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Nobel Luc Montagnier: ricerche sul teletrasporto del Dna

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DNA RICETRASMITTENTE 

Siccome i sistemi viventi si basano su un sistema di comunicazione, il funzionamento del DNA non può essere visto soltanto come un magazzino di informazione genetica. Possiamo considerare il sistema dinamico DNA/RNA come una Energia Informazione (EI) catalitica (Manzelli, 2009) in grado di trasmettere e ricevere segnali quantici biofisici verso e dalle proteine nelle cellule viventi, così che il DNA può essere pensato come una “antenna” che trasmette informazione nonlocale mediante “segnali quantistici dei geni”.

– MILANO – 30 Set. 2009 – Il premio Nobel Luc Montagnier afferma che la possibilità di comprendere la natura dei segnali elettromagnetici provenienti dal DNA dei batteri potrà cambiare in futuro l’approccio della medicina alle malattie, spostando l’attenzione sugli aspetti fisici e chimico-fisici del funzionamento dell’organismo.
Lo ha spiegato il premio Nobel Luc Montagnier, “scopritore” del virus dell’Aids, nel suo intervento al convegno “Integrazione tra fisica, chimica e biologia alla base della medicina del futuro” a Milano, Italy.
“Il DNA del genoma della maggior parte dei batteri patogeni – ha detto lo scienziato francese – contiene spezzoni che risultano capaci di generare onde elettromagnetiche a frequenza molto bassa, fino a 2 mila Hertz”. Lo studio di questi segnali, secondo Montagnier, “può aprire la strada allo sviluppo di sistemi di rilevamento estremamente sensibili per scoprire, ad esempio, infezioni batteriche croniche in diverse malattie”.
VIBRAZIONI del DNA – Il Premio Nobel ha affermato: “Abbiamo rilevato gli stessi segnali elettromagnetici di spezzoni di DNA batterico nel plasma sanguigno di pazienti colpiti da Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e artrite reumatoide: ciò potrebbe far ritenere che infezioni batteriche siano presenti in tali malattie”.
Uno studio illustrato al convegno milanese da Piergiorgio Spaggiari, direttore degli Istituti Ospitalieri di Cremona, dimostra che l’utilizzo dei campi magnetici a bassa intensità migliora il trattamento nella sclerosi multipla.
Inoltre, segnali elettromagnetici possono essere generati – secondo Montagnier – dall’RNA di virus quali l’Hiv, l’ influenza A, l’epatite C. Al momento, lo scienziato sta verificando gli stessi risultati su un particolare tipo di carcinoma polmonare.

Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna “comunica” all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.

E’ stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso.
Che cosa significa questo ?
“Innanzitutto, spiega il Nobel, che si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo – acqua biologica – della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati”.
Nel regno animale, l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma combinata.
In realtà, l’acqua ha ancora molti “segreti”, potendo per esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento.
Quindi e di fatto il DNA e’ un sistema biologico ricetrasmittente, che si autoinforma ed informa ad ogni istante l’organismo intero di ogni essere Vivente e quindi tutte le sostanze, batteri, parassiti interni, ma non solo, esso intercomunica anche con l’ambiente esterno e con le informazioni dell’UniVerso.

I protoni (idrogenioni) dei legami a idrogeno del DNA si spostano continuamente da una base nucleica di una catena  a quella complementare dell’altra.
Poiché le cariche elettriche in movimento producono onde elettromagnetiche, ecco che ogni specifico DNA
eucariotico, batterico o virale si potrebbe individuare dalla sua forma d’onda, esattamente come sostiene la Medicina Naturale e recentemente molti altri ricercatori.

(Articolo tratto da: http://www.mednat.org)


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Comments (0) Mar 26 2012

L’Egitto e l’anima

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“O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste. Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura.”

(Esortazione agli iniziati nel Libro  dei Morti egiziano – dell’Uscita alla luce del giorno)

Il sapere insegnato in queste scuole d’Iniziazione era stato tramandato dalla rivelazione primitiva della verità direttamente alle prime civilizzazioni, e dovette essere protetto affinché mantenesse la sua purità. Sicché si può comprendere perché questi segreti fossero accuratamente nascosti e gelosamente difesi contro i profani.

