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La Psicosintesi come pratica di realizzazione alchemica

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“Conosci, Possiedi, Trasforma”, questo è il processo che Assagioli ha proposto all’uomo attraverso un percorso fatto di tappe pratiche in cui si percorre un vero cammino di realizzazione, compiendo dapprima ciò che Jung definì “l’individuazione” necessaria all’evoluzione della coscienza.

Quando vi è la spinta a riconoscersi oltre i limiti del proprio corpo, delle proprie emozioni e concetti mentali, si inizia un’esplorazione all’interno di sè e nasce un primo sguardo che si distanzia dai contenuti con cui prima ci si era assorbiti e identificati mancando di quella osservazione silenziosa che ne permette la conoscenza.

Dal momento che vi è l’osservazione dei processi che riguardano la propria natura umana, si attua la prima “separazione alchemica”, si comincia a definire un punto della coscienza che è per così dire “al di sopra” dei meccanismi automatici quali istinti, emozioni, pensieri.
Si assume una centralità fatta di Volontà che coordina, dà una direzione consapevole alle funzioni psichiche della personalità.
In questa fase è l’Io, inteso come punto centrale della personalità, come coscienza individuale (in termini Vedanta si potrebbe definire come ahamkara=senso dell’io), che prende le redini e collabora al processo di riordino delle varie istanze fisio-psicologiche, grazie ad una presa di consapevolezza avviata dalla conoscenza ed osservazione; suo strumento diretto è la Volontà.

In Psicosintesi la Volontà è lo strumento primario, è ciò che può permettere la vera trasformazione.
Quando si parla di Volontà quindi si apre un ampio spettro di significati e applicazioni, in quanto la Volontà deve essere necessariamente corredata dagli aspetti di forza, bontà e sapienza per risultare un mezzo efficace ed equilibrato, diventando così un’“energia triangolare” capace di smussare, plasmare e trasformare in modo armonico.

In un processo di crescita personale che verte verso l’unificazione con la parte superiore dell’Io ovvero con il Sè che trascende e include l’Io (il quale è di Esso un riflesso), la volontà personale ha un ruolo attivo che giungerà a lasciare il passo al momento giusto alla Volontà transpersonale (del Sè superiore).

La volontà è una forza propulsiva che innesca il processo creativo e trasformativo avvalendosi di qualità e attributi che possano realizzare dei cambiamenti nella direzione scelta.

Attraverso la conoscenza delle dinamiche psicologiche verranno alla luce mancanze, limiti, squilibri ed automatismi che possono essere “corretti” e direzionati da scelte consapevoli.
E’ il caso in cui volendo attivare una qualità latente in noi, si potrà, per mezzo di esercizi di evocazione e immaginazione attiva, innescare quell’energia-qualità.

Diventa chiaro che strumenti-energie quali la Volontà, l’Amore-Comprensione e l’Intelletto-Saggezza, agendo in sinergia, sono gli “utensili” per eccellenza del laboratorio alchemico.

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Comments (0) Feb 26 2013

Equanimità – Separazione alchemica

Posted: under La Coscienza.
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“Alchimia est impuri separatio a substantia puriore.” (Martin Ruland)

Il processo alchemico detto “Separazione” è il fondamento dell’intera Opera Alchemica, così come precisamente espresso da Martin Ruland; questo è ciò su cui condurre il lavoro alchemico.
La separazione delle sostanze impure dalla sostanza-essenza più pura; ciò si può anche tradurre come l’estrazione del Mercurio solare da quello lunare.

