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Il Mulino mistico, l’Uovo filosofale, simbologie e correlazioni

Posted: under Nel Percorso, Ricerche e studi.
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Questo articolo nasce da uno studio su alcuni simboli apparsi in sogno: la farina bianca ed il pane. Le tradizioni millenarie hanno sempre dato particolare attenzione allo studio dei simboli onirici, a quelle immagini, parole e scenari che inviano precisi significati, tracciando alcune volte un percorso che ci invita ad “ascoltarci” dall’interno.
Così mettendo in atto ciò che arriva dall’antica Saggezza, “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam”, vado alla ricerca e all’approfondimento di possibili significati che i simboli colti attraverso sogni e intuizioni possono rivelare, risalendo a tutto un nuovo mondo di correlazioni.

Capitello romanico della cattedrale di Vezelay (Francia – Borgogna), sec. XII

Il capitello illustra il passaggio dal vecchio al nuovo testamento, per opera del cristianesimo. Nella parte superiore, Mosé versa nell’imbuto di un piccolo mulino – mosso dalla ruota con la croce (simbolo dell’evento cristiano) – il grano grezzo della Vecchia legge. Sotto, san Paolo raccoglie in un sacco la farina bianca della Nuova legge, per espanderla nel mondo.

E’ un esempio mirabile dell’efficacia della catechesi visiva per mezzo dei simboli scolpiti nel libro di pietra della Bibbia dei Poveri dell’arte romanica.

“Alcune volte si nota tra i fregi delle cattedrali il mulino e l’uomo che raccoglie la farina. A prima vista sembra una scena banale, comune: un uomo versa grano in un mulino mentre un altro raccoglie la farina. In realtà le Scritture ci insegnano che è Mosè a portare il grano al mulino ed è san Paolo a raccogliere la farina. In senso simbolico, il mulino mistico è lo strumento attraverso il quale una sapienza passata, rappresentata da Mosè, diventa sapienza presente, indicata da san Paolo.”

Il prodotto del Mulino mistico

L’alimento mistico che conduce alla trasmutazione dell’Essere è il “Pane”(in ebraico “Lechem” = 78 che racchiude tre volte il Nome Yud Hey Vav Hey,che vale 26. Infatti 26 x 3 = 78) cioè il “Pane di Vita”, simbolo della Nuova Coscienza Messianica di cui Gesù stesso è portatore per trasmetterla a coloro che sapranno accoglierla (i cosidetti Uomini di Buona Volontà, capaci di sottomettere il loro Ego). Gesù infatti incarna in sè l’aspetto trinitario ma unificato del “Pane”( Lechem= Pane = 78 = 3 x 26(YHVH), cioè Padre-Figlio-Spirito Santo).

Il pane è alimento che nutre e dà energia; considerato dono di Dio o degli dèi sin dall’antichità, rappresenta un alimento sacro introdotto in rituali e liturgie. Esso è frutto della terra e del duro lavoro dell’uomo; è fatto con farina (composta da tanti chicchi di grano), con acqua e lievito (unione di tre elementi).

In linguaggio alchemico Dom Pernety scrive queste parole sulla fermentazione:

“Il fermento sta nell’opera come il lievito sta nella panificazione. Non si può fare del pane senza lievito, come non si può fare dell’oro senza oro. L’oro è dunque l’anima di ciò che determina la forma intrinseca della pietra. Non temiamo di imparare di fare l’oro e l’argento, come il panettiere che fa il pane, il quale è solamente un insieme di acqua e di farina plasmata e fermentata e non differisce l’uno dall’altro che per la cottura. Parimenti la medicina dorata è solamente una composizione di terra e di acqua, vale a dire, di zolfo e di mercurio fermentato con l’oro; ma con un oro rinnovato. Perché come non si può fare del lievito col pane cotto, così non si può fare l’oro con l’oro volgare, finché rimane oro volgare. Il mercurio, o acqua mercuriale è questa acqua, lo zolfo questa farina che si inacidisce con una lunga fermentazione diventando lievito, con il quale si fanno l’oro e l’argento. Così come il lievito si moltiplica eternamente e serve sempre come materia per fare del pane, anche la medicina Filosofica si moltiplica e serve eternamente da lievito per fare dell’oro.”