La condizione in cui il candidato all’Iniziazione era immerso, non deve esssere confusa con il sonno normale. Era uno stato di trance che liberava il suo essere cosciente; era un sonno magico in cui egli, in modo paradossale, rimaneva sveglio, ma in un altro mondo.

Sarebbe inoltre un grave errore confondere tale sublime esperienza con quanto è in grado di produrre il moderno ipnotizzatore. Questi immerge il suo soggetto in una strana condizione che né l’uno né l’altro comprende perfettamente, mentre invece lo ierofante dei Misteri era in possesso di un sapere tradizionale segreto che lo metteva in grado di esercitare il suo potere perfettamente armato di una completa comprensione. L’ipnotizzatore influisce solo sul subcosciente del suo soggetto, senza prender parte lui stesso al mutamento della condizione; diversamente, lo ierofante invece sorvegliava e controllava ciascuno dei mutamenti, mediante le sue stesse forze percettive. Innanzi tutto l’ipnotizzatore è soltanto capace di chiarire, per mezzo del suo soggetto, questioni relative al nostro mondo materiale e alla nostra vita, oppure di compiere fatti subnormali con il corpo materiale. Lo ierofante andava più a fondo, e poteva guidare la mente del candidato passo a passo attraverso un’esperienza che coinvolgeva i mondi spirituali: impresa, questa, che supera le capacità di qualsiasi ipnotizzatore moderno.

Chi erano questi ierofanti, il cui potere sapeva produrre tale stupefacente trasformazione in un uomo? Questi venerabili custodi di un sapere superiore erano, come è logico, sempre in piccolo numero. Comprendevano ad un tempo tutti i Sommi Sacerdoti dell’Egitto, come pure certi membri superiori del clero. Il loro sapere era custodito con la massima riservatezza e tenuto in modo così esclusivo, che il nome dell’Egitto diventò, nei tempi classici, un sinonimo di mistero.

Nelle gallerie egiziane del Louvre, a Parigi, c’è una tomba di Ptah-Mer, Sommo Sacerdote di Menfi, che porta un’iscrizione che serve da epitaffio, con le seguenti parole: “Egli penetrò nei Misteri d’ogni santuario; nulla rimase a lui celato. Coperse con un velo tutto quanto aveva veduto”. Gli ierofanti erano costretti a tenere questa riserva straordinaria per ragioni loro proprie, ma è evidente la necessità di escludere gli scettici da esperimenti che rappresentavano un pericolo così grande per la vita del candidato. Del resto era più che probabile che la gran parte degli uomini non fosse sufficientemente disposta o preparata per una tale impresa, che facilmente poteva portare alla pazzia o alla morte, e che pertanto era stata il privilegio di pochi.

Molti bussarono invano alle porte dei Templi dei Misteri, mentre altri, che facevano domanda, dovevano passare attraverso una serie graduata di prove che toglieva loro il coraggio o diminuiva il loro desiderio all’Iniziazione. Sicché, attraverso un processo di eliminazione e di esclusiva selezione, i Misteri divennero l’istituzione più chiusa dei tempi antichi, ed i segreti, svelati dietro alle loro porte ben custodite, erano sempre comunicati sotto il vincolo del giuramento solenne di non essere mai divulgati. Ogni uomo che usciva da quelle porte apparteneva poi per sempre ad una lega segreta che si muoveva e lavorava con scopi più elevati ed un sapere più profondo fra le masse profane. “Si dice che coloro che avevano partecipato ai Misteri diventassero più spirituali, più giusti e migliori sotto ogni aspetto” scrisse Diodoro Siculo.

E queste Iniziazioni non erano limitate all’Egitto. Le antiche civilizzazioni ereditarono questi Misteri da un’antichità ancor più remota ed essi facevano parte di una rivelazione primitiva data dagli dèi alla razza umana. Quasi ogni popolo dei tempi anteriori al Cristianesimo possedeva la sua istituzione e la sua tradizione dei Misteri. I Romani, i Celti, i Druidi della Bretagna, i Greci, i Cretesi, i Siriani, gli Indiani, i Persiani, i Maya e gli Indiani d’America, fra gli altri, avevano templi e riti corrispondenti con un sistema di graduate illuminazioni per gli iniziati. Aristotele non esitò a dichiarare ch’egli considerava assicurata la prosperità della Grecia dai Misteri Eleusini. Socrate fece notare che “coloro che sono a conoscenza dei Misteri assicuravano a se stessi ben piacevoli speranze di fronte all’ora della morte”. Fra gli antichi che hanno confessato o fatto intendere di essere stati iniziati nei Misteri, possiamo includere i nomi di Aristide, l’oratore; di Sofocle, il drammaturgo; di Eschilo, il poeta; di Solone, il legislatore; di Cicerone; di Eraclito di Efeso; di Pindaro e di Pitagora.

