulcanelli «che in alcune basiliche bizantine, il Cristo, talvolta, era rappresentato come le sirene con una coda di pesce».
Il pesce, dunque, non è stato soltanto un simbolo importante del cristianesimo, ma anche di altre forme tradizionali, sempre per segnalare la precessione degli equinozi con riferimento all’era dei Pesci.
«Come pesce Vishnu guida sulle acque l’arca contenente i germi del mondo futuro» scrive Julius Evola «e dopo il cataclisma rivela i Veda, i quali, attraverso la radice vid, sapere, indicano la scienza per eccellenza; allo stesso modo che, paramenti sotto forma di pesce, l’Oannes caldaico insegna agli uomini la dottrina primordiale».

«Jonathan Swift» scrive Canseliet «nel soggiorno di Gulliver a Laputa, traccia un quadro lugubre della felicità atomica; cittadini cenciosi che camminano frettolosamente nelle strade, gli occhi fissi e il volto smarrito».
Gli uomini cenciosi significa che sono poveri di alta scienza. Purtroppo, afferma Krishnamurti, «la maggior parte degli esseri umani è egoista. Sono inconsapevoli del proprio egoismo; è il loro sistema di vita. E se si è consapevoli di essere egoisti, lo si nasconde con grande cura e ci si conforma al modello della società che è essenzialmente egoista».

Per ricevere l’inestimabile Dono dalle mani della Natura due fattori sono determinanti: la durata della vita dell’uomo e il suo stato di maturità. In media la Grande Opera si compie oltre i 60 ai 70 anni, ma vi sono stati Adepti come Bernardo il Trevisano e lo stesso Canseliet, che hanno superato di molto quell’età. «La nostra», dicono i Saggi, «si tratta di una professione di fede».

I setti monelli, compagni di scuola di Pinocchio, «sono sette come i peccati mortali». È una parafrasi del drago a sette teste che è impossibile uccidere con una semplice spada ordinaria, ma soltanto con una spada magica (intelligenza). Infatti, ad ogni testa abbattuta con l’uso di una spada comune, ne sorgeva prontamente un’altra. È ciò che la maggior parte della gente chiama cambiamento, ma che in realtà si tratta di modificazione di uno stato ad un altro stato.
Il cardinale Cusano scrive che «la scienza di questo mondo, in cui si pensa di superare gli altri, è stoltezza verso Dio e, perciò, rende superbi. La vera scienza, invece, rende umile. L’intelletto, costretto dall’autorità degli scrittori, si pasce di un cibo non adatto e non naturale.
Lucie Lamy, trattando dell’antica cultura egizia, riporta questo profondo senso dell’antico insegnamento: «Perché la conoscenza puramente cerebrale è peritura, come perituro è lo strumento (ais, il cervello) con cui viene acquisito». Fulcanelli scrive in proposito: «“Imbianca l’ottone e brucia i tuoi libri”, ci ripetono tutti gli autori migliori».
Krishnamurti, da parte sua, aggiunge: «L’ignoranza non è la mancanza di conoscenza ma di autoconoscenza; senza autoconoscenza non c’è intelligenza. L’autoconoscenza non è cumulativa come la conoscenza, l’apprendere avviene di momento in momento.

Ma a noi piacciono le spiegazioni, il sapere. E il sapere è diventato una maledizione. Ecco, la percezione non ha niente a che fare con il sapere. Verità e sapere non vanno insieme; il sapere non può contenere l’immensità del Mistero.
Questa percezione non ha assolutamente nulla a che fare con la conoscenza, con l’esperienza; non si arriva a quest’intelligenza andando all’università».
La veste simbolica di questa legge è indossata dalla Giustizia, il cui candore è rappresentato da una vergine che cinge una corona d’oro e indossa una tunica bianca, ricoperta d’un ampio drappeggio di porpora. La corona d’oro simboleggia la sovranità assoluta e la tunica bianca ripete la purezza (la vergine stessa). L’ampio drappeggio di porpora raffigura la bontà, la compassione, la sollecitudine: il vero senso della pietà.

«— Non c’è bisogno — replicò il cane — tu salvasti me, e quel che è fatto, è reso. Si sa in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l’uno con l’altro».
Ricordiamo che per volontà del nostro Adepto la sua favola dev’essere letta in chiave millenaristica. Si tratta, quindi, di un preciso invito agli uomini della nuova Era; a questo proposito, l’incomparabile parabola del buon samaritano raccontata nel capitolo X del Vangelo di Luca, s’insegna che anche il “nemico” può essere il proprio prossimo, ossia, letteralmente, il più vicino.

Pinocchio, tornato alla casa della fata, che era di quattro piani, dopo aver bussato gli andò ad aprire, molto lentamente, una lumaca.
«La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si aprì. Quella brava bestiola della lumaca, a scendere dal quarto piano fino all’uscio di strada, ci aveva messo solamente nove ore».
È la traduzione allegorica dei quattro elementi basici del Magistero, e la lentissima evoluzione della materia filosofale nel cammino dei nove gradini mistici.