Il mulino che si ritrova anche ricorrentemente nei presepi (ricostruzioni di paesaggi mistici), è un elemento importante per il significato di “movimento” e di vita; la ruota o le pale si muovono sfruttando l’energia dell’acqua o del vento (elementi naturali vitali). La ruota o le pale rappresentano lo scorrere del tempo, mentre la farina bianca, quella che deve essere lavorata, ha un significato di morte. La farina però diventa pane e quest’ultimo è, per definizione, il simbolo della Vita nuova e nutrimento spirituale.
Dal processo meccanico del movimento del mulino (la vita fisica legata alla ruota del tempo), si ricava la farina, materia prima.
Vi è un processo di vita-morte che genera Vita immortale: trasmutazione da materia grezza, la farina bianca, al prodotto finito, il pane, simbolo della pietra cubica o pietra filosofale.

“Questa pietra riunisce in sé tutti i colori. E’ bianca, rossa, gialla, azzurra, verde…” – (Trattato delle tre Parole)”

La rottura dell’uovo filosofale (il vaso di Ermete) con la spada (fuoco) originerà il pulcino (pietra filosofale).

L’uovo filosofale, contenente il pulcino (pietra filosofale) veniva aperto con il fuoco (simbolicamente rappresentato da una spada) che era il calore della cova e quindi un calore dosato con estrema cura, ed infatti, come accennato, era proprio il dosaggio del calore uno dei problemi più grandi degli alchimisti.
(Tratto da http://www.fisicamente.net)


“Nutrix ejus terra” (Ermete Trismegisto)

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Sintesi Microcosmo-Macrocosmo

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Metamorfosi alchemiche

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“Vi sono due corpi: quello rudimentale e quello completo, corrispondenti alle due condizioni del bruco e della farfalla. Ciò che noi chiamiamo morte non è che la dolorosa metamorfosi.
La nostra incarnazione presente è progressiva, preparatoria, temporanea. 
L’incarnazione futura è perfezionata, ultima, immortale.
La vita ultima è lo scopo supremo.”
(Edgar Allan Poe – “Racconti straordinari”)

  

La farfalla ha un ciclo vitale di 4 stadi principali di sviluppo:  uovo, bruco, pupa e adulto. Ogni stadio è il superamento del precedente e prevede l’abbandono del vecchio involucro.
Il destino di un bruco, il progetto che la natura ha per lui, è di evolvere in farfalla. Un bruco che non giungesse allo stadio di farfalla non avrebbe realizzato le possibilità insite nella sua natura.

 

Così l’uomo che non si realizzi nell’Anima-Sé attraverso l’evoluzione della sua Coscienza, non avrà completato ciò che la Natura prevede nel suo piano di Creazione.

 

La farfalla ha due ali e un corpo centrale che ricorda gli organi del cervello e del cuore nell’essere umano.
L’uomo per realizzare il Sé deve integrare, sintetizzare le due parti opposte e polari in modo che funzionino come un unico corpo armonico che gli possa far spiccare il volo in modo leggiadro e innocente come il battito d’ali di una farfalla.

 
Tale leggerezza nel suo volo è data dal dominio sulla natura inferiore, dal superamento dei vincoli della mente analitica, separatrice ed egoica, a favore della mente Intuitiva.
Spostato il centro di dominio, dal basso verso l’alto (dai tre chakra inferiori ai tre superiori), attraverso il Cuore che riceve la luce dell’Intuizione o Intelletto superiore (superconscio), l’apertura verso l’aria e la luce (la nuova dimensione) sarà innocente come lo sbocciare di una rosa.
  