L’inevitabile degenerazione dell’umanità portò alla scomparsa o al ritiro dei veri ierofanti e alla loro sostituzione con uomini non illuminati, causando in tal modo la degradazione dei Misteri. Uomini perfidi in cerca dei poteri della magia nera conquistarono infine queste istituzioni in Egitto ed altrove; e quindi quanto originariamente era sacro, esclusivo e dedicato a mantenere in vita una fiamma di conoscenza spirituale e di pure istituzioni, si tramutò in strumenti offensivi e degradati di forze corrotte. Questi sono tutti fatti storici e condussero alla scomparsa dei più splendidi gioielli dell’antichità.

Ma anche se i loro segreti sono periti con essi, la saggezza che nei loro giorni migliori avevano trasmesso agli uomini, ha pur trovato la sua testimonianza con l’illustre lista di nomi di uomini che cercarono ed ebbero la sublime esperienza di tale Iniziazione o che vi furono proposti ed accettati.

Più di un testo su papiro e più di un’iscrizione murale comprova con quanto fervore i primi Egizi rivivevano il rito di Osiride, e ci mostra con quale venerazione le masse consideravano coloro che avevano il permesso di penetrare nei santuari reconditi e nelle cripte consacrate, ove si svolgevano le più sacre e più intime fasi di quel rito. Infatti esisteva un grado sublime e finale dell’Iniziazione, in cui le anime degli uomini non solo erano temporaneamente liberate dai corpi, in una condizione di morte simulata per comprovare la verità della sopravvivenza dopo la grande metamorfosi, ma vi venivano effettivamente sollevate alle più alte sfere dell’esistenza, nel regno del Creatore stesso. In questa meravigliosa esperienza, lo spirito limitato dell’uomo era portato a contatto con l’infinito spirito della sua superiore divinità: era capace, per un breve tempo, di entrare in silente, magica comunione con il Padre dell’Universo e tale fugace contatto di un’estasi incomparabile era sufficiente a cambiare il suo intero atteggiamento verso la vita.

Una tale esperienza avveniva in uno stato di trance che, benché esternamente simile alla trance ipnotica dei primi gradi d’Iniziazione, internamente era del tutto diversa. Nessuna forza ipnotica potrebbe mai determinarla; nessuna cerimonia magica potrebbe mai evocarla. Soltanto i supremi ierofanti, che erano essi stessi uniti alle loro divinità, potevano, con la loro stupefacente forza divina, fondendo la loro volontà con la sua, svegliare il candidato alla coscienza della sua natura superiore.

La dottrina dell’immortalità dell’anima era ora più d’una semplice dottrina: era un fatto provato che gli era stato dimostrato appieno. Nel risvegliarsi alla luce del giorno, l’iniziato poteva veramente dire di se stesso di essere ritornato al mondo completamente trasformato e spiritualmente rinato. Egli era passato attraverso il cielo e l’inferno, e conosceva una parte dei loro segreti. Facendo voto di mantenere inviolati quei segreti, egli aveva pure acquisito il diritto e il dovere di basare da allora la sua vita e il suo comportamento sulla reale esistenza di quei mondi. Egli si muoveva fra gli uomini con l’assoluta certezza dell’immortalità, e benché tenesse per sé le fonti di quella certezza, non poteva fare a meno di trasmettere, anche se inconsciamente, un po’ di fede in tale certezza ai suoi simili; e rinnovava le loro speranze, e li rafforzava nella loro fede per mezzo di quella misteriosa subcosciente telepatia che sempre passa fra gli uomini. Non credeva più alla morte; credeva soltanto nella Vita, in una Vita eterna, esistente in sé e per sé, perennemente conscia. Egli credeva ciò che il suo ierofante gli aveva svelato nei recessi custoditi del tempio; e cioè, che l’anima esisteva e che era per lui un raggio del sole centrale, un raggio di Dio. La storia di Osiride aveva acquistato un significato personale. Nel trovarsi rinato egli aveva trovato altresì Osiride, esistente in lui e che altri non era che il suo stesso immortale Io.