Il compagno prediletto di Pinocchio aveva il soprannome di Lucignolo. Il nostro Adepto fa notare che questo era dovuto al suo aspetto che «era tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte». Come si sa, costui stava attendendo un carro che lo avrebbe dovuto condurre nel Paese dei Balocchi.
Il numero dei ciuchini, invece, riconduce alla tradizione millenaristica, il nostro Adepto ha avuto cura di ricordare che si tratta di dodici pariglie, equivalenti a 24 ciuchini. Essi indicano i 24 secoli. Fulcanelli scrive che «simbolizza i dodici secoli che costituiscono il Regno del Figlio dell’Uomo e che succedono ai dodici precedenti del Regno di Dio». Quindi, questo particolare brano dev’essere interpretato puramente secondo la tradizione del Chiliasmo, vale a dire, in chiave profetica.
Il Paese dei Balocchi prefigura ancora meglio i nostri tempi. Abitato soltanto da “bambini” che amano giocare dalla mattina alla sera in un chiasso assordante, è l’immagine eloquente degli attuali rumori del mondo.
Mentre Pinocchio continuava a giocare nel Paese dei Balocchi, cominciò a crescergli le orecchie.
«Voi sapete che il burattino, fin dalla nascita, aveva gli orecchi piccini piccini: tanto piccini che, a occhio nudo, non si vedevano neppure!». La mancanza di orecchie nel burattino è simbolo di mancanza di ascolto, cioè, come diceva Krishnamurti, dell’arte di ascoltare.
La causa che tutti i “bambini” che vanno col carro diventano somari, dipende proprio dalle religioni organizzate, specie in questi ultimi tempi, dove esiste l’insegnamento di uno dei rarissimi eletti della Sapienza (Ars brevis), insegnamento che è lo specchio della filosofia ermetica liberata dai simbolismi.

Il compratore mise un macigno al collo del ciuchino e lo buttò in mare per affogarlo, ma i pesci divorarono la pelle d’asino del quale il burattino era avvolto. Canseliet scrive che «anche la focaccia di Pelle d’Asino, dei racconti di Perrault, o di Mamma Oca, appare come un simbolo della stessa sostanza in seno alla quale si sviluppa lentamente e pazientemente l’embrione minerale.
Nella Bibbia (Giona, II, 1), leggiamo: «Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti».
Il neofita, divorato dalla scienza, precipita nel buio totale, poiché sono state spente le luci della mondanità della sua esistenza primitiva. Nonostante questo riceve sempre dell’aria, variante dell’acqua viva.
Anche nei Vangeli leggiamo che «venuto mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù esclamò a gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Krishnamurti dice che «se vi rammaricate di aver perso tutto senza aver guadagnato nulla, significa che non avete capito, e mostrate di persistere nella strada dell’affermazione del sé che porta verso la destinazione da essa stessa segnata: l’autodistruzione, la solitudine, l’immaturità. Ma se vedete questa strada per ciò che realmente è, non solo alla fine, ma al principio — che, del resto, è identico alla fine — diventerà impossibile per voi camminarvi sopra.
Non si può vedere quello che dovete fare, ma soltanto quello che non dovete fare. La totale negazione del vecchio è il cominciamento del nuovo. La nuova strada non si trova su una mappa; non può essere segnata su alcuna. Tutte le mappe indicano soltanto le strade vecchie, le strade sbagliate».

Filalete conferma:
«Noi che abbiamo lavorato e che conosciamo il procedimento, sappiamo certamente che non esiste lavoro più noioso della seconda operazione. Per questa ragione Morien avvertì il re Calid che molti saggi si lagnavano sempre della noia che quest’opera procurava loro… E ciò che ha fatto dire al celebre autore del Secret Hermètique che il lavoro richiesto per la seconda operazione era una fatica d’Ercole».
Pinocchio incomincia a camminare mettendo un passo dietro l’altro. L’importanza delle ripetizioni della dottrina è tale che non esiste altro per uscire dal caos bianco. «Apprendiamo anche, in modo che lo studente non ignori nulla della pratica, che questa separazione o sublimazione dello spirito, deve farsi progressivamente e che bisogna ripeterla tante volte quanto lo si riterrà necessario».
Qui il Maestro fa intendere un altro particolare fondamentale, infatti, precisa che «queste reiterazioni potranno essere rinnovate tante volte quanto lo permetterà la materia». Cioè, senza imbottire inutilmente la testa di nozioni.