 

La farfalla è stata indicata presso gli antichi Greci con il termine “Psyche” (indicando con tale termine una farfalla notturna), e assimilata all’Anima; ma affinché l’anima (Mercurio lunare) si liberi leggera come farfalla (Mercurio rettificato) deve “spogliarsi” degli involucri che la appesantiscono offuscandole la luce.

 
“L’anima è come la crisalide uno stato di passaggio, un punto critico, che ci permette di collegare il corpo materiale con il Sé Spirituale ed eterno, lo Spirito che chiama in causa l’Unicità delle essenze che sovrastano e superano la condizione materiale, la nigredo. Il nero come è risaputo è un colore o frequenza che attira tutti gli altri (tutti in uno dal quale si possono estrarre attraverso gradazioni di chiaro). Il bianco, contrapposto al nero è la luce, è l’uno indivisibile che forma i 7 colori dell’arcobaleno attraverso il passaggio in un prisma o per effetto dell’evaporazione dell’acqua.”
(“Il Cappello Frigio e altri simboli Cosmici”)
  

L’Anima trovata la sua vera condizione di Farfalla (stato di fissazione del Mercurio solare), potrà librarsi nell’aria, l’elemento che le è proprio. Nella nuova dimensione più sottile (l’aria), essa riceve la luce, il Sole o Fuoco (Zolfo incorruttibile) da cui ha origine la sua stessa essenza.

  

Passaggio dallo stato di Mercurio lunare (simbolo in basso)


 
a Mercurio solare rettificato con l’elemento Zolfo (simbolo in basso).


 
Il simbolo delle ali del Mercurio dei Filosofi, mostra il passaggio alla nuova condizione (analogia con le ali della farfalla dopo la metamorfosi dallo stato di bruco).
 

Così integrato nell'”aria” e nella “luce” della sua Anima-Spirito, l’uomo avrà realizzato il Piano insito nella sua Natura divina: l’Androgino alchemico.

  

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Il nuovo senso della vista

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«Si sa tra gli uomini e si comprende tra gli gnostici in che modo questo amore non sia corporeo, ma che non sia altro che l’azione del Creatore quando vuole guidare un eletto ai bordi dell’invisibile o del mondo del mistero, e lo proietta nel sentimento innato di questa persona e le permette di vedere con gli occhi dell’anima le bellezze delle opere divine»

– Rûzbehân Baqlî –

 

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Ercole e l’Idra di Lerna

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“ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.” 

 

Nell’ottava fatica Ercole affronta il mostro che si nasconde nella palude di Lerna, l’Idra dalle nove teste, una sorta di serpente o drago acquatico. L’Idra vive e si nutre nelle acque fetide della palude, ha dimora nella buia caverna e corrompe tutta la campagna circostante.

“La palude stagnante di Lerna sgomentava tutti coloro che vi si avvicinavano. Il fetore ammorbava l’atmosfera per uno spazio di sette miglia.”

Le sue nove teste non possono essere distrutte con i mezzi comuni, non è sufficiente la forza fisica o le armi per tagliare le teste. Ercole viene ammonito: “Preparati a combattere contro questa bestia ripugnante. Non pensare che i mezzi comuni possano servirti: distruggendo una testa ne appariranno subito altre due.”

L’eroe rimane giorno e notte ad attendere che il mostro venga allo scoperto dalla sua tana, ma inutilmente. Solo usando lo stratagemma di lanciare delle frecce di pece infuocata  l’Idra viene allo scoperto agitandosi: “Il mostro si ergeva dall’alto dei suoi tre metri, cosa orrenda a vedersi, sembrava fosse costituita di tutti i pensieri più ripugnanti ed osceni concepiti fin dall’inizio dei tempi. L’idra si slanciò contro Ercole, cercando di avvolgerne i piedi.”

Ercole riesce però a staccargli una testa, ma ne crescono altre due;  più il combattimento diventa animato e violento e più l’Idra acquista forza. E’ solo nel momento in cui Ercole ricorda il consiglio che gli è stato dato “ Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando. Và, figlio di Dio e dell’uomo, va e conquista.”  che ha la chiarezza di piegarsi sulle ginocchia, afferrare il mostro e sollevarlo in alto, sopra la sua testa, alla luce e all’aria purificatrice.