Questo era il vero insegnamento del più antico sacro testo dell’Egitto, “Il Libro dei Morti“, che tuttavia, nella sua attuale forma nota è un miscuglio di papiri riferentisi sia ai morti che ai morti apparenti, – agli iniziati – causando pertanto un po’ di confusione. Ch’esso appartenesse, nella sua forma primordiale, originale e schietta, ai Misteri è dimostrato in parte dal seguente passo: “Questo è un libro che tratta dei più alti misteri. Che l’occhio di nessun uomo (profano) lo veda: ciò sarebbe abominevole. Cela la sua esistenza. Il Libro del Maestro del Tempio Recondito, è il suo nome”.

Perciò, nel “Libro dei Morti”, la persona deceduta (in realtà l’iniziato) faceva precedere al suo nome quello di Osiride. Nelle più vecchie versioni di quell’antico testo il deceduto dice di se stesso: “Io sono Osiride. Io sono risorto come te, io vivo come gli dei!” rivendicando così la presente interpretazione, secondo la quale l’Osiride morto è in realtà l’iniziato apparentemente morto, ma sprofondato invece nella trance.

Potremo intuire il primo significato delle religioni antiche solo quando avremo compreso che i loro eroi simbolizzano l’anima umana e che le correlate avventure rappresentano le esperienze di quest’anima, nella sua ricerca del regno celeste.

Osiride diviene in tal modo una figura dell’elemento divino nell’uomo ed una storia simbolica di quest’elemento: la sua discesa nei mondi materiali e la sua riascesa alla coscienza spirituale.

Il suo favoloso smembramento in quattordici o quarantadue pezzi simbolizzava l’attuale smembramento spirituale dell’essere umano in una creatura la cui armonia d’un tempo è stata spezzata. La sua ragione è stata strappata via dai suoi sentimenti, la sua carne dallo spirito, mentre confusione e propositi contrastanti lo gettano qua e là. Così pure la storia di Iside che raccoglie i frammenti del corpo di Osiride e li restituisce alla vita, simbolizzava – allora nei Misteri e più tardi attraverso l’evoluzione – il riassestamento della natura contraddittoria dell’uomo a perfetta armonia, a quell’armonia in cui lo spirito e il corpo agiscono di comune accordo, e la ragione diventa parallela alla direzione del sentimento. Era il ritorno alla primaria unità.

La più elevata dottrina degli Egizi, che formava la base teoretica dei sommi gradi dell’Iniziazione, era che l’anima dell’uomo deve infine ritornare all’Essere divino da cui fu all’inizio irradiata, ed essi definivano questo ritorno “il diventare Osiride”. Essi consideravano l’uomo già qui sulla terra un Osiride potenziale. Nel loro manuale segreto d’Iniziazione, il Libro dei Morti, l’anima liberata viene istruita a difendersi nei suoi lunghi e pericolosi viaggi attraverso le regioni infernali, non solo con l’impiego di amuleti, ma bensì proclamando audacemente: “Io sono Osiride”.

“O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste. Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura”, dice la stessa Sacra Scrittura.

L’Iniziazione significava pertanto l’entrata in una nuova concezione di vita; in una visione spirituale che la razza umana perdette nel lontano passato quando cadde dal “paradiso” nella materia. I Misteri erano un mezzo di riascesa interiore che portava di grado in grado ad uno stato di perfetta illuminazione. Essi svelavano dapprima quei mondi misteriosi che si trovano oltre la soglia della materia fisica e poi svelavano il più grande mistero di tutti: la divinità propria all’uomo.

(Fonte: http://www.miezewau.it)

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Comments (0) Mar 26 2012

Il cervello: le funzioni dell’emisfero sinistro e destro

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Emisfero sinistro: modalità logico formali per semplificare la complessità dell’informazione

La funzionalità logico-razionale dell’ Emisfero Sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa della Area di Wernike che tende a facilitare un integrazione con la MLT (memoria a lungo termine).