Dietro al linguaggio ermetico-alchemico, i cui simboli implicano un serio ed approfondito studio, si scopre una concreta applicazione sulla materia prima che altro non è che il microcosmo-uomo.
Il Mercurio solare si traduce in Coscienza solare che deve essere separata dalla mente lunare, la mente-desiderio o kama-manas.
La dimensione psicologica della mente umana non è che il mercurio volgare degli alchimisti dello spirito; essa vive di luce riflessa della Coscienza Superiore (solare), “substrato” e vera essenza nascosta nell’uomo.
Questo processo di disidentificazione dalla mente psicologica (inferiore) è la prima operazione alchemica che occorre fare con graduale e delicato lavoro. E’ un prendere una equi-distanza da contenuti e qualificazioni che sono i materiali “grossolani” da ripulire e trasformare in seguito.

Dopo il riconoscimento di questa essenziale realtà, lo strumento primario per lavorare sulla separazione è l’attivazione dell’equanimità, esercitando la quale si può gradualmente realizzare l’operazione.

Da “Fuoco di Ascesi” di Raphael ben si chiarisce cosa si intenda per Equanimità:
“I [veri] Saggi sono quelli che vedono con lo stesso occhio un brahmana – coronato di sapienza e umiltà – una vacca, un elefante, un cane, uno svapaka [mangiatore di carne di cane]. (Bhagavadgita V, 18.)”

“Questo sutra della Gita è molto importante perché indica la posizione coscienziale ottimale per una effettiva Realizzazione. Inoltre, può essere interpretato sotto l’aspetto psicologico e, ancor più, coscienziale-metafisico.
Prima di tutto, riconosciamo che l’ente umano ha la capacità istintiva di rispondere al mondo oggettuale, di sentire emotivamente cose-eventi che sono dentro e fuori di sé e di avere la capacità pensativa di proiettare opinioni, interpretazioni su quelle cose-eventi. Ancora, può aver sviluppato troppo il “senso dell’io” (ahamkara) o centro individuato sì da essere intrappolato dalle sue movenze psicofisiche, rimanendo indifferente di fronte alle cose-eventi, ma in senso negativo, riduttivo.
Il sutra sottolinea che il Saggio rimane equanime; ciò significa avere lo stesso atteggiamento coscienziale di fronte a cose-eventi differenti, a volte persino opposti.
Possiamo anche esprimerci nel modo seguente: l’equanimità è “divina indifferenza” o divina impassibilità, imperturbabilità, neutralità perché con essa si sono trascesi e unificati tutti i dualismi.

Da quanto detto possono sorgere due domande:
1) L’equanimità-imperturbabilità a che sfera del nostro essere possiamo attribuirla?
2) Quali sono gli ostacoli che possono impedire l’espressione dell’equanimità?

Ci può essere utile questo filo di pensiero: se la nostra psiche si muove sulla linea della perturbabilità dovremo chiederci: che cos’è che determina tale turbamento e su quale sfera coscienziale potremo trovare la lacuna?
Iniziamo col dire che l’equanimità è l’opposto degli stati duali come, ad esempio, attrazione e repulsione. Chi, dunque, è condizionato dallo stato attrattivo-repulsivo della sfera psicologica non può essere equanime, non può rimanere impassibile; e poiché l’impassibilità-equanimità è del Saggio ne consegue che quell’ente, sotto l’imperio dell’attrazione-repulsione, può essere tutto tranne che saggio. Ma perché, poi, l’imperturbabilità è del Saggio? La saggezza, essendo libera da pregiudizi dualistici, può “vedere” le cose come realmente sono (vivekakhyati: retto discernimento scaturito dall’intelletto puro).
Ora, chi è determinato o sballottato da condizioni psicologiche attrattive-repulsive in che senso può usare il giudizio di verità? Questo, purtroppo, viene condizionato o alterato dal particolare momento emotivo. Se la perturbabilità è padrona del nostro essere, noi saremo forzatamente preda di “opinioni” soggettive e non di giudizi universali, opinioni che eserciteranno un peso negativo determinante sulla nostra visione della vita e sul nostro comportamento.
Il sutra ci indica soprattutto uno stato coscienziale: il Saggio è colui che è equanime di fronte a tutto, non solo di fronte ai suoi stessi eventi-cose, ma anche alle “opinioni del mondo degli uomini”. Possiamo così esaminare il sutra da quest’altra angolazione.