L’aria e i raggi del sole indeboliscono il mostro e avvizziscono le nove teste, sconfiggendolo completamente.

Solo una testa è immortale, quella mistica, che appare all’appassire delle altre; Ercole la mozza e la seppellisce sotto una roccia.

Questo mito contiene delle chiavi per trovare gli strumenti indispensabili e indirizzarsi verso un corretto percorso di conoscenza e crescita. Sia che si interpreti in chiave psicologica, sia che si trovino livelli più trascendenti e metafisici, esso ci mostra delle tappe fondamentali che non possono essere trascurate per chi compie un lavoro su se stesso.

Presso il fiume Amimone (significato etimologico “senza colpa”), prese dimora l’Idra che trasforma il luogo in fetida palude. In mezzo al fango e all’acqua stagnante della putrida palude di Lerna può regnare un mostro che si nasconde in una caverna e che rende pestifera tutta la natura intorno.

Il simbolo dell’acqua stagnante e morta, in contrapposizione al fiume che scorre con le sue acque zampillanti e vive,  è già un importante riferimento al ristagno delle energie del subconscio in cui fermentano nel buio della “caverna” istinti, passioni, desideri non controllati, non compresi perché appunto nascosti alla coscienza.

L’Idra, con il corpo di serpente o drago ha nove teste (3×3), numero che ha più riferimenti: nove sono le prove da affrontare per ritrovare la Liberazione dalla tirannia dell’ego, nove sono i difetti da distruggere per far “morire” l’io usurpatore. Nove è la porta di accesso alla dimensione dell’Anima-Sè, è il raggiungimento di un nuovo livello di esistenza, il completamento di un ciclo.

E… ancora nove sono le fasi alchemiche: “1. calcinazione, riduzione dei corpi in calce, che può essere secca o umida – 2. putrefazione, dissoluzione dei corpi fino al loro completo disfacimento – 3. soluzione o separazione, riduzione della materia nel suo primo elemento vitale, detto seme, che si attua unendo il fisso nascosto nella cenere con il volatile celato nell’acqua per mezzo di un fuoco esterno molto lento – 4. distillazione, si purifica la materia prima – l’umido radicale – affinché divenendo volatile possa salire e darci un acqua distillata – 5. sublimazione, porta l’umido radicale a divenire un sale bianchissimo avente la caratteristica di fondere con molta facilità – 6. unione, è l’unione permanente tra il fisso ed il volatile – 7. fissazione, dopo aver ottenuto gradi progressivi di purificazione con varie sublimazioni, si fissa definitivamente il misto – 8. moltiplicazione, consente di operare su tutti in regni della Natura e di discernere tra la pietra semplice e la pietra moltiplicatrice – 9. trasmutazione, operare la vera trasmutazione in oro o in argento.”


Saranno poi le frecce infuocate, simboli di aspirazione al miglioramento (lo scoccare della freccia verso l’alto), e di Volontà spirituale (il fuoco) a far emergere l’esistenza di un “mostro” che vive e si nutre in un luogo interiore, nell’ombra, facendo ristagnare quell’energia che altrimenti scorrerebbe come in un fiume vivo.

Le “frecce infuocate”, possono nascere dai momenti di crisi in cui un’irrequietezza che ha origini più profonde della superficie cristallizzata della personalità, smuove quelle energie latenti e cerca di far emergere i “nodi” presenti.

Il dolore generato da una nuova aspirazione e ben rappresentato dal simbolo del fuoco, diventa strumento per sondare angoli sconosciuti, portare alla luce, purificare. Solo quando l’Idra con tutte le sue teste viene allo scoperto, ovvero solo quando tutti gli aspetti subpersonali, i molteplici io e i coaguli energetici vengono riconosciuti, si può iniziare l’opera di distruzione, per liberare  le energie imprigionate e avviarsi verso la “trasformazione-trasfigurazione”.