Area di Wernike

Area di Wernike

E’ l’area del cervello cruciale per la comprensione del linguaggio. I soggetti che hanno danni neurofisiologici in quell’area non comprendono il significato delle parole e non riescono ad esprimersi. Fu così chiamata perché fu scoperta da Carl Wernike nel 1874.

L’operazione logico-significativa si basa sostanzialmente sulla combinazione di quattro operatorilogico-formali che corrispondono nel linguaggio parlato a: < SI, NO, E, O > che servono per analizzare e combinare in termini di unità più semplici la dinamica complessa del flusso della informazione. Il SI fa procedere il flusso del pensiero e la E permette di connettere una sezione o immagine acquisita con una successiva, mentre il NO interrompe il flusso del pensiero e lo devia verso un’alternativa selezionata da O.

 

Questa Modalità del Pensiero Logico attribuibile alla predominanza delle attività dell’Emisfero Sinistro del Cervello, indirizza l’attenzione ed il confronto attuabile in termini di riconoscimento e di identità, con la passata esperienza acquisita della MLT (memoria a lungo termine). Il pensiero logico, mediante i suoi operatori analitici, ha la capacità di scoprire il miglior modo di combinare sezioni del flusso di informazione separandolo, selezionandolo e combinandone le sezioni prescelte ed infine generandone una estensione capace di determinare un pronostico sul da farsi; in questo modo diviene possibile risolvere i problemi complessi mediante una elaborazione significativa del flusso di informazione (PROBLEM – SOLVING). Certamente tale metodologia contiene il rischio di consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente le aree cerebrali che permettono di combinare nel miglior modo il risultato di una riflessione logica, ma di fatto ciò non permette al cervello nella sua interezza funzionale di riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva mediante percorsi paralleli più propri delle modalità di pensiero dell’Emisfero Destro.

Emisfero Destro e Pensiero Laterale per modificare gli schemi logico-interpretativi

In questo emisfero ha luogo la modalità di pensiero corrispondente nel linguaggio parlato al SE. Il SE corrisponde ad un atteggiamento di Dubbio tendente a favorire l’intuito ed anche la fantasia, cioè le attività cerebrali che indubbiamente divengono necessarie proprio per la valutazione complessiva di schemi logici applicati troppo rigidamente, i quali tendono ad impedire la capacità di delineare nuove significazioni sulla base di rinnovate aspettative, non facilmente prevedibili mediante la ripetitiva applicazione delle sequenze combinatorie degli operatori logico formali.

L’utilizzazione del SE permette di renderci coscienti dei limiti del pensiero logico-formale e quindi facilita la capacità di sviluppare le attività parallele del PENSIERO LATERALE (Lateral Thinking) al fine di EVITARE GLI ERRORI ancor PRIMA di RISOLVERLI (PROBLEM – SAVING).

Il medico psicologo, Edward De Bono identifica quattro fattori importanti che suggeriscono un atteggiamento volto a utilizzare in modo sinergico e complementare il pensiero laterale: 1) al fine di riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti 2) le quali polarizzano la percezione di un problema, 3) ed impediscono di cercare modalità differenti di guardare le cose 4) e quindi di flessibilizzare il controllo rigido del pensiero logico-lineare per incoraggiare lo sviluppo della creatività.

La creatività é pertanto a portata di mano di ciascuno di noi, infatti l’essere creativi non dipende esclusivamente dalla genetica, proprio perché i geni non sono capaci di gestire i cambiamenti fisici e mentali che si manifestano nell’arco di una vita.

La creatività è quindi il modo di saper utilizzare la plasticità del cervello per rispondere alla complessità degli eventi, mettendo in funzione le molteplici ed articolate funzioni intellettive di cui ciascuno di noi é geneticamente dotato.

Come un blocco di marmo prende la forma pensata dalla creatività dello scultore, così il cervello di ciascuno di noi può essere potenziato da noi stessi, migliorando coscientemente le funzioni intellettive, ed acquisendo in tal modo un benessere derivante dalla fiducia nelle proprie naturali capacità creative. Ricordiamo che divenire creativi non significa solo inventare qualcosa di nuovo o essere originali per forza, ma essenzialmente significa invece trovare soddisfazione nell’utilizzare al meglio entrambe le potenzialità di sviluppo del proprio cervello.