Segare, quindi, significa tagliare, separare il sottile dal grossolano. E la cosa risulta facile se l’illuminazione ha fatto una buona presa (serrato fortemente) sulla psiche.
E l’analogismo osservato da Trompeo è esatto.
Ulisse uscì dall’antro mentre era aggrappato al ventre dell’ariete ermetico, mentre Pinocchio, come il dio-pesce Vishnu, nuota portando su di sé il seme della vita, variante dell’arca che porta il seme di tutti gli esseri viventi.
È la traduzione nascosta della materia preparata che si allontana dalla rozza materia nella calma della notte mistica, col favore della luna, la nostra luna ermetica variante dell’acqua viva. Parmenide scrive che «quindi a buon diritto la nostra acqua Divina è chiamata la “chiave”, la “luce”, “Diana” che rischiara le tenebre della notte. Perché essa è l’ingresso di tutta l’Opera, la porta che illumina ogni uomo».

Pinocchio ricordò loro la grande legge della Creazione: «Se siete poveri, ve lo meritate. Ricordatevi del proverbio che dice: “I quattrini rubati non fanno mai frutto”… Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: “La farina del diavolo va tutta in crusca”».

Pinocchio andò a lavorare da un ortolano girando il bindolo del suo pozzo, per procurare del latte al suo vecchio padre. Egli estraeva, così, l’acqua dal pozzo dei filosofi che trasformava in latte. Quella sorgente, spiega Fulcanelli «la mitologia la chiama Libertha e ci racconta che era una sorgente di magnesia, e che nelle vicinanze c’era un’altra sorgente chiamata la Roccia. Ambedue scaturivano da una grossa roccia la cui forma somigliava a un seno di donna; di modo che l’acqua sembrava colare da due mammelle come se fosse latte».
«L’inutilità di una vita sciupata» diceva Krishnamurti «della quale ci rendiamo conto soltanto nell’ora della morte, ma allora sarà troppo tardi. L’assoluta mancanza di significato di una vita spesa in un ufficio o in una fabbrica. Andare per cinquant’anni in ufficio, un giorno dopo l’altro, e alla fine… la morte».

(Tratto da: http://www.uniculture.info/2009/10/carlo-collodi-e-il-pinocchio-esoterico.html)

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Comments (2) Lug 13 2012

Il Mulino mistico, l’Uovo filosofale, simbologie e correlazioni

Posted: under Nel Percorso, Ricerche e studi.
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Questo articolo nasce da uno studio su alcuni simboli apparsi in sogno: la farina bianca ed il pane. Le tradizioni millenarie hanno sempre dato particolare attenzione allo studio dei simboli onirici, a quelle immagini, parole e scenari che inviano precisi significati, tracciando alcune volte un percorso che ci invita ad “ascoltarci” dall’interno.
Così mettendo in atto ciò che arriva dall’antica Saggezza, “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam”, vado alla ricerca e all’approfondimento di possibili significati che i simboli colti attraverso sogni e intuizioni possono rivelare, risalendo a tutto un nuovo mondo di correlazioni.

Capitello romanico della cattedrale di Vezelay (Francia – Borgogna), sec. XII

Il capitello illustra il passaggio dal vecchio al nuovo testamento, per opera del cristianesimo. Nella parte superiore, Mosé versa nell’imbuto di un piccolo mulino – mosso dalla ruota con la croce (simbolo dell’evento cristiano) – il grano grezzo della Vecchia legge. Sotto, san Paolo raccoglie in un sacco la farina bianca della Nuova legge, per espanderla nel mondo.

E’ un esempio mirabile dell’efficacia della catechesi visiva per mezzo dei simboli scolpiti nel libro di pietra della Bibbia dei Poveri dell’arte romanica.

“Alcune volte si nota tra i fregi delle cattedrali il mulino e l’uomo che raccoglie la farina. A prima vista sembra una scena banale, comune: un uomo versa grano in un mulino mentre un altro raccoglie la farina. In realtà le Scritture ci insegnano che è Mosè a portare il grano al mulino ed è san Paolo a raccogliere la farina. In senso simbolico, il mulino mistico è lo strumento attraverso il quale una sapienza passata, rappresentata da Mosè, diventa sapienza presente, indicata da san Paolo.”

Il prodotto del Mulino mistico

L’alimento mistico che conduce alla trasmutazione dell’Essere è il “Pane”(in ebraico “Lechem” = 78 che racchiude tre volte il Nome Yud Hey Vav Hey,che vale 26. Infatti 26 x 3 = 78) cioè il “Pane di Vita”, simbolo della Nuova Coscienza Messianica di cui Gesù stesso è portatore per trasmetterla a coloro che sapranno accoglierla (i cosidetti Uomini di Buona Volontà, capaci di sottomettere il loro Ego). Gesù infatti incarna in sè l’aspetto trinitario ma unificato del “Pane”( Lechem= Pane = 78 = 3 x 26(YHVH), cioè Padre-Figlio-Spirito Santo).