Le prime armi a disposizione per questo riconoscimento, per l’esplorazione di sé, non possono che essere l’intelletto e la volontà. Le teste dell’Idra se staccate con la violenza, si moltiplicano, ma al contrario seccano, muoiono, perdono il loro alimento se portate all’aria e alla luce del sole.

Non si possono combattere i “nemici” dandogli la stessa energia di cui si nutrono, ma occorre con la chiarezza e il discernimento, trovare, con la luce di una visione più alta, il polo opposto che li neutralizzi.

Gli istinti e le passioni primarie dell’essere umano vanno compresi nella loro funzione, equilibrati e quindi le loro energie sublimate, innalzate a scopi migliorativi, di accrescimento ed evoluzione.

Finché Ercole, l’uomo-eroe che affronta con coraggio le prove, combatte con la forza irruenta l’Idra, il nemico, prende sempre più vigore, ma quando s’inginocchia e lo afferra a mani nude, senza armi esterne (egli butta via la clava), dunque senza ulteriori artifici e costruzioni,  riesce a neutralizzarlo a togliergli l’alimento, il solo modo per giungere alla vittoria.

L’azione di Ercole mostra anche che dimenandosi nel fango si cade, si affonda sempre più perdendo di vista il gesto essenziale da fare. La mente analitica che si agita, senza l’apertura di un nuovo spiraglio della parte intuitiva, si lascia trascinare dalle emozioni-pulsioni, da nuovi istinti e desideri che la soggiogano, ma fermandosi, deponendo le armi improprie al combattimento, si trova la giusta azione.

Le “mani nude” sembrano sottolineare che è solo con la semplicità, spoglia da nuovi meccanismi egoici (che farebbero nascere altre teste all’Idra), che bisogna affrontare la natura “corrotta” per risolverla. Inoltre Ercole si inginocchia e questo gesto indica l’estrema umiltà che occorre per vedere e riconoscere ciò che alberga nel buio dell’inconscio e degli automatismi; arrendersi per conquistare, comprendere per risolvere. Da questa nuova prospettiva, con il nemico ben afferrato, visto da una nuova luce (l’Idra è sollevata sul capo di Ercole), si ottiene naturalmente la vittoria.

“Rimanendo in ginocchio Ercole tenne l’idra al disopra della sua testa affinché l’aria purificatrice e la luce potessero avere il loro effetto.”

In questa ottava fatica di Ercole non mancano i 4 elementi: acqua, terra, fuoco, aria. Tutti hanno un’inequivocabile valenza di necessità vitale, in una concomitanza di azioni-reazioni, come nell’equilibrio che genera la vita e la fa espandere.

L’acqua (necessaria al fluire della vita) è imputridita dalla presenza dell’Idra (la natura inferiore corrotta intrappola l’energia) che la fa ristagnare nella terra, creando il fango pestilente; un primo fuoco (quello delle frecce, il fervore, aspirazione e volontà) è l’elemento che porta allo scoperto il mostro che si infiamma uscendo dalla tana buia; l’aria è l’elemento che agisce purificando e indebolendo la bestia, a rappresentare anche una sfera più sottile e alta di vita in cui l’inferiore degenerato non può sopravvivere. I raggi del sole (la luce della saggezza), sono l’elemento finale che estirpano e “asciugano” la radice del ristagno; l’azione di un fuoco puro, del Fuoco originale risolve e fa ascendere ad una nuova condizione di vita.

Uccise le nove teste, una sola ne viene fuori, immortale, come un tesoro nascosto, la “testa mistica”; questo particolare ricorda come sia ricorrente il simbolismo dello scrigno, del gioiello nascosto, del tesoro, del Graal, o della Principessa, che si trovano custoditi da un drago da affrontare e uccidere. Anche in questo mito non manca tale riferimento che certamente ci dice che intrappolata nella natura inferiore c’è l’energia creatrice, immortale, la vera Vita che viene così liberata.