Se riconosciamo che le indefinite manifestazioni vitali si risolvono nell’Unità dell’Essere, se accettiamo che tutto è Uno senza secondo, se ammettiamo che “In Esso originano è si dissolvono tutte le cose” (Mandukya Upanisad, VI), dov’è quel dato, quella cosa o quel fatto che può darci turbamento, parzialità ed eccitazione? Nella nostra coscienza una e universale possiamo mai trovare la dualità e la differenzianzione?
Le “ombre” del cane, dello svapaka, del brahmana, ecc. non si stagliano sul nostro stesso schermo? Le loro movenze non sono l’espressione di quell’Uno che dà vita a tutto? Solo l’immedesimazione con una particolare “ombra” ci pone sul piano della distinzione e dell’opinione, cioè della non-verità.
Chi ha una coscienza universale è equanime perché è fuori dell’opinione dianoetica essendo un Saggio, è tutt’uno con la Vita; oppure, essendo tutt’uno con la Vita è un Saggio, un muni, cioè colui che si è posto nel Silenzio onnipervadente proprio perché è uscito dal polarismo di qualsiasi natura e grado.
Dietro il mondo dei nomi e delle forme, a qualunque dimensione possano appartenere, esiste quella Realtà una onnicomprensiva, quell’Essenza che è il fondamento metafisico del mondo intelligibile e sensibile. E chi ha il privilegio di vedere la vita in termini di unità-equanimità ha realizzato il savikalpa samadhi o Coscienza divina.”

Questo è il testo in cui con parole chiare ed illuminanti si esprime Raphael, utilizzando anche un linguaggio della tradizione Vedanta, ma dimostrando che l’Alchimia è opera universale e non appartiene ad un culto particolare, ma è sinonimo di trasformazione e realizzazione interiore.

Nei simbolismi della tradizione occidentale l’equanimità-separazione alchemica può vedersi nell’Arcano maggiore “La Temperanza”. Nell’archetipo rappresentato dalla lama dei tarocchi n. XIV un’immagine spesso dall’aspetto androgino o comunque “angelico” travasa dei liquidi da un recipiente all’altro, si potrebbe vedere in questo gesto, un “dosare”, un separare la sostanza con “giusta misura”.

La Temperanza è inoltre una delle quattro virtù cardinali che permette di trasformare, purificare, trasmutare l’energia vitale, quindi di “Separare” l’impuro dal più puro, di “ripulire” la sostanza mercuriale simbolicamente fluida (assimilabile perciò alla plasticità della mente), dai metalli pesanti (i contenuti-qualità della personalità egoica).

Come ben sappiamo non è solo ragionando o mettendoci le buone intenzioni che si attiva una qualità e una trasformazione. Occorre quindi evocare l’Equanimità-Temperanza con applicazione costante e instancabile, così come gli alchimisti si dedicavano alle “operazioni” nel loro “laboratorio”.

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Comments (0) Feb 17 2013

L’approccio alchemico delle nanoscienze

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Per nanoscienze si intende lo studio dell’infinitesimamente piccolo (il mondo microscopico), in cui le leggi fisiche che agiscono e ordinano la materia microcosmica (microcosmo) sono differenti da quelle che interessano il mondo delle grandi dimensioni (macrocosmo) e generano effetti per noi ancora sorprendenti e imprevedibili.
Si tratta di un agire sulle basi che costituiscono la materia, ovvero su quei “mattoncini” che “intelligentemente” modellano e creano le strutture di ciò che ci circonda (dai metalli ai tessuti organici).

Agire con la materia conoscendone le leggi e imparando a gestire l’intelligenza che presiede alla creazione delle forme di vita, potrà cambiare il futuro e l’evoluzione dell’uomo, ma a patto che non si interferisca con una manipolazione arbitraria che genererebbe caos e deviazione.