Il pane è alimento che nutre e dà energia; considerato dono di Dio o degli dèi sin dall’antichità, rappresenta un alimento sacro introdotto in rituali e liturgie. Esso è frutto della terra e del duro lavoro dell’uomo; è fatto con farina (composta da tanti chicchi di grano), con acqua e lievito (unione di tre elementi).

In linguaggio alchemico Dom Pernety scrive queste parole sulla fermentazione:

“Il fermento sta nell’opera come il lievito sta nella panificazione. Non si può fare del pane senza lievito, come non si può fare dell’oro senza oro. L’oro è dunque l’anima di ciò che determina la forma intrinseca della pietra. Non temiamo di imparare di fare l’oro e l’argento, come il panettiere che fa il pane, il quale è solamente un insieme di acqua e di farina plasmata e fermentata e non differisce l’uno dall’altro che per la cottura. Parimenti la medicina dorata è solamente una composizione di terra e di acqua, vale a dire, di zolfo e di mercurio fermentato con l’oro; ma con un oro rinnovato. Perché come non si può fare del lievito col pane cotto, così non si può fare l’oro con l’oro volgare, finché rimane oro volgare. Il mercurio, o acqua mercuriale è questa acqua, lo zolfo questa farina che si inacidisce con una lunga fermentazione diventando lievito, con il quale si fanno l’oro e l’argento. Così come il lievito si moltiplica eternamente e serve sempre come materia per fare del pane, anche la medicina Filosofica si moltiplica e serve eternamente da lievito per fare dell’oro.”

Il mulino che si ritrova anche ricorrentemente nei presepi (ricostruzioni di paesaggi mistici), è un elemento importante per il significato di “movimento” e di vita; la ruota o le pale si muovono sfruttando l’energia dell’acqua o del vento (elementi naturali vitali). La ruota o le pale rappresentano lo scorrere del tempo, mentre la farina bianca, quella che deve essere lavorata, ha un significato di morte. La farina però diventa pane e quest’ultimo è, per definizione, il simbolo della Vita nuova e nutrimento spirituale.
Dal processo meccanico del movimento del mulino (la vita fisica legata alla ruota del tempo), si ricava la farina, materia prima.
Vi è un processo di vita-morte che genera Vita immortale: trasmutazione da materia grezza, la farina bianca, al prodotto finito, il pane, simbolo della pietra cubica o pietra filosofale.

“Questa pietra riunisce in sé tutti i colori. E’ bianca, rossa, gialla, azzurra, verde…” – (Trattato delle tre Parole)”

La rottura dell’uovo filosofale (il vaso di Ermete) con la spada (fuoco) originerà il pulcino (pietra filosofale).

L’uovo filosofale, contenente il pulcino (pietra filosofale) veniva aperto con il fuoco (simbolicamente rappresentato da una spada) che era il calore della cova e quindi un calore dosato con estrema cura, ed infatti, come accennato, era proprio il dosaggio del calore uno dei problemi più grandi degli alchimisti.
(Tratto da http://www.fisicamente.net)


“Nutrix ejus terra” (Ermete Trismegisto)

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Comments (2) Giu 28 2012

Nobel Luc Montagnier: ricerche sul teletrasporto del Dna

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DNA RICETRASMITTENTE 

Siccome i sistemi viventi si basano su un sistema di comunicazione, il funzionamento del DNA non può essere visto soltanto come un magazzino di informazione genetica. Possiamo considerare il sistema dinamico DNA/RNA come una Energia Informazione (EI) catalitica (Manzelli, 2009) in grado di trasmettere e ricevere segnali quantici biofisici verso e dalle proteine nelle cellule viventi, così che il DNA può essere pensato come una “antenna” che trasmette informazione nonlocale mediante “segnali quantistici dei geni”.

– MILANO – 30 Set. 2009 – Il premio Nobel Luc Montagnier afferma che la possibilità di comprendere la natura dei segnali elettromagnetici provenienti dal DNA dei batteri potrà cambiare in futuro l’approccio della medicina alle malattie, spostando l’attenzione sugli aspetti fisici e chimico-fisici del funzionamento dell’organismo.
Lo ha spiegato il premio Nobel Luc Montagnier, “scopritore” del virus dell’Aids, nel suo intervento al convegno “Integrazione tra fisica, chimica e biologia alla base della medicina del futuro” a Milano, Italy.
“Il DNA del genoma della maggior parte dei batteri patogeni – ha detto lo scienziato francese – contiene spezzoni che risultano capaci di generare onde elettromagnetiche a frequenza molto bassa, fino a 2 mila Hertz”. Lo studio di questi segnali, secondo Montagnier, “può aprire la strada allo sviluppo di sistemi di rilevamento estremamente sensibili per scoprire, ad esempio, infezioni batteriche croniche in diverse malattie”.
VIBRAZIONI del DNA – Il Premio Nobel ha affermato: “Abbiamo rilevato gli stessi segnali elettromagnetici di spezzoni di DNA batterico nel plasma sanguigno di pazienti colpiti da Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e artrite reumatoide: ciò potrebbe far ritenere che infezioni batteriche siano presenti in tali malattie”.
Uno studio illustrato al convegno milanese da Piergiorgio Spaggiari, direttore degli Istituti Ospitalieri di Cremona, dimostra che l’utilizzo dei campi magnetici a bassa intensità migliora il trattamento nella sclerosi multipla.
Inoltre, segnali elettromagnetici possono essere generati – secondo Montagnier – dall’RNA di virus quali l’Hiv, l’ influenza A, l’epatite C. Al momento, lo scienziato sta verificando gli stessi risultati su un particolare tipo di carcinoma polmonare.

Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna “comunica” all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.

E’ stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso.
Che cosa significa questo ?
“Innanzitutto, spiega il Nobel, che si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo – acqua biologica – della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati”.
Nel regno animale, l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma combinata.
In realtà, l’acqua ha ancora molti “segreti”, potendo per esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento.
Quindi e di fatto il DNA e’ un sistema biologico ricetrasmittente, che si autoinforma ed informa ad ogni istante l’organismo intero di ogni essere Vivente e quindi tutte le sostanze, batteri, parassiti interni, ma non solo, esso intercomunica anche con l’ambiente esterno e con le informazioni dell’UniVerso.

I protoni (idrogenioni) dei legami a idrogeno del DNA si spostano continuamente da una base nucleica di una catena  a quella complementare dell’altra.
Poiché le cariche elettriche in movimento producono onde elettromagnetiche, ecco che ogni specifico DNA
eucariotico, batterico o virale si potrebbe individuare dalla sua forma d’onda, esattamente come sostiene la Medicina Naturale e recentemente molti altri ricercatori.

(Articolo tratto da: http://www.mednat.org)


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Comments (0) Mar 26 2012

L’Egitto e l’anima

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“O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste. Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura.”

(Esortazione agli iniziati nel Libro  dei Morti egiziano – dell’Uscita alla luce del giorno)

Il sapere insegnato in queste scuole d’Iniziazione era stato tramandato dalla rivelazione primitiva della verità direttamente alle prime civilizzazioni, e dovette essere protetto affinché mantenesse la sua purità. Sicché si può comprendere perché questi segreti fossero accuratamente nascosti e gelosamente difesi contro i profani.

La condizione in cui il candidato all’Iniziazione era immerso, non deve esssere confusa con il sonno normale. Era uno stato di trance che liberava il suo essere cosciente; era un sonno magico in cui egli, in modo paradossale, rimaneva sveglio, ma in un altro mondo.

Sarebbe inoltre un grave errore confondere tale sublime esperienza con quanto è in grado di produrre il moderno ipnotizzatore. Questi immerge il suo soggetto in una strana condizione che né l’uno né l’altro comprende perfettamente, mentre invece lo ierofante dei Misteri era in possesso di un sapere tradizionale segreto che lo metteva in grado di esercitare il suo potere perfettamente armato di una completa comprensione. L’ipnotizzatore influisce solo sul subcosciente del suo soggetto, senza prender parte lui stesso al mutamento della condizione; diversamente, lo ierofante invece sorvegliava e controllava ciascuno dei mutamenti, mediante le sue stesse forze percettive. Innanzi tutto l’ipnotizzatore è soltanto capace di chiarire, per mezzo del suo soggetto, questioni relative al nostro mondo materiale e alla nostra vita, oppure di compiere fatti subnormali con il corpo materiale. Lo ierofante andava più a fondo, e poteva guidare la mente del candidato passo a passo attraverso un’esperienza che coinvolgeva i mondi spirituali: impresa, questa, che supera le capacità di qualsiasi ipnotizzatore moderno.

Chi erano questi ierofanti, il cui potere sapeva produrre tale stupefacente trasformazione in un uomo? Questi venerabili custodi di un sapere superiore erano, come è logico, sempre in piccolo numero. Comprendevano ad un tempo tutti i Sommi Sacerdoti dell’Egitto, come pure certi membri superiori del clero. Il loro sapere era custodito con la massima riservatezza e tenuto in modo così esclusivo, che il nome dell’Egitto diventò, nei tempi classici, un sinonimo di mistero.

Nelle gallerie egiziane del Louvre, a Parigi, c’è una tomba di Ptah-Mer, Sommo Sacerdote di Menfi, che porta un’iscrizione che serve da epitaffio, con le seguenti parole: “Egli penetrò nei Misteri d’ogni santuario; nulla rimase a lui celato. Coperse con un velo tutto quanto aveva veduto”. Gli ierofanti erano costretti a tenere questa riserva straordinaria per ragioni loro proprie, ma è evidente la necessità di escludere gli scettici da esperimenti che rappresentavano un pericolo così grande per la vita del candidato. Del resto era più che probabile che la gran parte degli uomini non fosse sufficientemente disposta o preparata per una tale impresa, che facilmente poteva portare alla pazzia o alla morte, e che pertanto era stata il privilegio di pochi.