Un importante richiamo a questa serie di significati si ha in Alchimia, in cui dalla sublimazione del mercurio grezzo si ottiene il Mercurio dei Filosofi, la pietra Filosofale.

“La testa immortale, staccata dal corpo dell’idra, è seppellita sotto una roccia. Ciò implica il concetto che l’energia concentrata che ha creato il problema rimane ancora, ma purificata, riorientata e incrementata dopo che la vittoria è stata conseguita. Questo potere deve allora essere giustamente controllato e incanalato. Sotto la roccia della volontà persistente, la testa immortale diviene una fonte di potere.”

Ercole, l’eroe che agisce utilizzando la volontà, la luce dell’intelletto e l’umiltà, ha in sé un coraggio (l’agire con il cuore) che è la base per l’inizio dell’esplorazione; la ricerca della natura nascosta richiede una forza che proviene dal centro del proprio essere, da un’apertura del Cuore.

“Ercole invoca una luce ancora più luminosa e potente di quella della mente analitica. Egli, invece di agitarsi continuamente nel pantano del subcosciente, cerca di elevare il suo problema ad una dimensione superiore. Sforzandosi di vedere il suo dilemma nella luce di quella saggezza che noi chiamiamo anima, egli l’affronta in una nuova prospettiva.”

Infine nel simbolismo delle nove teste, è possibile trarre le radici principali dei mali che affliggono la natura umana, ci si può rifare anche ai nove vizi capitali, poi ridotti a 7, ma si possono certamente riconoscere: superbia, vanità, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, paura (codardia). Vizi celati fra le pieghe delle mille sfaccettature della personalità che covano, si alimentano e fermentano incatenando l’uomo finché non osa scendere nelle caverne e fare luce con la sua fiaccola infiammata di buona e saggia Volontà.

Bibliografia e citazioni da: “Le Fatiche di Ercole” di Alice a. Bailey

 

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Little boxes – Malvina Reynolds

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“Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky tacky
Little boxes on the hillside,
Little boxes all the same,
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky tacky
And they all look just the same

And the people in the houses
All went to the university
Where they were put in boxes
And they came out all the same
And there’s doctors and lawyers
And business executives
And they’re all made out of ticky tacky
And they all look just the same

And they all play on the golf course
And drink their martinis dry
And they all have pretty children
And the children go to school,
And the children go to summer camp
And then to the university
Where they are put in boxes
And they come out all the same

And the boys go into business
And marry and raise a family
In boxes made of ticky tacky
And they all look just the same,
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky tacky
And they all look just the same.”

Testo tradotto:

“Piccole scatole sulla collina, piccola scatole fatte di ticky tacky
Piccole scatole sulla collina, piccola scatole tutte uguali
Ce n’è una verde e una rosa e una blu e una gialla
E sono tutte fatte di ticky tacky e sembrano proprio tutte uguali.

E la gente nelle case va tutta all’università
Dove viene messa in (altre) scatole e (poi) ne escono fuori tutti assieme
E ci sono dottori e ci sono avvocati e uomini d’affari
E sono tutti fatti di ticky tacky e sembrano proprio tutti uguali.

E giocano tutti sul campo da golf e sorseggiano il loro Martini dry
E hanno tutti graziosi bambini e i bambini vanno a scuola
E i bambini vanno al campo scuola estivo e poi all’università
Dove vengono messi in (altre) scatole e (poi) ne escono fuori tutti assieme

E i ragazzi entrano nel mondo del lavoro e si sposano e mettono su famiglia
In scatole fatte di ticky tacky e che poi sembrano tutte uguali”

 

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Hic et nunc – Qui ed ora

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“Perché perché perché perché perché perché perché perché.
Perché perché perché.

Mi sa che voi sulla terra sprechiate il vostro tempo a porvi troppi perché.
D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate, e poi, d’estate avete paura che ritorni l’inverno.
Per questo, non vi stancate mai di viaggiare, di rincorrere il posto dove non siete, dove sempre stare.

Non dev’essere un bel lavoro.”

Da: La leggenda del pianista sull’oceano.

 

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