Forse gli antichi alchimisti avevano aperto la strada a ciò, sottolineando che quello che riguarda la materia riguarda anche lo spirito e viceversa. Mostrando come agendo in sintonia con la Natura si creano le Vere Opere d’Arte.
In un mondo in cui l’interconnessione con il Tutto prende sempre più importanza, è fondamentale tenere presente che i principi su cui si basa la Vita fanno parte di un’Intelligenza che va rispettata e conosciuta dall’interno all’esterno, dal microcosmo al macrocosmo per il compimento della “Grande Opera”.
E’ infatti da rilevare come con un approfondimento delle leggi atomiche e delle nanotecnologie si tocchino tutti gli ambiti della vita, in cui psiche e materia si incontrano e interagiscono.

Ulteriori approfondimenti sul legame fra Alchimia e Nanoscienze si possono trovare a questo link: Riflessioni sulle Scienze di Alberto Viotto: Nanoscienze, Nanotecnologie e Nanomedicina. La rivoluzione tecnologica del XXI secolo. Di Giovanna Serenelli

Inoltre propongo qui di seguito un articolo interessante sull’argomento.
ALCHIMISTI NANOTECNOLOGI di Paolo Manzelli.

Premessa:
Le nuove tecnologie abilitanti (NTA) – tra esse: Nano e Bio-tecnologie, Roobotica, Generazione strategica di alternative energetiche ed inoltre Virtual Spaces di cooperazione territoriale tra PMI(piccola-media impresa) e Ricerca per i settori decisivi alla futura crescita del sistema socio-economico Toscano – tutte queste NTA rappresentano una notevolissima opportunità strategica di sviluppo delle economia della conoscenza in un Paese come l’Italia, privo di materie prime. In vero la criticità del passaggio tra produzione manifatturiera tradizionale e le applicazioni delle NTA, consiste innanzitutto nella necessità di potenziare la comprensione ed il management cognitivo, che è alla base di percorsi di modernizzazione della catena del valore della produzione delle PMI. Il fine è poter riqualificare le relazioni di competenza tra ricerca ed impresa, che del resto oggi risultano inadeguate per affrontare una sinergia di sviluppo e di co-progettazione strategica della economia della conoscenza a livello territoriale, in modo tale da poter di minimizzare i costi sempre piu elevati di materie prime e di energia in un ambiente ad elevata qualità ambientale e di benessere sociale.

Foresight cognitivo sulle Nanotecnologie.
Le Nano Tecnologie si basano sulla realizzazione di aggregazioni (CLUSTER ) di atomi o molecole le cui proprietà si distinguono da quelle macroscopiche poiché l’organizzazione di unità ultra-microscopiche dimostra un’ampia gamma di reattività chimiche e di proprietà fisiche che nelle condizione di equilibrio macroscopico si annullano, ovvero risultano ben poco evidenti. Con le nanotecnologie una nuova Alchimia sta nascendo, proprio in quanto nella dimensione nano-tecnologica (1 nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri – cioè un milionesimo di millimetro), le proprietà fisiche si avvicinano a quelle degli atomi o molecole singole che sono dotate di forte reattività cosi come l’ idrogeno ( H) o l’ ossigeno atomico ( O ) sono piu reattivi che non nella loro forma molecolare (H2), (O2).
In particolare gli alchimisti, con le loro idee atomistiche, riuscirono, già nel medio-evo, ad utilizzare le nano-tecnologie, pur non chiamandole con il nome attuale. Infatti, ad esempio, i vetri colorati delle vetrate antiche di molte cattedrali in Europa si è oggi riscoperto che sono dovute alla dispersione di nano-particelle d’oro e di altri metalli, durante la fusione del vetro.