Molti bussarono invano alle porte dei Templi dei Misteri, mentre altri, che facevano domanda, dovevano passare attraverso una serie graduata di prove che toglieva loro il coraggio o diminuiva il loro desiderio all’Iniziazione. Sicché, attraverso un processo di eliminazione e di esclusiva selezione, i Misteri divennero l’istituzione più chiusa dei tempi antichi, ed i segreti, svelati dietro alle loro porte ben custodite, erano sempre comunicati sotto il vincolo del giuramento solenne di non essere mai divulgati. Ogni uomo che usciva da quelle porte apparteneva poi per sempre ad una lega segreta che si muoveva e lavorava con scopi più elevati ed un sapere più profondo fra le masse profane. “Si dice che coloro che avevano partecipato ai Misteri diventassero più spirituali, più giusti e migliori sotto ogni aspetto” scrisse Diodoro Siculo.

E queste Iniziazioni non erano limitate all’Egitto. Le antiche civilizzazioni ereditarono questi Misteri da un’antichità ancor più remota ed essi facevano parte di una rivelazione primitiva data dagli dèi alla razza umana. Quasi ogni popolo dei tempi anteriori al Cristianesimo possedeva la sua istituzione e la sua tradizione dei Misteri. I Romani, i Celti, i Druidi della Bretagna, i Greci, i Cretesi, i Siriani, gli Indiani, i Persiani, i Maya e gli Indiani d’America, fra gli altri, avevano templi e riti corrispondenti con un sistema di graduate illuminazioni per gli iniziati. Aristotele non esitò a dichiarare ch’egli considerava assicurata la prosperità della Grecia dai Misteri Eleusini. Socrate fece notare che “coloro che sono a conoscenza dei Misteri assicuravano a se stessi ben piacevoli speranze di fronte all’ora della morte”. Fra gli antichi che hanno confessato o fatto intendere di essere stati iniziati nei Misteri, possiamo includere i nomi di Aristide, l’oratore; di Sofocle, il drammaturgo; di Eschilo, il poeta; di Solone, il legislatore; di Cicerone; di Eraclito di Efeso; di Pindaro e di Pitagora.

L’inevitabile degenerazione dell’umanità portò alla scomparsa o al ritiro dei veri ierofanti e alla loro sostituzione con uomini non illuminati, causando in tal modo la degradazione dei Misteri. Uomini perfidi in cerca dei poteri della magia nera conquistarono infine queste istituzioni in Egitto ed altrove; e quindi quanto originariamente era sacro, esclusivo e dedicato a mantenere in vita una fiamma di conoscenza spirituale e di pure istituzioni, si tramutò in strumenti offensivi e degradati di forze corrotte. Questi sono tutti fatti storici e condussero alla scomparsa dei più splendidi gioielli dell’antichità.

Ma anche se i loro segreti sono periti con essi, la saggezza che nei loro giorni migliori avevano trasmesso agli uomini, ha pur trovato la sua testimonianza con l’illustre lista di nomi di uomini che cercarono ed ebbero la sublime esperienza di tale Iniziazione o che vi furono proposti ed accettati.

Più di un testo su papiro e più di un’iscrizione murale comprova con quanto fervore i primi Egizi rivivevano il rito di Osiride, e ci mostra con quale venerazione le masse consideravano coloro che avevano il permesso di penetrare nei santuari reconditi e nelle cripte consacrate, ove si svolgevano le più sacre e più intime fasi di quel rito. Infatti esisteva un grado sublime e finale dell’Iniziazione, in cui le anime degli uomini non solo erano temporaneamente liberate dai corpi, in una condizione di morte simulata per comprovare la verità della sopravvivenza dopo la grande metamorfosi, ma vi venivano effettivamente sollevate alle più alte sfere dell’esistenza, nel regno del Creatore stesso. In questa meravigliosa esperienza, lo spirito limitato dell’uomo era portato a contatto con l’infinito spirito della sua superiore divinità: era capace, per un breve tempo, di entrare in silente, magica comunione con il Padre dell’Universo e tale fugace contatto di un’estasi incomparabile era sufficiente a cambiare il suo intero atteggiamento verso la vita.

Una tale esperienza avveniva in uno stato di trance che, benché esternamente simile alla trance ipnotica dei primi gradi d’Iniziazione, internamente era del tutto diversa. Nessuna forza ipnotica potrebbe mai determinarla; nessuna cerimonia magica potrebbe mai evocarla. Soltanto i supremi ierofanti, che erano essi stessi uniti alle loro divinità, potevano, con la loro stupefacente forza divina, fondendo la loro volontà con la sua, svegliare il candidato alla coscienza della sua natura superiore.