(Tratto da www.benessere.com)

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Aporia diakos – Il limite della logica

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Il termine aporìa, dal greco ἀπορία  [aporein] essere in imbarazzo – composto da [a] privativa e [poros] passaggio  – (passaggio impraticabile, strada senza uscita), nella filosofia greca antica indicava l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide.

Ancora il termine aporia può essere definito come “dubbio insolubile, ostacolo insuperabile che blocca un ragionamento”.

Parola di grande spessore, individua quel momento di una discussione o di un’argomentazione in cui ci si arena senza poter dare ulteriori risposte precise, impastoiati in un paradosso logico.

L’universo è infinito o finito? Nel cercare di rispondere a questa domanda ci si trova di fronte ad un’aporia – come accade puntualmente davanti ai paradossi filosofici (celebri i koan orientali, i paradossi zen).

Con aporia si è intesa anche una fase della maieutica di Socrate volta alla liberazione dal falso sapere, dalla convinzione cioè di avere delle verità certe. L’interlocutore di Socrate infatti di fronte alle insistenze del maestro che continuamente gli chiedeva cosa fosse, ti estì, quello di cui si stava discutendo, che lo spingeva cioè a tentare delle definizioni sempre più precise dell’argomento della discussione, alla fine entrava nell’ aporia, nella strada senza uscita, dichiarando la sua incompetenza nel dare una risposta definitiva e precisa e riconoscendo quindi che la sua certezza iniziale era insussistente

Rendersi conto di questi limiti e rispettare le aporie è segno di grande saggezza – come lo è evitare di sbattere la testa contro il monte se il passaggio non c’è.
Altro significato (minore) di aporia è la verecondia dell’oratore, l’imbarazzo, l’incertezza – ma in particolare, quella falsa. Il conferienziere patetico ostenterà una vibrante aporia nei passaggi del discorso più carichi di sentimento.

Diakos termine greco con significato di “ruota, cerchio“, termine che si trova anche in Zodiaco (dal greco Zoo=animali, vita e diakos)

Dunque “Aporia diakos” due termini che accostati insieme rafforzano il significato di un ragionamento senza via di uscita, che ruota in cerchio su se stesso. E’ il cane che si morde la coda, è il cercare soluzioni logiche su questioni “astratte”.  Utilizzare un mezzo inadatto e limitato per “vedere oltre” non può che far giungere ad un’argomentazione che gira su se stessa a vuoto.

Per uscire dalla ruota infinita di un’analisi frammentaria, la logica dovrà lasciare il posto all’intuizione, sarà un movimento verticale, verso l’alto, che potrà “spezzare” il limitato procedere nell’orizzontale, qui inteso come spazio conosciuto in cui ci si muove dentro le maglie intrecciate di cognizioni parziali che non vedono la completezza e la sintesi.

Edward De Bono così esprime il limite del pensiero logico-razionale:

Il pensiero razionale porta a risultati corretti ma limitati. La colpa è della rigidità dei modelli logici che non cercano nuove interpretazioni della realtà, ma elaborano solo invenzioni già fatte. Quando si cerca invece una soluzione veramente innovativa si deve stravolgere il ragionamento ricorrendo al pensiero laterale: si parte da un punto lontano, si ribaltano i dati, si negano le sicurezze e ci si affida ad associazioni casuali di idee. Mentre il pensiero verticale è guidato dalla logica, quello laterale si serve anche della logica, a volte procedendo a ritroso da una conclusione intuita precedentemente”.

“Il pensiero laterale” di De Bono è da intendersi come alternativa contrapposta al ragionamento sequenziale e lineare che lui chiama “pensiero verticale” per indicare la linea retta, immagine di sequenzialità imposta.

Giungere alla sintesi armonica significa equilibrare le funzioni dei due emisferi cerebrali: emisfero sinistro con funzionalità logico-razionali, sede della comprensione del linguaggio; emisfero destro con funzionalità creative-intuitive.

Si tratta di cedere parte del predominio della mente logica (emisfero sinistro) con cui ci si focalizza abitualmente nell’affrontare la vita, con cui si guarda ogni cosa, per dare il giusto e necessario spazio alla cognizione intuitiva (emisfero destro), allo sviluppo della visione del Sè.  E’ trovare la centratura fra i due estremi, utilizzando il grande potenziale dell’inconscio plastico con volontà creativa.

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Comments (0) Mar 17 2012