Gli alchimisti pertanto utilizzarono le nano-particelle per realizzare ad es.in Firenze, Santa Maria Novella ed a Notre Dame in Parigi, quelle bellissime colorazioni delle vetrate, dalla dispersione di nanocristalli d’ oro, che assumono varie colorazioni a seconda della dimensione del Cluster di atomi di oro puro, che, ad es., a 70 nm riflette una vivace luce Rosso-rubino ed a circa 100 nm una spendente colorazione Giallo-oro.

Per raggiungere tali risultati gli alchimisti medioevali dovettero affrontare un profondo cambiamento concettuale ed operativo, iniziando ad indagare quanto era già stato realizzato da esperti vetrai in Epoca Romana (400 d.C), che casualmente avevano anch’essi utilizzato la dispersione di nano-particelle nel vetro come è dimostrato dal ritrovamento del vaso di Licurgo, che è verde in riflessione della luce e diviene di color rosso se viene illuminato dall’interno.
E’ interessante rammentare come gli alchimisti riuscirono a realizzare quelle trasformazioni che producono cambiamenti dello stato fisico, in modo da poter ottenere nuove proprietà della materia, scomponendola negli elementi primi e primordiali che essi correlavano alla purezza dei pianeti allora conosciuti. L’oro era il Sole, l’argento la Luna, il rame Venere, il ferro Marte, lo stagno Giove, il piombo Saturno. Una tale concettualizzazione della alchimia condusse gli artigiani dell’ epoca a provare a indagare il microcosmo invisibile mediante operazioni di sistematica separazione delle parti che sono raggruppabili in 6 fasi fondamentali:

solutio (dissoluzione di una sostanza secca in liquido); ablutio (purificazione = separazione del vapore dalla parte solida); congelatio (solidificazione di una sostanza liquida per abbassamento della temperatura); calcinazione (riduzione in polvere di una sostanza secca mediante il fuoco, spesso causata dalla sottrazione dell’umidità che tiene insieme le parti); fixatio = indurimento, condensamento (solidificante) delle sostanze volatili; mellificazione = procedimento che tende a favorire la liquefazione di una sostanza dura che non fonde.