La dottrina dell’immortalità dell’anima era ora più d’una semplice dottrina: era un fatto provato che gli era stato dimostrato appieno. Nel risvegliarsi alla luce del giorno, l’iniziato poteva veramente dire di se stesso di essere ritornato al mondo completamente trasformato e spiritualmente rinato. Egli era passato attraverso il cielo e l’inferno, e conosceva una parte dei loro segreti. Facendo voto di mantenere inviolati quei segreti, egli aveva pure acquisito il diritto e il dovere di basare da allora la sua vita e il suo comportamento sulla reale esistenza di quei mondi. Egli si muoveva fra gli uomini con l’assoluta certezza dell’immortalità, e benché tenesse per sé le fonti di quella certezza, non poteva fare a meno di trasmettere, anche se inconsciamente, un po’ di fede in tale certezza ai suoi simili; e rinnovava le loro speranze, e li rafforzava nella loro fede per mezzo di quella misteriosa subcosciente telepatia che sempre passa fra gli uomini. Non credeva più alla morte; credeva soltanto nella Vita, in una Vita eterna, esistente in sé e per sé, perennemente conscia. Egli credeva ciò che il suo ierofante gli aveva svelato nei recessi custoditi del tempio; e cioè, che l’anima esisteva e che era per lui un raggio del sole centrale, un raggio di Dio. La storia di Osiride aveva acquistato un significato personale. Nel trovarsi rinato egli aveva trovato altresì Osiride, esistente in lui e che altri non era che il suo stesso immortale Io.

Questo era il vero insegnamento del più antico sacro testo dell’Egitto, “Il Libro dei Morti“, che tuttavia, nella sua attuale forma nota è un miscuglio di papiri riferentisi sia ai morti che ai morti apparenti, – agli iniziati – causando pertanto un po’ di confusione. Ch’esso appartenesse, nella sua forma primordiale, originale e schietta, ai Misteri è dimostrato in parte dal seguente passo: “Questo è un libro che tratta dei più alti misteri. Che l’occhio di nessun uomo (profano) lo veda: ciò sarebbe abominevole. Cela la sua esistenza. Il Libro del Maestro del Tempio Recondito, è il suo nome”.

Perciò, nel “Libro dei Morti”, la persona deceduta (in realtà l’iniziato) faceva precedere al suo nome quello di Osiride. Nelle più vecchie versioni di quell’antico testo il deceduto dice di se stesso: “Io sono Osiride. Io sono risorto come te, io vivo come gli dei!” rivendicando così la presente interpretazione, secondo la quale l’Osiride morto è in realtà l’iniziato apparentemente morto, ma sprofondato invece nella trance.

Potremo intuire il primo significato delle religioni antiche solo quando avremo compreso che i loro eroi simbolizzano l’anima umana e che le correlate avventure rappresentano le esperienze di quest’anima, nella sua ricerca del regno celeste.

Osiride diviene in tal modo una figura dell’elemento divino nell’uomo ed una storia simbolica di quest’elemento: la sua discesa nei mondi materiali e la sua riascesa alla coscienza spirituale.

Il suo favoloso smembramento in quattordici o quarantadue pezzi simbolizzava l’attuale smembramento spirituale dell’essere umano in una creatura la cui armonia d’un tempo è stata spezzata. La sua ragione è stata strappata via dai suoi sentimenti, la sua carne dallo spirito, mentre confusione e propositi contrastanti lo gettano qua e là. Così pure la storia di Iside che raccoglie i frammenti del corpo di Osiride e li restituisce alla vita, simbolizzava – allora nei Misteri e più tardi attraverso l’evoluzione – il riassestamento della natura contraddittoria dell’uomo a perfetta armonia, a quell’armonia in cui lo spirito e il corpo agiscono di comune accordo, e la ragione diventa parallela alla direzione del sentimento. Era il ritorno alla primaria unità.

La più elevata dottrina degli Egizi, che formava la base teoretica dei sommi gradi dell’Iniziazione, era che l’anima dell’uomo deve infine ritornare all’Essere divino da cui fu all’inizio irradiata, ed essi definivano questo ritorno “il diventare Osiride”. Essi consideravano l’uomo già qui sulla terra un Osiride potenziale. Nel loro manuale segreto d’Iniziazione, il Libro dei Morti, l’anima liberata viene istruita a difendersi nei suoi lunghi e pericolosi viaggi attraverso le regioni infernali, non solo con l’impiego di amuleti, ma bensì proclamando audacemente: “Io sono Osiride”.

“O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste. Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura”, dice la stessa Sacra Scrittura.

L’Iniziazione significava pertanto l’entrata in una nuova concezione di vita; in una visione spirituale che la razza umana perdette nel lontano passato quando cadde dal “paradiso” nella materia. I Misteri erano un mezzo di riascesa interiore che portava di grado in grado ad uno stato di perfetta illuminazione. Essi svelavano dapprima quei mondi misteriosi che si trovano oltre la soglia della materia fisica e poi svelavano il più grande mistero di tutti: la divinità propria all’uomo.

(Fonte: http://www.miezewau.it)

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Comments (0) Mar 26 2012

Il cervello: le funzioni dell’emisfero sinistro e destro

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Emisfero sinistro: modalità logico formali per semplificare la complessità dell’informazione

La funzionalità logico-razionale dell’ Emisfero Sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa della Area di Wernike che tende a facilitare un integrazione con la MLT (memoria a lungo termine).

Area di Wernike

Area di Wernike

E’ l’area del cervello cruciale per la comprensione del linguaggio. I soggetti che hanno danni neurofisiologici in quell’area non comprendono il significato delle parole e non riescono ad esprimersi. Fu così chiamata perché fu scoperta da Carl Wernike nel 1874.

L’operazione logico-significativa si basa sostanzialmente sulla combinazione di quattro operatorilogico-formali che corrispondono nel linguaggio parlato a: < SI, NO, E, O > che servono per analizzare e combinare in termini di unità più semplici la dinamica complessa del flusso della informazione. Il SI fa procedere il flusso del pensiero e la E permette di connettere una sezione o immagine acquisita con una successiva, mentre il NO interrompe il flusso del pensiero e lo devia verso un’alternativa selezionata da O.

 

Questa Modalità del Pensiero Logico attribuibile alla predominanza delle attività dell’Emisfero Sinistro del Cervello, indirizza l’attenzione ed il confronto attuabile in termini di riconoscimento e di identità, con la passata esperienza acquisita della MLT (memoria a lungo termine). Il pensiero logico, mediante i suoi operatori analitici, ha la capacità di scoprire il miglior modo di combinare sezioni del flusso di informazione separandolo, selezionandolo e combinandone le sezioni prescelte ed infine generandone una estensione capace di determinare un pronostico sul da farsi; in questo modo diviene possibile risolvere i problemi complessi mediante una elaborazione significativa del flusso di informazione (PROBLEM – SOLVING). Certamente tale metodologia contiene il rischio di consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente le aree cerebrali che permettono di combinare nel miglior modo il risultato di una riflessione logica, ma di fatto ciò non permette al cervello nella sua interezza funzionale di riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva mediante percorsi paralleli più propri delle modalità di pensiero dell’Emisfero Destro.

Emisfero Destro e Pensiero Laterale per modificare gli schemi logico-interpretativi

In questo emisfero ha luogo la modalità di pensiero corrispondente nel linguaggio parlato al SE. Il SE corrisponde ad un atteggiamento di Dubbio tendente a favorire l’intuito ed anche la fantasia, cioè le attività cerebrali che indubbiamente divengono necessarie proprio per la valutazione complessiva di schemi logici applicati troppo rigidamente, i quali tendono ad impedire la capacità di delineare nuove significazioni sulla base di rinnovate aspettative, non facilmente prevedibili mediante la ripetitiva applicazione delle sequenze combinatorie degli operatori logico formali.

L’utilizzazione del SE permette di renderci coscienti dei limiti del pensiero logico-formale e quindi facilita la capacità di sviluppare le attività parallele del PENSIERO LATERALE (Lateral Thinking) al fine di EVITARE GLI ERRORI ancor PRIMA di RISOLVERLI (PROBLEM – SAVING).

Il medico psicologo, Edward De Bono identifica quattro fattori importanti che suggeriscono un atteggiamento volto a utilizzare in modo sinergico e complementare il pensiero laterale: 1) al fine di riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti 2) le quali polarizzano la percezione di un problema, 3) ed impediscono di cercare modalità differenti di guardare le cose 4) e quindi di flessibilizzare il controllo rigido del pensiero logico-lineare per incoraggiare lo sviluppo della creatività.

La creatività é pertanto a portata di mano di ciascuno di noi, infatti l’essere creativi non dipende esclusivamente dalla genetica, proprio perché i geni non sono capaci di gestire i cambiamenti fisici e mentali che si manifestano nell’arco di una vita.

La creatività è quindi il modo di saper utilizzare la plasticità del cervello per rispondere alla complessità degli eventi, mettendo in funzione le molteplici ed articolate funzioni intellettive di cui ciascuno di noi é geneticamente dotato.

Come un blocco di marmo prende la forma pensata dalla creatività dello scultore, così il cervello di ciascuno di noi può essere potenziato da noi stessi, migliorando coscientemente le funzioni intellettive, ed acquisendo in tal modo un benessere derivante dalla fiducia nelle proprie naturali capacità creative. Ricordiamo che divenire creativi non significa solo inventare qualcosa di nuovo o essere originali per forza, ma essenzialmente significa invece trovare soddisfazione nell’utilizzare al meglio entrambe le potenzialità di sviluppo del proprio cervello.

(Tratto da www.benessere.com)

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Comments (0) Mar 21 2012