Mediante tale operatività artigianale la corsa alla trasmutazione dei metalli in oro, il piu puro dei metalli, fu già, dai tempi del primo Rinascimento Fiorentino, teorizzata in termini di principi esoterici dell’alchimia, il cui scopo principale fu la scoperta della pietra filosofale e cioè della idea essenziale necessaria per trasmutare il piombo in oro, ovvero produrre l’elisir di lunga vita (oropotabile).
Evidentemente gli artigiani nelle loro fucine artigianali, andarono pragmaticamente ben al di là delle concezioni Esoteriche, così che furono in grado di realizzare innovazione producendo vari forme di manualità basate sull’utilizzazione dei fuoco come principale fonte di energia e dell’ acqua come solvente universale. Le tre fasi fondamentali, comuni a tutti i procedimenti, di utilizzazione del fuoco nelle trasformazioni prendevano nome dai tre colori nero, bianco e rosso ed erano: nigredo, spoliazione o negazione del materiale originario; albedo, sua purificazione; rubedo, assegnazione delle nuove caratteristiche alchemiche.
Sulla base di tali semplici principi operativi gli “alchimisti-artigiani” medioevali compresero una verità che ancora oggi è di grande valore. Infatti capirono che il mondo atomico, di dimensioni tanto piccole, così piccole da essere invisibili, non è per nulla eguale a quello che vediamo come mondo macroscopico e che pertanto le leggi fisiche che conosciamo dall’osservazione del mondo visibile, non si applicano nel contesto del mondo a dimensione atomica, proprio in quanto il loro trasferimento cognitivo dal macro al sub-microcosmo, porterebbe a risultati non confrontabili e spesso contro-intuitivi rispetto alle logiche acquisite relativamente al mondo osservabile.
Sappiamo oggi che nelle dimensioni Nano-metriche le caratteristiche delle nano-particelle possono essere profondamente diverse da quelle dell’ insieme macroscopico, infatti le nano-particelle si avvicinano maggiormente alle proprietà della superficie piana degli oggetti, che infatti sono dotate di maggior reattività, di conseguenza le nano particelle presentano nuove caratteristiche di interazione con l’ ambiente rispetto ai fenomeni visibili che sono propri della massa macroscopica della materia.
Come abbiamo accennato, nelle dimensioni Nano-metriche, i cluster di pochi atomi di oro tra 10 e 200 nm, possono cambiare di colore a seconda della composizione e delle dimensioni del cluster che assorbe-riflette la luce così da apparire di vari colori che vanno dal rosso porpora al verde, arancione, giallo ecc… permettendo di avere coloranti non più molecolari ma nano-tecnologici, dotati di minor impatto inquinante nell’ambiente e con un elevato risparmio di materiali pregiati.
Come ai tempi antichi dell’alchimia oggi si possono avere notevoli opportunità di produzione di manifatture realizzate direttamente da una opportuna aggregazione di atomi, già si pensa di realizzare il diamante direttamente dalla composizione di atomi di carbonio, e ciò e già stato possibile a livello di piccole quantità di diamante di circa 1000,00 nanometri. Molti nuovi prodotti nanotecnologici (vetri auto-pulenti, nuove fibre, tessuti self-cleaning , costumi idrorepellenti, nuovi medicamenti, cosmetici nano-tech, paste dentifrice ultra-sbiancanti, ecc..) sono già realizzati. Pertanto la competizione in questo campo di produzione atomico-molecolare è molto attiva, e quindi necessita di un forte sviluppo di competenze creative, anche per favorire una ampia responsabilità sociale di impresa, datosi che, come abbiamo indicato, con le nano-tecnologie si realizzano prodotti di elevata reattività e quindi di ampie possibilità catalitiche, che possono generare nuove problematiche sia all’ inquinamento che alla salute, le quali indubitabilmente debbono essere prese in coscienziosa considerazione .
In conclusione di questo primo contributo di Foresight cognitivo sulle Nano tecnologie, ritengo necessario sottolineare che una puntuale definizione degli scenari di applicazione tecnologica delle “NTA”, veramente utile per contribuire alla gestione del passaggio della economia industriale delle PMI in Toscana e altrove, alla moderna dimensione della economia della conoscenza, necessita di un elevamento del livello transdisciplinare di competenze scientifiche ed artistiche. Pertanto l’area di rinnovo cognitivo e tecnologico sarà il fulcro del progetto Prometeo, in modo che dalle caratteristiche di start up di un servizio alle PMI di tipo tattico, possa assumere il ruolo strategico come e attualmente necessario per superare la debolezza del sistema produttivo manifatturiero, il quale essenzialmente necessita di una chiara capacità di individuazione delle nuove aree di opportunità competitiva, ed agire di conseguenza nell’ elevare processi qualificati e costanti di trasferimento alla produzione ed al consumo delle moderne tecnologie abilitanti.

Biblio On Line
Nano Tecnologie e Nano Art: http://www.edscuola.it/archivio/lre/nano_art.pdf
Nano Scienze Dossier: http://www.torinoscienza.it/dossier/apri?obj_id=9023
Storia del Vetro: http://www.edscuola.it/archivio/lre/storia_del_vetro.pdf
Breve storia della alchimia: http://cronologia.leonardo.it/mondo42.htm
Nano Technology Encyclopedia: http://encarta.msn.com/encyclopedia_701665682/nanotechnology.html
Foresight in nanotech: http://www.foresight.org/
Nano Insicurezza: http://viaggioallucinante2punto0.blogspot.com/2008/05/nano-insicurezza-6.html
“Nano Technology Foresight in Science and Art”: by Paolo Manzelli Progetto “Prometeo”: Strategia di condivisione e disseminazione di scenari futuri di produzione delle PMI sulla base di nuove tecnologie abilitantiAlc. Case Study 1°

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Comments (0) Feb 02 2013